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Servizio e laicità PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiziana Melloni   
giovedì 15 novembre 2007
A Trieste sono undici i diaconi permanenti, uno dei quali è in servizio presso la diocesi di Frascati. Altri cinque si stanno preparando: il prossimo 8 dicembre verrà loro conferito il ministero di accoliti. Abbiamo rivolto alcune domande a Domenico Petronio, in servizio pastorale presso la parrocchia di San Sergio Martire, coniugato, ordinato nel 1987; a Mario De Stefano, in servizio presso la parrocchia di Santa Caterina da Siena, celibe, ordinato nel 2005; a Piero Pesce, della parrocchia dei Ss. Giovanni e Paolo a Muggia, coniugato, lettore dallo scorso anno e prossimo accolito. Parola, liturgia e carità sono i tre uffici del diacono. Per la sua particolare vocazione il diacono dovrebbe essere particolarmente sensibile a svolgere tali uffici rivolto all’esterno (lavoro, scuola, società civile,...) oltre che all’interno (parrocchia, associazione,...). Quale è la sua esperienza al riguardo?
De Stefano: Sicuramente svolgere gli uffici specifici del diaconato in parrocchia è molto più ”normale” e naturale. In comunità tutti sanno chi sei e cosa sei chiamato a fare. Non ho trovato grandi difficoltà nel portare avanti con serenità il mio ministero, anche se magari capita, a volte, che qualcuno non mi “riconosca” nel diacono Mario, bensì nel Mario “laico”. In alcuni casi trovo sia anche giusto così. Abito in canonica insieme al parroco don Pier Emilio, con lui facciamo vita comunitaria. Sul lavoro non sempre è facile “vivere” da diacono e nella società civile a volte è anche peggio... quando circa dieci anni fa ho intrapreso il cammino, che poi mi ha portato a ricevere l’ordinazione diaconale, molti non capivano la mia scelta, altri invece mi facevano i complimenti per il coraggio. Lavoro a scuola, sono un collaboratore scolastico e cerco di manifestare la mia particolare condizione di diacono con molta semplicità spesso con una parola di conforto a bambini e adulti.
Petronio: Fin dall’inizio del mio ministero sono stato indirizzato al servizio verso le persone sofferenti. Ho creato un gruppo di volontari che mi hanno aiutato negli anni a portare aiuto materiale e conforto ai poveri, specie anziani confinati a casa, magari con parenti lontani. In questo servizio c’è stata una collaborazione continua e costruttiva con la Caritas e con i servizi sociali del Comune. Il mio compito è quello di ascoltare, portare la comunione, segnalare i disagi: quando ero più giovane portavo anche personalmente la spesa a casa di chi non poteva muoversi, sono arrivato a 400-500 spese l’anno!
Pesce: Il servizio diaconale è un servizio verso la Chiesa universale. Quasi tutti noi aspiranti siamo ancora in attività lavorativa e quindi non possiamo prescindere da questa dimensione. Noi non saremo diaconi solo il sabato e la domenica, ma lo saremo ogni giorno anche sul nostro posto di lavoro cercando di portare lo stile della carità, della comprensione, della tolleranza, dell’impegno. Personalmente sono ancora impegnato anche come dirigente sindacale ed in ogni mia scelta o decisione che riguarda le problematiche del lavoro cerco, con semplicità, di portare questi valori. La spiritualità, la preghiera, gli approfondimenti fatti in questi anni di formazione ci aiutano anche ad imparare a coniugare questo impegno con la vita di ogni giorno.

Come si concilia l’impegno ministeriale del diacono con gli impegni tipici del laico (lavoro, famiglia,...)?
De Stefano: Essendo io un diacono permanente celibe, i miei impegni famigliari sono “ridotti” alla mia famiglia di origine che, visti i miei impegni in parrocchia e di lavoro, ormai mi vede molto poco. Sicuramente lavorando (perché il diacono si mantiene da sé) il tempo che mi rimane a disposizione per la preghiera, altra tipicità del ministero diaconale, è decisamente scarso, anche se con il tempo ho saputo ritagliarmi i miei momenti di “intimità” con il Signore.
Petronio: Mia moglie ha avuto le sue difficoltà. Mi ha fatto notare più d’una volta che ero sempre fuori casa. Tutto però si supera con la condivisione.
Pesce: La scelta del diaconato permanente, per chi è coniugato, non è individuale, è una scelta che va meditata e condivisa con tutta la famiglia. Anche con i figli più piccoli. E questa scelta, che stravolge la vita di una famiglia, soprattutto se con figli ancora abbastanza giovani, è stata confortata dalla preghiera di tutti.

In altre parti d’Italia i diaconi svolgono già funzioni di amministrazione e responsabilità ecclesiale, specie dove è presente un minor numero di sacerdoti e religiosi. Avverte che anche da noi potrà profilarsi una situazione di questo genere? Come si possono formare i diaconi in tal senso?
De Stefano: Credo che qui andiamo a toccare un tasto dolente, quello delle vocazioni alla vita sacerdotale. È vero che in diocesi nemmeno tanto lontane dalla nostra (Udine) ci sono già alcuni diaconi che hanno assunto funzioni di amministrazione pastorale di qualche comunità; è altrettanto vero però che questa non è una funzione tipica del diacono ma ora è più che altro una necessità. È probabile che anche nella nostra diocesi tra qualche anno (forse nemmeno tanto lontano), qualche diacono dovrà farsi carico della responsabilità di una parrocchia ed in quel momento servirà sicuramente l’aiuto ed il sostegno dei formatori pastorali della nostra diocesi che daranno il loro contributo affinché queste nuove funzioni o mansioni vengano svolte nel modo giusto e corretto.
Petronio: Per assumere responsabilità più ampie e diverse ci vuole una certa esperienza. So che in diocesi vicine questo già accade; d’altra parte ci sono sempre le necessità quotidiane delle nostre comunità: la povertà è in continuo aumento, servono persone che se ne occupino.
Pesce: Il vescovo, nell’incontro di apertura delle attività nell’ottobre scorso, ci ha fatto presente che il diacono potrebbe, in un futuro non lontano, non prestare più servizio nella parrocchia di residenza. Il diacono è a servizio del vescovo, andremo dove saremo chiamati. In quest’ottica è logico che dovrà essere predisposto un percorso formativo specifico, in questo momento non previsto, tenendo anche conto delle disponibilità, delle capacità e dell’esperienza.

 
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