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Home Chiesa Ecumenismo e dialogo Messaggio per la settimana di preghiera per l'unità |
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Messaggio per la settimana di preghiera per l'unità |
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Scritto da Agenzia Sir
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giovedì 14 gennaio 2010 |
Come ogni anno, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani (18-25 gennaio), i tre rappresentanti delle Chiese
cristiane in Italia rivolgono alle diocesi e alle comunità un messaggio
comune. Il testo porta la firma per la Chiesa cattolica di mons.
Vincenzo Paglia, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il
dialogo; per la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, del
presidente Domenico Maselli, e per la sacra Arcidiocesi ortodossa
d’Italia (Patriarcato ecumenico) del Metropolita Gennadios.
Nel messaggio si sottolinea il legame che c’è tra missione e comunione nella vita dei cristiani. «Sappiamo bene, infatti, che l’evangelizzazione è tanto più efficace quanto più i discepoli di Gesù possono mostrare la loro comunione, la loro unità». Da questa constatazione emerge in maniera più forte «la contraddizione che c’è tra le divisioni dei cristiani e l’obbligo che comunque essi hanno di un annuncio credibile».
Lo scriveva Giovanni Paolo II, nell’enciclica “Ut Unum Sint”: «Come annunciare il Vangelo della riconciliazione senza al contempo impegnarsi ad operare per la riconciliazione dei cristiani?». La Settimana di preghiera è anche un momento di bilancio per le Chiese. «Abbiamo ringraziato il Signore — scrivono Paglia, Maselli e Gennadios — per il cammino ecumenico che le Chiese e le Comunità ecclesiali hanno compiuto in Italia soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II».
Ed aggiungono: «Certo, a noi viene chiesto di non lasciare nulla di intentato per compiere quei passi che ci portano verso l’unità. Abbiamo, infatti, riconosciuto il pericolo di cadere nella sottile tentazione di assuefarci alla divisione, di convivere troppo facilmente con la ferita della disunione, ritenendola una condizione insuperabile. Se così facessimo, saremmo responsabili di una grave colpa. Tanto più che abbiamo davanti a noi nuove sfide che chiedono invece un impegno più comune».
I rappresentanti delle Chiese passano anche in rassegna le sfide che nel Paese chiedono un “impegno comune”: «Basti pensare alla diffusione di quella mentalità materialistica che sta allontanando sempre più dal Vangelo uomini e donne, giovani e adulti, ed anche adolescenti e bambini. L’attitudine egocentrica che ne consegue spinge a ripiegarsi su se stessi privilegiando i propri interessi e dimenticando quelli dei poveri, dei deboli, degli immigrati e di coloro che non hanno né voce né posto nella società. Non possiamo non guardare preoccupati questa involuzione che avvelena le radici stesse della convivenza nel nostro Paese».
C’è poi un ambito di azione che preoccupa particolarmente le Chiese: «Un fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una rinnovata generosità. Ci riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro Paese. Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una vita migliore. La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di amore. Anche l’ecumenismo italiano deve ascoltare questo grido: dobbiamo affinare le orecchie del nostro cuore, allargare la nostra mente e unire le nostre braccia per accogliere questi nostri fratelli e aiutarli a crescere anche nella fede».
Sono previste iniziative (tavole rotonde e veglie di preghiera) praticamente in tutte le diocesi italiane. A fare il punto in maniera dettagliata dei programmi previsti giorno per giorno in ogni città è il Centro per l’ecumenismo in Italia dell’Istituto di Studi ecumenici San Bernardino. Don Diego Righetti, delegato vescovile per l’ecumenismo e dialogo della diocesi di Verona, commenta: «L’ecumenismo, quest’anno, mentre ci esorta a non aver paura della pluralità delle nostre testimonianze di fede, a non metterle in concorrenza e a non cedere alla tentazione dell’antagonismo ecclesiale, ci invita altresì ad agganciarle sempre all’unico Vangelo e a ritrovare incessantemente in Cristo il centro unico della fede e dell’unità di ogni testimonianza».
«Pregando per l’unità, chiediamo al Signore che le nostre parrocchie sappiano parlare molte lingue e usare molti toni e molti colori nella testimonianza della fede; chiediamo pure — anche se questo può sembrare piuttosto lontano e poco rilevante per le nostre comunità parrocchiali — che i cristiani, anche se non pienamente uniti, sappiano accogliere ed accettare le diverse forme di testimonianza, le diverse obbedienze con cui ciascuna Chiesa accoglie l’impegnativa affermazione del Risorto: “Voi siete testimoni di tutto ciò”».
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