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Vita di Giovanni Maria Vianney - cap.3 |
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Scritto da Alfred Monnin
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giovedì 23 luglio 2009 |
La precoce virtù del giovane Vianney tanto più può essere ammirata,
quanto più notevole è il contrasto che essa ci presenta con i generali
costumi di quell’epoca disastrosa: era veramente il giglio che fioriva
in mezzo alle spine. La Francia era allora vedova del suo clero: nel
giro di pochi mesi questa vedovanza si era estesa a tutte le chiese e
il pubblico culto era quasi interamente cessato. Si sarebbe detto
essere quella una nazione senza Dio, se la fede della popolazione non
avesse conservato le pratiche religiose all’interno delle famiglie e in
alcuni santuari.
Qui, in mancanza di preti, gli anziani più rispettati, laici devoti, sante donne, religiose espulse dai chiostri ricordavano i giorni di festa, di astinenza e di digiuno, mentre uomini coraggiosi stavano di sentinella ai confini della parrocchia, se mai si avvicinassero dei persecutori. Soltanto pochissimi preti fedeli poterono rimanere in paese, circondati da pericoli, come bestie feroci erranti alla ventura sotto ogni tipo di travestimento, nascondendosi nei granai o nel profondo dei boschi, celebrando talvolta a notte fonda il divino sacrificio, e amministrando i sacramenti con il pericolo della vita.
I preti che avevano giurato la Costituzione erano rari, e dove se ne trovavano, come a Dardilly, la disistima ed il pubblico disprezzo li condannava ad un isolamento quasi assoluto. (...) I veri cristiani, come i Vianney e i Beluse, non vi partecipavano mai, preferendo fare un lungo tragitto per ascoltare la Messa di un sacerdote fedele, ad Ecully, o altrove. Frattanto il 9 termidoro 1794 era rallentata la violenza delle persecuzioni, e si cominciava a respirare. Grazie a una forzata ma precaria tolleranza, alcuni preti proscritti erano ricomparsi, però non senza grandi precauzioni. Anche prima del termidoro, all’inizio del maggio 1794, la parrocchia di Ecully dovette alla sua buona rinomanza il privilegio di dare clandestina ospitalità a parecchi preti, sia regolari, sia secolari, e a due religiose. (...)
Furono vedute allora le più onorevoli famiglie di Ecully e di Dardilly accordarsi, collegarsi, sotto il sigillo del segreto, regolare la sorveglianza del culto, il mantenimento e la sicurezza dei missionari. Furono veduti proteggere la vita e l’anonimato di questi intrepidi confessori con mille ingegni, con mille sacrifici e talvolta con mille pericoli, avidi di ascoltare la santa Parola di Dio, di ricevere i Sacramenti, di partecipare al divino Sacrificio; radunandosi, per adempiere questi doveri, nei boschi o nelle fattorie isolate. La madre del nostro Santo frequentava tutte queste assemblee, e suo figlio spesso ve l’accompagnava.
Un giorno l’abate Groboz, incontratosi col fanciullo e colpito da quella sua aria modesta e pia, gli si avvicinò per accarezzarlo e gli chiese la sua età: «Undici anni», rispose il piccolo Vianney. «E da quanto tempo non ti sei confessato?». «Non mi sono confessato mai». «Mai?» riprese il buon sacerdote»; e volle che quell’atto importante si compisse nello stesso momento. Senza dubbio egli trovò il fanciullo ben preparato e degno del dono di Dio, fece però richiesta alla madre che lo lasciasse presso i parenti ad Ecully, affinchè potesse assistere più agevolmente al catechismo preparatorio alla prima Comunione.
Le due suore, che abbiamo sopra ricordate, svolgevano l’ufficio di catechiste. Giovanni Maria fu loro particolarmente raccomandato, ed esse ne presero una cura speciale a motivo delle sue rare doti, e lo proponevano come modello ai suoi piccoli compagni. Il fervore del fanciullo era così manifesto, che spesse volte un sentimento di santa gelosia le portava a dire: «Vedete laggiù il piccolo Vianney, che gareggia col suo Angelo custode!».
Dalle mani delle buone suore gli aspiranti alla prima Comunione passavano a quelle dei missionari, che li raccoglievano, ora in una casa, ora in un’altra; e sempre di notte per non destare i sospetti della polizia repubblicana. Parecchie famiglie rispettabili di Ecully offrivano asilo a quelle notturne adunanze: erano i Pingeon, i Margaron, i Mièvre, nomi cari al paese, degni di passare alla storia. Nessuno poteva col nostro Santo gareggiare nella puntualità nell’intervenire a quegli incontri, dove il divino Sacrificio, (...) , si celebrava nell’ombra e nel mistero.
San Giovanni Maria si accostò per la prima volta alla mensa eucaristica nel 1799, nella casa del conte Pingeon, all’età di 13 anni. Egli raccontava che era il tempo della falciatura, e che la porta di una tettoia convertita in cappella era ostruita da carri di fieno, sistemati espressamente per eludere e prevenire un’invasione di male intenzionati. Testimoni oculari riferiscono che tanto era l’intimo gaudio da cui il fanciullo apparve intenerito, che si fece difficoltà a condurlo fuori dal luogo dove si era celebrata la funzione.
Tutti erano presi da profonda commozione e dicevano fra loro: «Oh! Come è pio, un giorno sarà certamente prete o frate!». Nelle precauzioni che era necessario prendere per sottrarsi ai sospetti di un’ostile sorveglianza, (...) vi era qualche cosa che rimandava ai tempi delle persecuzioni e delle catacombe; l’anima dell’adolescente ne era profondamente commossa, e le circostanze di quei tempi di prova e di apostasia lasciarono un’impronta che non si cancellerà mai più.
Fu sempre un angelo o un santo. Noi lo abbiamo udito dire: «Da giovane io non conoscevo il male: non ho imparato che in confessionale a conoscerlo dalla bocca dei peccatori». Sua sorella Margherita ha reso di lui questa testimonianza: «Nostra madre era così sicura dell’obbedienza di Giovanni Maria, che quando incontrava da parte di qualcuno di noi resistenza o lentezza nell’eseguire i suoi comandi, non trovava migliore espediente che d’intimarli a mio fratello, il quale obbediva sul momento; ce lo proponeva poi a modello, dicendo: Vedete se egli si lamenta, se indugia, se mormora! Vedete se è migliore di voi!».
Il testo è tratto dal volume “Il Curato d’Ars” di Alfred Monnin, edito dal Centro missionario francescano e da Leardini Editore (pagg. 288 - 17,00 euro); per ordinazioni:
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oppure tel. 333 4165150. I guadagni di questo libro saranno impiegati per aiutare la missione francescana nello Zambia.
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