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Home Chiesa Chiesa universale Santa Messa al Burlo |
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Scritto da Francesca de Guarrini
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giovedì 11 febbraio 2010 |
In occasione della 32° Giornata nazionale per la Vita, che si è
celebrata domenica 7 febbraio, l’arcivescovo monsignor Giampaolo
Crepaldi si è recato in visita all’ospedale infantile Burlo Garofolo,
dove ha celebrato la Santa Messa e visitato i piccoli degenti e le
mamme in attesa.
Giunto «carico di emozioni molto forti» suscitate dalla consapevolezza
di non trovarsi in un “ospedale normale” («quando un bambino è in un
letto di ospedale — ha sottolineato il vescovo — la cosa sconcerta e
sgomenta»), mons. Crepaldi ha trovato ad attenderlo responsabili e
operatori sanitari del Burlo, membri e vertici di associazioni di
volontariato che operano sia nella struttura di ricovero cha a livello
cittadino, genitori e giovani pazienti giunti chi in carrozzella, chi
in braccio alla propria mamma, chi a fatica con le proprie forze nella
piccola chiesa dedicata a Sant’Elena Regina per questo particolare
abbraccio del vescovo.
Nell’omelia (definita «più una confessione che una predica» a motivo dei ricordi personali che più volte si sono intrecciati), il vescovo ha trattato il tema della vita a partire dal capitolo 17 del libro del Levitico e dall’insegnamento che esso lascia sul significato profondo della vita stessa. Nei versetti veterotestamentari si parla del sangue dei sacrifici che gli Ebrei versavano sull’altare, con il quale benedicevano il popolo ed ungevano gli stipiti e che nessun Israelita poteva mangiare, perché «rappresenta la vita che trova in Dio la sua appartenenza».
Oggi per noi è l’Eucarestia il grande evento celebrativo della vita, il sangue è quello di Cristo, fonte di vita e nostra stessa vita. Riprendendo poi il tema della Giornata (“la forza della vita, una sfida nella povertà"), l’arcivescovo ha esortato i presenti a difendere e promuovere la vita in modo particolare «nei contesti dove il valore della vita è negato», contesti di estrema povertà materiale e spirituale, di miseria assoluta, facendo ogni sforzo perché «bambini e giovani non vedano il loro futuro segnato da partenze così svantaggiate».
Un invito conclusivo è stato, infine, rivolto da mons. Crepaldi a quanti concretamente operano nella realtà ospedaliera, affinché ciascuno faccia tutto quanto è nelle proprie possibilità per affermare le ragioni della vita alle ragioni della morte, perché — ha concluso — «io credo che la cultura vera di un ospedale è quella di servire la vita».
Al termine della celebrazione mons. Crepaldi ha raggiunto il terzo piano dell’ospedale che da oltre 150 anni presta le sue cure ai più piccoli, dove ha incontrato pazienti e familiari in un reciproco e cordiale scambio di sorrisi e strette di mano.
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