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Benedetto XVI al vertice Fao PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 19 novembre 2009
Il Papa, intervenendo al vertice Fao sull’alimentazione, ha affrontato il tema della «drammatica crescita del numero di chi soffre la fame» (1,02 miliardi di persone nel mondo), cercando di individuarne le cause e le possibili soluzioni.

Ha suggerito d’investire nei Paesi poveri «in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate», contrastando anche «il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci».  Il Papa ha invitato la comunità internazionale a coniugare la “cooperazione” con la “sussidiarietà”, coinvolgendo «le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile» e la necessaria «solidarietà della presenza, dell’accompagnamento, della formazione e del rispetto» dei Paesi poveri. «La cooperazione — ha detto il Papa — deve diventare strumento efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo». Per cui «la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri» può diventare «anche una via di soluzione della crisi globale in atto», con «ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi».

Troppe diseguaglianze
Benedetto XVI ha denunciato un «livello di sviluppo diseguale tra e nelle nazioni, che determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà, accentuando la contrapposizione tra povertà e ricchezza». Puntando l’accento sul rischio che «la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un senso di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza».

«Non è così, e non deve essere così! Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti e i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali, così da rispondere all'interrogativo: cosa può orientare l’attenzione e la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi?». La risposta è «nei principi che devono ispirarla: solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni Popolo e, quindi, ad ogni Paese di essere solidale».

Diritto al cibo e all’acqua
«Se si mira all’eliminazione della fame — ha affermato Benedetto XVI — l’azione internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita economica equilibrata e sostenibile e la stabilità politica, ma anche a ricercare nuovi parametri — necessariamente etici e poi giuridici ed economici — in grado di ispirare l'attività di cooperazione per costruire un rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo», per «favorire la capacità di ogni popolo di sentirsi protagonista».

Il Papa ha anche invitato a non considerare il mondo rurale come una realtà secondaria e a favorire «l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi spesso relegati a spazi limitati». Per fare ciò, ha suggerito, «è necessario sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso, orientandole a favore dell’iniziativa economica dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo».

«Non si devono poi dimenticare — ha sottolineato il Papa — i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita». Benedetto XVI ha concluso ribadendo l’impegno della Chiesa cattolica negli «sforzi per sconfiggere la fame».
 
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