|
Capodanno a Poznan con Taizé |
|
|
|
|
Scritto da Gianpaolo Sarti
|
|
giovedì 07 gennaio 2010 |
Non chiamatelo “diverso” e nemmeno “alternativo”. Un Capodanno in
Polonia con Taizé non è solo un altro modo per brindare a mezzanotte.
Chiedetelo a qualcuno dei trentamila giovani che hanno affollato nei
giorni scorsi le vie di Poznan: «Ho capito cos’è la preghiera» vi
risponderebbe Brando, 19 anni, arrivato da Milano con 18 ore di
pullman. «Qui ci sentiamo veramente uniti con gli altri popoli» vi
direbbe convinto Matteo, anche lui dal capoluogo lombardo.
«Ora che l’abbiamo, dobbiamo capire che senso dare alla nostra libertà» aggiungerebbe Federico. Dunque: preghiera, popoli e libertà. Frère Alois ha appena parlato ai giovani di oltre cinquanta Paesi, seduti a terra davanti al crocifisso, con il riflesso delle candele negli occhi e i dolci canoni di Taizé sulle labbra. È il loro dialogo intimo con Gesù, che non ha bisogno di tante parole e liturgie. Il priore della comunità ecumenica della Borgogna francese si è richiamato alla Lettera dalla Cina, il messaggio scaturito dalla sua recente visita nel grande Paese orientale.
«Non accettate che nel mondo crescano le disuguaglianze e scegliete la semplicità di vita per promuovere la condivisione, la solidarietà e l’uso responsabile delle risorse del pianeta». E poi l’accento, deciso, sul tema della libertà, qui, in Polonia, per la quarta volta tappa del Pellegrinaggio di fiducia sulla terra, il lungo cammino di pace voluto nel 1978 da frère Roger Schutz. «Vent’anni fa, a Wroclaw, dopo la caduta del muro di Berlino, era la festa della libertà ritrovata, ora invece è il tempo della perseveranza e dobbiamo dare un significato alla nostra libertà». Libertà è poter scegliere tra le priorità e i desideri; «ascoltando ciò che abita in noi ci mettiamo in ascolto con Gesù». Ma libertà è anche «poter esprimere la propria fede e lottare contro le ingiustizie».
C’era spazio per tutti i trentamila nel padiglione principale dell’enorme complesso fieristico, nel centro di Poznan. Città di 600 mila abitanti della Polonia occidentale. Ricca, elegante, austera. Gelida, nella sua soffice coperta di neve, ma calda dietro le finestre appannate delle case. Qui, dove un ospite è come “avere Gesù in casa”, tutti i trentamila ragazzi hanno trovato un letto e una tavola apparecchiata. La macchina ha funzionato: dai trasporti, alla distribuzione dei pasti, all’organizzazione nelle parrocchie. Perché un meeting internazionale di Taizé non è fatto soltanto di incontri di massa, ma soprattutto di piccole preghiere comunitarie con le famiglie, nelle chiese della città.
Nel viaggio di ritorno la stanchezza non ha frenato la voglia di confrontarsi sull’esperienza. È così per il pullman dei ragazzi del Nord Est Italia. Una quarantina tra Verona, Vicenza, Padova e Udine. Tre, quest’anno, da Trieste, dalle parrocchie di San Giovanni Decollato e Gesù Divino Operaio. Chi si porta a casa il ricordo delle preghiere ritmate dai canoni, chi fa tesoro dell’ospitalità, chi invece si chiede come vivere nella propria quotidianità ciò che ha dentro.
La festa dell’amicizia, dell’incontro di nazionalità e di culture si dà appuntamento in Olanda, a Rotterdam, per il prossimo Capodanno con la preghiera di Taizé. Dove l’inglese, il francese, il tedesco, il polacco, il russo o il croato non sono mai un ostacolo. Perché accoglienza e condivisione sono le due lingue che tutti conoscono.
|
|
|
|
Archivio |
-
luglio, 2010
-
giugno, 2010
-
maggio, 2010
-
aprile, 2010
-
marzo, 2010
-
febbraio, 2010
-
gennaio, 2010
-
dicembre, 2009
-
novembre, 2009
-
ottobre, 2009
-
settembre, 2009
-
agosto, 2009
|
|