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Messaggio natalizio dell'Arcivescovo PDF Stampa E-mail
Scritto da mons. Giampaolo Crepaldi   
martedì 22 dicembre 2009
Mons. CrepaldiCarissimi fratelli e sorelle,
1. «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Con queste paro­le, dense e misurate, l’evangelista Giovanni ha riassunto il gran­de evento del Natale di Gesù, sintetizzandone il mistero, ricco e insondabile, che celebriamo ogni 25 di­cembre: nell’oscurità delle tenebre del paganesimo, brillò l’aurora della nostra salvezza. Si è fatto uomo Colui che era l’Atteso dei popoli, Colui che era stato annuncia­to dai profeti.  Afferma lo storico austriaco Gio­vanni Battista Weiss: «Cristo è il cen­tro degli avvenimenti della Storia. Il mondo antico Lo ha aspettato; il mon­do moderno e tutto l’avvenire riposano su di Lui. La Redenzione dell’umanità per mezzo di Cristo è la maggior pro­dezza della Storia universale; la sua Vi­ta, la memoria più alta e bella che pos­siede l’umanità; la sua dottrina, la mi­sura con cui si devono apprezzare tut­te le cose». Con la nascita di Gesù tutto questo si avvera.

2. Carissimi, nel giorno di Natale non ci deve essere posto nella Chiesa o nel nostro animo per sentimenti di tristezza; e, tanto meno, deve esserci posto per il pessimismo o per una visione tragica della storia in cui noi viviamo. La liturgia natalizia ce ne indica il motivo a chiare lettere: Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore.

Le parole dell’Angelo ai pastori di Betlemme sono non solo un annuncio di “grande gioia”, ma esse riassumono anche il senso del Natale del Signore: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11).

Gesù nasce per essere il Salvatore nostro e di tutta l’umanità, riversando sulla miseria della nostra condizione uma­na — segnata, anche al giorno d’oggi, da troppe miserie spirituali e morali e da tante povertà materiali — la pienezza della sua divinità. «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,16): «l’unigeni­to del Padre, pieno di grazia e di verità» (1,l4c), ha dissipato le oscurità dell’umanità, portando — con la sua persona — la legge nuova dell’amore, della fraternità, della redenzione e della pace.

3. Con la nascita terrena del Figlio Gesù Cristo, Dio ha riconciliato a sé il mondo, disgregato dal peccato. Ma anche l’uomo ha ritrovato se stesso, la sua vera grandezza e dignità personali e il senso del suo camminare nella storia. Nella contemplazione del mistero del Natale del Signore ognuno di noi può comprendere che non è più solo, né è lasciato in balia di un destino semplicemente terreno, perché Dio si è fatto l’Emmanuele, il Dio con noi. A Natale non solo l’Eterno entra nel tempo e nella storia, ma anche il nostro tempo viene congiunto in modo irrevocabile e definitivo con l’Eterno.

Dio s’è fatto uomo, affinché l’uomo potesse essere divinizzato, ci insegnano i Padri greci. Per tutto questo, il nostro sguardo di fede, pieno della meraviglia e della semplicità che pervadono gli occhi dei bambini, si rivolge alla mangiatoia di Betlemme per adorare, ringraziare e gioire d’im­mensa gioia. Sì, cari fratelli e sorelle, il Natalis Domini o la Nativitas Domini, è un mistero di luce, di speranza, di fede, di consolazione e di amore. «Dio s’è fatto come noi, per farci come lui!».

Come canta San Paolo nella lettera ai Filippesi con il grande inno cristo­logico: Cristo Gesù, «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce» (Fil 2,6-7).

Con questi spirituali sentimenti, auguro a tutti un gioioso e sereno Natale!

+ Giampaolo Crepaldi
arcivescovo-vescovo di Trieste
Ultimo aggiornamento ( domenica 10 gennaio 2010 )
 
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