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Intervista a Luigi Buonocuore PDF Stampa E-mail
Scritto da Serenella Dorigo   
venerdì 17 luglio 2009
La casa abbraccia il mare, le sculture affollano il giardino e sono solo un anticipo di quello che sarà il nostro incontro, accogliente ed intenso, con Luigi Buonocuore. Vengo riportata in un’atmosfera d’altri tempi, in quell’angolo di mondo appena fuori dalla città. Mi conduce verso casa con la moglie, che ci accompagna nella visita in un percorso fatto di memoria per entrambi. Un sodalizio che li vede insieme da oltre vent’anni con due figli, e Luigi non nasconde che la moglie è molto importante in questa vocazione artistica. Ma Buonocuore, detto Gino per gli amici, non nasce nè scultore nè pittore, anzi nella vita svolge un’attività come gestore amministrativo della pizzeria di famiglia in centro città. Scolpire e scavare la pietra lo rilassa, elabora pensieri creativi che si concretizzano in quello che riesce a realizzare. Non si risparmia, dedicandoci quasi tutto il tempo libero. Non specula sull’uso dei materiali e tanto meno cede a richieste di opere che si allontanano dal suo sentire e dal suo pensare. Non c’è committente che lo faccia desistere dai suoi intenti votati alla passione e non al guadagno. Vincitore di premi internazionali, ma riservato e schivo, si rivela una persona a cui piace fare, più che apparire.

Quando nasce la sua passione per la scultura?
È un qualcosa che avevo da sempre dentro di me. Sono nato a Maiori da una famiglia numerosa e dalle nostre parti c’erano i pastori, ci sono ancora ma sempre meno, e fu proprio uno di loro che mi regalò un rasoio e con quello iniziai a scavare. È questo il momento preciso dell’inizio della mia passione. Ho iniziato così, piano piano. Si faceva fatica a scavare con un rasoio... con il tempo mi sono evoluto con i mezzi. Le prime cose che ho realizzato sono state le teste, lisce, grandi e piccole ma solo teste. Quelle hanno fatto la differenza rispetto ai piccoli oggetti che creavo prima.

C’è una cosa che ha realizzato tanto tempo fa che conserva con particolare cura?
Direi di sì, i piccoli vasi con i nodi di pietra, non hanno nulla a che fare con l’arte... ma sono un caro ricordo.

Con che materiale ha iniziato ad incidere?
Il legno.

Sceglie prima il tipo di pietra con cui far nascere i suoi lavori o nasce prima l’idea?
Nasce prima l’idea e poi la realizzazione.

Qual è l’oggetto che preferisce?
Quello che non ho ancora fatto. Quello che nasce nel cuore e nella testa, non sempre lo posso fare. Se potessi creerei “cose” enormi dove l’uomo diventa piccolo! La tensione che ho è quella di modellare una montagna...

A che punto è arrivata la sua scultura?
È molto più evoluta rispetto a quella che lei ha conosciuto, lontana dalle “teste che si interrogano” sul senso della vita, sul perchè capitano certe situazioni. La mia scultura ora è complessa, composta e flessibile. La luce entra nelle mie forme e manifesta nuove prospettive. Una pietra che come la metti prende collocazione nello spazio, rispetto alla testa che resta statica e dove la metti resta. Queste nuove sculture sono anche più elaborate da scavare.

Ha mai pensato di far diventare la sua passione il suo mestiere principale?
Io provo piacere nel creare nuove forme, creo quello che sento. Non mi chiedo mai se lo venderò, voglio che la mia passioni resti libera. È una corsa con me stesso, una bella sfida. No, preferisco avere il mio lavoro e del tempo libero per levigare...

Lavora anche su commissione?
Raramente. Voglio avere il privilegio di esprimermi sempre non solo su richiesta ma per quello che sento e basta.

Ha mai creato qualche oggetto sacro?
Per principio non faccio oggetti sacri. Non mi sento di misurarmi con opere così importanti. Mi sento sempre finito davanti all’infinito. Piccolo per poter creare soggetti così importanti.

 
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