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Padre Sorge su laici e politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Dessardo   
giovedì 21 gennaio 2010
C'è ancora bisogno di laici impegnati in politica, ha sostenuto padre Bartolomeo Sorge mercoledì 13 in Seminario, introdotto da mons. Tarcisio Bosso, all'interno del corso di formazione socio-politica promosso dall'Istituto di Scienze religiose. Ce n'è bisogno nonostante abbiano perso incisività e rilevanza nei partiti nei quali si trovano a militare. Padre Sorge ha seguito tre punti nella sua relazione: perché c'è ancora bisogno dei cattolici, come ritrovare l'impegno e quali sono i possibili spazi di manovra.

Subiamo una situazione di insostenibile apatia e disaffezione: il 39% dei cattolici, nel 2009, si è astenuto alle elezioni, e questo perché s'è diffusa una cultura individualista ed egoistica, che padre Sorge non esita a definire «aberrante», sicuramente non cristiana, alimentata da una «campagna surrettizia che fa passare una mentalità xenofoba» attraverso uno stillicidio di proposte che, per quanto talora impossibili, per fortuna, da tradurre in legge, o inapplicabili, fanno opinione, venendo discusse, magari per essere contestate, per un paio di giorni sui mezzi di comunicazione. Alcuni esempi: la proposta di aule separate per gli scolari stranieri (o peggio: i tram riservati); quella di equiparare i reati commessi dai clandestini a quelli di stampo mafioso e con fini terroristici; dimezzare la cassa integrazione per gli immigrati... Fin qui le boutade, dannose anche se irrealizzabili; poi la realtà: l'«incivile» reato di clandestinità, il cinico "White Christmas" del Comune di Coccaglio, già condannato anche dal nostro giornale, l'Ambrogino d'oro conferito ai vigili milanesi per la loro caccia al clandestino condotta sugli autobus con particolare solerzia. E di fronte a tutto ciò volete che non ci sia bisogno di cristiani coraggiosi e capaci?

Il populismo si diffonde quando la politica perde l'anima, incentivando il qualunquismo e il pragmatismo, con la tentazione che basti il consenso elettorale di una maggioranza (che comunque non corrisponde al popolo nella sua interezza), non a governare, ma a comandare, svuotando le istituzioni del loro ruolo e svilendo la democrazia. Ma guai a fidarsi del consenso delle folle!, ammonisce padre Sorge: Gesù acclamato al suo ingresso a Gerusalemme fu messo in croce nel volgere di pochi giorni.

Come fare? Ecco il secondo punto. Il magistero propone due criteri su cui orientarsi: un prudenziale giudizio storico e la dottrina sociale della Chiesa. Se si impose nel dopoguerra l'unità politica dei cattolici nella Dc, non fu certo per motivi dottrinali, ma meramente storici, "tattici": e se essa si è sciolta, è per gli stessi motivi, perché, crollato il comunismo e consolidata la democrazia in Italia, non aveva più motivo di esserci. Come ha riconosciuto anche il Concilio, ogni scelta del credente in ambito politico è pienamente legittima, purché ci sia coerenza alla propria coscienza cristiana. Poi Sorge s'è sbilanciato, affermando che la forma più alta e coerente alla dottrina sociale è stata il popolarismo di Sturzo, profondamente cristiano, ma laico, aperto a tutti gli uomini «liberi e forti».

Ed è appunto al popolarismo che s'ispira la proposta di padre Sorge agli sperduti cristiani di oggi: dal 2008, da quando Veltroni ha decretato la fine dell'Unione di centrosinistra, c'è lo spazio per una nuova manovra politica. Tra destra e sinistra, non necessariamente di centro: ci hanno provato, o stanno provandoci, il Pd (che Sorge definisce «nato morto»), l'Udc, l'Api; ma particolarmente interessante il gesuita valuta l'esperienza di Lorenzo Dellai che, partendo dal territorio e valorizzando forze fino ad allora marginali, sta governando il Trentino «magnificamente».

Padre Sorge ha concluso con un'immagine ad effetto: mille candele spente non ne accendono alcuna, ma ne basta una accesa per accenderne altre mille. E i cristiani sono fuoco.
L'arcivescovo mons. Crepaldi, ringraziando il relatore, ha puntato il dito contro il deficit sul fronte spirituale, causa profonda del decadimento: manca così un progetto, un'architettura complessiva che non s'accontenti di vivere alla giornata. «Fregarsene è peccato grave».
 
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