|
|
| |
|
|
|
|
| |
Home Approfondimenti Interviste e testimonianze Sara Cravagna e Anna Valentino sul terremoto |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Sara Cravagna e Anna Valentino sul terremoto |
|
|
|
|
Scritto da Tiziana Melloni
|
|
giovedì 11 giugno 2009 |
Sara Cravagna e Anna Valentino sono le due volontarie della Caritas di
Trieste che nelle scorse settimane si sono recate a Civita di Bagno,
nei pressi dell’Aquila, in servizio presso le tendopoli assegnate al
Coordinamento Caritas del Triveneto. Le abbiamo incontrate insieme a
Stefano Ravalico, che si occupa dell’organizzazione delle persone che
di volta in volta offrono la propria disponibilità a partire per le
zone terremotate.
Stefano Ravalico, come
premessa, sottolinea il fatto che per la prima volta in un caso di
emergenza la Caritas italiana ha coinvolto le delegazioni regionali in
modo unitario; nel passato — ad esempio nel caso del terremoto nel
Molise — erano state le singole Caritas diocesane a costruire
gemellaggi con i vari centri colpiti. «Si tratta di un passo avanti
rilevante anzitutto sul piano pastorale: si offre infatti una
testimonianza di unità. Poi ci sono grossi vantaggi anche dal punto di
vista organizzativo ed economico.
Nel Coordinamento Triveneto
sono presenti 15 diocesi; ciascuna offre il proprio contributo di
volontari e di mezzi, mentre c'è un solo coordinatore generale». La
Caritas triveneta è stata a sua volta gemellata con la Caritas
Campania, che si inserirà nei programmi di volontariato tra qualche
settimana. A Triveneto e Campania è stato assegnato il Com 4 (Pianola),
che comprende circa 20 tendopoli ed è gestito dalla Protezione civile
del Veneto (la sigla “Com” sta per Coordinamento operativo misto; la
Protezione Civile nazionale ne ha individuati 8, a ciascuno corrisponde
una zona ben precisa, ndr).
Sara Cravagna e Anna Valentino sono
rimaste rispettivamente due settimane ed una settimana nella zona di
Pianola - Poggio di Roio: «La Caritas ha deciso che i propri volontari
vivessero in tendopoli, condividendo ogni cosa con le persone colpite
dal sisma». Il loro lavoro, in linea con lo “stile Caritas”, è quello
di raccogliere i bisogni delle persone e cercare di trovare le
opportune soluzioni insieme con loro. «È fondamentale restituire alla
gente del luogo la loro autonomia.
La Protezione Civile è
stata estremamente efficiente nel far fronte all’emergenza immediata: i
volontari dopo poche ore dal sisma hanno montato una tenda ogni 6
minuti ed in grande velocità hanno trovato un posto negli alberghi
sulla riviera per quelle persone che assolutamente non potevano vivere
in tendopoli, come ad esempio le famiglie con bambini molto piccoli e
gli ultraottantenni».
Ora sono passati quasi due mesi
(ricordiamo che il sisma è avvenuto il 6 aprile scorso alle 3:32, ndr)
e la fase di emergenza dovrebbe ritenersi conclusa: «All’inizio di
maggio nelle tendopoli c’erano associazioni di ogni tipo, oltre a
Protezione Civile, Croce Rossa, noi delle Caritas e Agesci. Questo ha
provocato in vari casi situazioni caotiche. Il primo lavoro da fare era
quindi il coordinamento di tutti i gruppi. Cosa non facile —
sottolineano le volontarie — soprattutto perché in genere i turni dei
volontari sono settimanali. Inoltre non tutte le associazioni sono
sensibili all’aspetto dell'autonomia. Del resto anche noi stesse
dovevamo ricordarci continuamente di non ricercare tanto l’efficienza
quanto la relazione».
Per quanto riguarda i tempi di permanenza
la Caritas ha fatto una scelta diversa: «Abbiamo chiesto possibilmente
delle disponibilità di due settimane. Infatti in una settimana ci si
comincia appena ad ambientare». Il “carosello” di addetti che si
alterna nelle tendopoli non giova all’autonomia degli sfollati: «Tutti
quelli che arrivano qui vengono per fare qualcosa. Tutti si danno
moltissimo da fare. In questo modo le persone si “siedono” sul loro
status di terremotato e diventano passive.
Questo stato
mentale e psicologico è pericoloso, perché a fine estate la Protezione
Civile andrà via. Sara un altro shock per la gente già traumatizzata
dal terremoto». Sara ed Anna aggiungono: «C’è ancora una paura
fortissima del terremoto. La sensbilità è così alta che avvertono
scosse per noi impercettibili». Chiediamo se ci sono ancora molti
episodi sismici: «In effetti è un continuo susseguirsi di piccoli
terremoti. Per fine maggio è previsto il rientro nelle case dichiarate
agibili: ma sono in molti a dirci che hanno paura a tornare a casa,
soprattutto la notte».
In questa fase quali sono le emergenze?
«I servizi igienici non sono sufficienti. Pochi i gabinetti, ancora
meno le docce. Il caldo fortissimo degli ultimi giorni non aiuta, già è
possibile immaginare cosa sarà in piena estate. Le scarse possibilità
di lavarsi creano situazioni che è facile immaginare. Le persone
anziane difficilmente aprono le tende, eravamo in giro a trovarle anche
come scusa per far entrare un po’ d’aria». Ci sono poi mille ostacoli
di natura tecnica, organizzativa o burocratica: «In alcune tendopoli
sono arrivati i condizionatori, ma non è possibile metterli in funzione
perché la tensione non è abbastanza alta. Così giacciono negli
scatoloni».
Il rischio è proprio quello degli sprechi: «Sono
arrivati indumenti invernali, scarponi: intanto lì sono 30 gradi...
Soldi ne girano tanti, si fiuta il business per le forniture d’ogni
tipo. È essenziale non cedere al caos». Non deludere le aspettative di
persone ordinariamente straordinarie è una priorità: «Non hanno più
niente e ti offrono il caffè. In mezzo a tutti i disagi, riescono ad
essere comunque ospitali e gentili».
|
|
|
|
Login utenti registrati |
|
|
|
Archivio |
-
luglio, 2010
-
giugno, 2010
-
maggio, 2010
-
aprile, 2010
-
marzo, 2010
-
febbraio, 2010
-
gennaio, 2010
-
dicembre, 2009
-
novembre, 2009
-
ottobre, 2009
-
settembre, 2009
-
agosto, 2009
|
|
Copyright © 2006 - 2010 - Vita Nuova Trieste
- P.IVA 00524280328
Contatore visitatori: 
|
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |