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Home Approfondimenti Interviste e testimonianze Intervista a don Anton Bedencic |
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Intervista a don Anton Bedencic |
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Scritto da Fabiana Martini
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giovedì 28 maggio 2009 |
Parroco di Beata Maria Vergine Assunta, la parrocchia di Monrupino, è
il salesiano don Anton Bedencic, che guida questa comunità dal 1976,
dunque la conosce piuttosto bene e in questo lungo periodo l’ha vista
cambiare. «I mutamenti maggiori — ci racconta — sono avvenuti
nell’ambito della famiglia: un tempo non c’erano né divorzi, né
convivenze; ora anche la mentalità del nostro villaggio si è uniformata
a quella cittadina.
Ci sono tante persone che vivono da sole e non si sposano, pertanto la popolazione non cresce e non si rinnova. Però c’è anche maggiore consapevolezza e chi frequenta le celebrazioni lo fa con maggiori motivazioni. Una volta venivano solo anziani e bambini; adesso, seppure non proprio in maniera assidua, anche intere famiglie».
Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate? «La chiesa è sulla collina, lontana dal centro abitato, dunque per raggiungerla bisogna usare l’auto: questo è sicuramente uno svantaggio. Metà del territorio parrocchiale di un tempo dopo la II guerra mondiale era rimasto al di là dei confini, ma ora che le barriere con la Slovenia sono cadute alcune persone che abitano molto vicine hanno ripreso a frequentare le nostre celebrazioni».
Quali realtà sono presenti in parrocchia? «C’è la catechesi per i bambini in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, e per i giovani, con i quali ci incontriamo ogni due settimane; sono presenti due cori (uno per i bambini e uno per gli adulti); sia d’estate che d’inverno organizziamo dei campiscuola di una settimana che raccolgono circa 25 persone tra gli 8 e i 18 anni».
E l’integrazione tra sloveni e italiani? «Ci sono parecchi uomini italiani che cantano nel coro e danno una mano in parrocchia, nel corso degli anni qualcuno ha anche imparato lo sloveno, e pure qualche signora. La fatica più grande è per chi arriva dalla città, sia che si tratti di italiani che di sloveni, di inserirsi nella mentalità del villaggio». Infine chiediamo una battuta sui rapporti con il territorio. «Direi che sono buoni, si è sempre cercato di collaborare con il Comune per realizzare dei progetti per tutti».
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