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Ritorno all'artigianato casalingo PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa Favet   
giovedì 17 dicembre 2009
Natale si avvicina ed anche la conclusione dell’anno è ormai alle porte: è tempo quindi di fare bilanci. Le festività natalizie non sembrano più essere l’emblema del consumismo, anche se a quanto pare gli italiani non vogliono rinunciare comunque al piacere di fare un regalo ad amici e parenti. Abbiamo intervistato alcuni commercianti muggesani per capire come vanno gli acquisti e cosa si aspettano dalle imminenti festività. «Nel contesto generale — racconta la titolare di uno dei negozi di pelletterie della cittadina — ho l’impressione che si stia ritornando all’artigianato familiare: molti donano dei calendari con le foto dei figli, altri si cimentano con i lavoretti in pasta di pane e così via, direi che c’è un ritorno al passato. Dopo tutto lo sfarzo che c’è stato fino agli anni 2000, oggi la gente dimostra maggiore attenzione a tutto.

Anch’io ho imparato a fare dei piccoli decori per l’albero di Natale in casa con mia figlia e i nipotini». La titolare racconta anche che gli acquisti, rispetto a qualche anno fa, si sono molto ridotti nel tempo. Infatti, adesso la gente compra quasi esclusivamente la settimana prima di Natale: questo probabilmente è dovuto al fatto che si rende necessario l’arrivo della tredicesima per poter iniziare le compere.

Ci racconta la sua esperienza ventennale di commerciante anche Luca Pettinelli, titolare della libreria di corso Puccini, che ci spiega che il settore da lui gestito, durante il periodo natalizio, non subisce mai delle grosse flessioni; certo la crisi c’è, ma affonda le radici in epoche più lontane ed è anche conseguenza di determinate scelte istituzionali. «Il problema — spiega Pettinelli — è che nel centro della cittadina si dovrebbe trovare il modo di far circolare la gente: al mattino le calli sono piene prevalentemente di pensionati, mentre il pomeriggio la cittadina diventa deserta».

Il titolare attribuisce la responsabilità della crisi commerciale muggesana anche all’apertura di grossi centri commerciali alla porte della cittadina, strutture fortemente sostenute dalle istituzioni a scapito dei piccoli negozianti. «Un altro problema che non fa di certo bene all’economia muggesana è la mancanza di imprenditoria giovanile: le istituzioni non fanno abbastanza perché un giovane abbia la voglia e la forza economica per aprire una nuova attività commerciale.

I grandi centri, continua Pettinelli, sono tutti uguali, viene meno la tipicità di un particolare negozio. Infatti, quando ci si trova in un negozio della grande distribuzione si potrebbe essere ovunque e contemporaneamente da nessuna parte, in Europa o in Italia, manca completamente la caratterizzazione del piccolo esercizio commerciale che è inserito in un preciso contesto». Il titolare non nasconde la sua preoccupazione per le drastiche chiusure avvenute in questi ultimi mesi e le altre che si verificheranno a breve.

«La crisi del commercio muggesano — conclude — affonda le sue radici negli anni ’91-’92, quando ha iniziato a venire meno l’utenza d’oltreconfine. Sarebbe utile che le istituzioni investissero concretamente nel turismo, questo aiuterebbe anche il commercio della cittadina».

Abbiamo incontrato anche la signora Ilda Crevatin del negozio di casalinghi ed articoli da regalo. «Diciamo che la nostra attività commerciale riesce a sopravvivere anche grazie alla clientela fissa, è certo però che i tempi sono cambiati». Come racconta la commerciante, la maggior parte della gente ormai preferisce fare un “pensierino” non molto costoso, che si aggira tra i 10 e i 20 euro, al posto di un grande regalo. Si preferisce regalare un oggetto che vada bene per tutto l’anno e che non sia riferito solo al periodo natalizio, cosa che invece un tempo accadeva molto meno.

All’interno dello stesso spazio commerciale c’è anche un settore che vende telefonia fissa e mobile, abbiamo scambiato un paio di parole con Fabio, addetto alle vendite, a cui abbiamo chiesto se è vero, come dicono le statistiche nazionali, che il mercato della telefonia è in aumento. «Credo — spiega il commesso — che il dato sia molto sbilanciato verso la grande distribuzione, anche perché ormai i telefonini si trovano anche sul bancone del supermercato.

Noi come piccolo negozio specializzato non abbiamo notato un incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, ma reggiamo comunque, la stessa cosa non si può però dire dei guadagni ottenuti dalla vendita dei servizi, che invece sono in picchiata già da qualche tempo».
 
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