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A Trieste, la sensibilità nei confronti del fenomeno migratorio è un
dato storico: lo ricordava alcuni mesi fa l’ex prefetto di Trieste
Giovanni Balsamo, nel corso della presentazione del Dossier Caritas
Migrantes 2009: la città, sosteneva Balsamo, ha visto il suo periodo di
massima prosperità quando è riuscita ad integrare nel proprio
territorio le culture più varie. «Trieste espresse una forma
d’integrazione che ha generato benessere e cultura della convivenza»
affermava in quell’occasione.
Il direttore della Caritas diocesana, Mario Ravalico, sottolinea che il fenomeno dei migranti va sempre letto in prospettiva: «Molti rifugiati, clandestini, che giungevano a Trieste negli anni ’90 provenienti dall’Albania, dal Kossovo, dal Kurdistan e da altri teatri di guerra, oggi sono cittadini regolari a tutti gli effetti ed in molti casi hanno avviato piccole imprese artigianali che creano lavoro e reddito». Il lavoro della Caritas e delle altre associazioni si evolve ogni giorno per rispondere alle diverse esigenze di chi arriva da altri Paesi.
Nel corso del 2009 la Regione ha delegato molte competenze in materia di integrazione alle amministrazioni provinciali; nel recepire la direttiva regionale, a dicembre la Provincia di Trieste ha riunito un gruppo di associazioni tradizionalmente impegnate nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, che hanno stilato una bozza di programma allo scopo di costituire una rete tra servizi informativi e sportelli che, a vario titolo, offrano informazioni, consulenza e accompagnamento e tutela ai cittadini stranieri presenti sul territorio, per fornire loro un servizio più efficace e di una miglior presa in carico.
Tra le 8 associazioni figurano le Acli e la Caritas diocesana. Nella bozza di programma si legge tra l’altro che «saranno previste delle azioni di incontro, scambio e programmazione per metter in relazione tra di essi gli enti e le associazioni, per individuare strategie concordate e arrivare a organizzare e offrire i servizi informativi e degli sportelli, aumentando la loro razionalizzazione, l’integrazione in provincia. La costituzione della strategia comune avverrà attraverso una partecipazione paritaria dei diversi soggetti, nel rispetto delle reciproche differenze culturali e statutarie e dei rispettivi campi d’azione». Sono previsti inoltre incontri con la Questura di Trieste, secondo modalità già condivise. «Le Acli — riferisce la presidente provinciale Erica Mastrociani — hanno aderito subito alla logica della rete, proprio per costruire delle risposte sempre più mirate, pur in un contesto cittadino che si caratterizza per un elevato livello dei servizi sociali». Prosegue la presidente: «Trieste ha elaborato nel tempo, per le sue tipicità storiche, una tradizione di accoglienza molto particolare; non c’è un’integrazione perfetta, ma c’è spazio per tutti. Le comunità anche più remote hanno trovato una loro collocazione ed anche la possibilità di svilupparsi economicamente e culturalmente». La città ha dunque una sua disponibilità mentale alla convivenza pacifica ed al dialogo, maturata nel corso dei secoli, che non è scalfita dall’attuale clima generale di crescente disagio nei confronti delle persone straniere.
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