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Scritto da Claudio Bisiani
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giovedì 28 maggio 2009 |
Un comune modello, senza particolari emergenze. Tranquillo e immerso
nelle bellezze naturali del Carso, Monrupino si presenta come una
realtà sociale e ambientale per molti aspetti invidiabile, non
conoscendo povertà o situazioni di degrado e marginalità, anche se
scarseggiano le occasioni di incontro e persiste ancora, almeno per
alcuni dei suoi residenti, una certa diffidenza fra italiani e sloveni.
Sulle problematiche del più piccolo comune dell’altopiano triestino, in
vista delle imminenti elezioni amministrative, abbiamo sentito
l’opinione di due suoi abitanti: Sergij Pahor, ex giornalista Rai in
pensione e presidente del Circolo degli Intellettuali Sloveni, e
Chiara, casalinga e madre di quattro bambini.
«Monrupino — esordisce Pahor — è composto da tre frazioni che ormai sono praticamente unite e formano un solo paese allargato. Di contadini ne sono rimasti davvero pochi e chi vi abita lavora nell’industria e nel terziario. Non ci sono poveri e non abbiamo condizioni di degrado sociale, tanto che si potrebbe definirlo un comune benestante».
Per Pahor, a Monrupino si vive serenamente, forse anche troppo: «la città assomiglia molto a un dormitorio, con scarsa vita sociale. Non c’è un vero e proprio negozio e non ci sono più le osterie. Gli incontri sono occasionali e non ci si vede più come una volta, se non nei rari momenti dedicati all’associazionismo, oppure in chiesa dove si reca circa il 20% della popolazione. La convivenza fra italiani e sloveni è comunque buona e qualche screzio, in realtà di poco conto, sorge solo durante le elezioni».
I servizi sociali (scuola, sanità, assistenza agli anziani) funzionano bene, come anche quelli relativi ai rifiuti, grazie a consorzi gestiti in collaborazione con gli altri comuni dell’altopiano. «Abbiamo un asilo e una scuola elementare — spiega Pahor — che fanno molte attività, mentre per gli anziani il Comune mette a disposizione vari servizi fra cui, ad esempio, un soggiorno alle terme. In realtà a Monrupino non esiste un vero problema legato alla terza età. Questo sussiste quando gli anziani sono soli, mentre qui vivono quasi tutti nelle loro famiglie, con parenti di primo e secondo grado». Sconosciute anche le situazioni di degrado ambientale, mentre l’unico nodo ancora da sciogliere, parlando di traffico, è quello di Fernetti. «Adesso la strada — dice Pahor —, per come l’hanno sistemata, è più disagevole di prima. Bisognerebbe coinvolgere non solo il Comune, che ha comunque competenze limitate, ma soprattutto l’Anas, la Provincia e la Regione. Tutta l’area dell’ex posto di blocco sarebbe da risistemare, anche quella che comprende l’autoporto, un’infrastruttura importante di cui non si conosce ancora il futuro, ma che dà lavoro a tanta gente del posto».
Dal punto di vista architettonico, infine, ci sarebbe da valorizzare la piazza di Rupingrande dove fino agli anni ’50 c’era un laghetto carsico. «Dopo un’asfaltatura provvisoria — afferma Pahor — doveva essere risistemata, ma è passato ormai diverso tempo e non si è visto ancora nulla».
Per Pahor, comunque, gli schieramenti politici in lizza sono in eguale misura sensibili ai problemi del paese e non vi sono, in fondo, troppe differenze nei loro programmi. «L’amministrazione uscente, formata da Pd e Unione Slovena, ha governato bene — sostiene Pahor —, ma se proprio dovessi chiedere qualcosa ai futuri amministratori, sarebbe quella di incentivare le relazioni sociali fra gli abitanti, creando maggiori occasioni d’incontro, e di aumentare i rapporti transfrontalieri, che già in parte esistono, con i paesi vicini della Slovenia».
Anche per Chiara, triestina e mamma di mestiere che da 10 anni si è trasferita a Monrupino, la vita nel piccolo comune carsico è decisamente tranquilla. «Il vantaggio di vivere qui — racconta Chiara — è soprattutto ambientale, grazie ad una natura magnifica che a Trieste manca. La vita di paese è completamente diversa da quella di città. L’aspetto negativo è che qui tutti sanno tutto di te e ci sono tante chiacchiere che spesso non corrispondono alla realtà e possono anche far male.
Pur abitando a Monrupino da parecchi anni, sento ancora una certa diffidenza nei miei confronti. Sono italiana e purtroppo non conosco lo sloveno, un elemento che qui fa la differenza e non mi permette di integrarmi pienamente. Però riesco a capire anche questo loro atteggiamento, quasi di difesa. Spesso molti triestini, quando vengono in Carso, si credono legittimati a fare davvero di tutto… Il problema è che tante volte mancano la conoscenza e la capacità di adeguarsi ad un ambiente che ha usi e tradizioni diverse, e per questo andrebbe rispettato».
Per quanto riguarda i servizi offerti dal Comune, il giudizio è positivo: dai trasporti agli interventi tempestivi per rendere le strade percorribili in inverno a causa del ghiaccio o della neve, dai servizi sociali per i bambini a quelli per gli anziani. La scuola materna e quella elementare hanno delle ottime maestre e svolgono numerose attività extra scolastiche anche all’aperto, grazie ad uno scuolabus completamente gratuito.
«Il problema — afferma Chiara — è che dal prossimo anno, a causa della riforma Gelmini, si ridurranno i soldi pubblici e il Comune avrà molte difficoltà a mantenere l’offerta di attività esistente oggi per i bambini». Qualcosa di meglio, invece, andrebbe fatto per l’ambiente: «I boschi circostanti - racconta Chiara - sono un po’ abbandonati e avrebbero bisogno di maggiori cure».
Il rapporto fra Monrupino e Trieste, infine, è dovuto principalmente al lavoro di tanti che dal paese scendono in città. «Non si può negare — conclude Chiara — che un po’ ci si sente staccati, lontani e con una nostra precisa identità. Vivo qui da 10 anni e, nonostante i problemi interpersonali a cui accennavo in precedenza, mi sento ormai parte di Monrupino. Mi piace il paese, amo il Carso e sono orgogliosa di abitarci, al contrario di tante amiche triestine che qui non ci starebbero mai, prima di tutto perché non c’è nemmeno un negozio sotto casa…».
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