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Gli ultimi giorni di Egidio Bullesi |
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Scritto da Marino Zerboni
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giovedì 23 aprile 2009 |
Gli ultimi giorni della esistenza terrena di Egidio furono da lui
sublimati con l’offerta del sacrificio delle sue sofferenze e della
vita a Dio. E in questa offerta Egidio mise un’intenzione particolare:
per il proficuo e fecondo svolgimento della missione che si stava
svolgendo a Muggia, guidata dal gesuita padre Peruffo. Questa missione
era stata denominata la “Settimana di Dio”.
Per la riuscita di essa in un ambiente estremamente negativo, padre Peruffo si era rivolto per preghiere e penitenze a tutti, approfittando di ogni incontro con anime ben disposte. Si era rivolto anche a Guido, perché questi presentasse l’invito pure all’amico Egidio. A questi poi scrisse: «Carissimo Egidio, ricevo da Guido i tuoi saluti arcicarissimi e la tua preziosa offerta. Tu, con l’apostolato dei patimenti e delle rinunce, io con quello della parola e del confessionale. Tutto alla maggior gloria di Dio e per amare intensamente N. S. Gesù Cristo. Amiamolo. Amiamolo. Troviamoci ogni mattina in Gesù, io offrendo la Santa Messa, tu la tua oblazione. Se il Signore ti chiamerà in Paradiso prima che io abbia l’avventura di ancora vederti, ti incarico dei messaggi presso la Madonna Ss.ma e il Cuore di Gesù… è giusto che tu lo sappia. Tieni però il segreto. Ti raccomando i giorni 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28 aprile (1929). Farò a Muggia la Settimana di Dio».
Egidio, ricevuta la lettera, pone senz’altro la sua vita sull’altare come vittima, se a Dio piacesse, per il trionfo della difficile missione di Muggia. Il 21 aprile 1929, il primo della “Settimana di Dio”, la febbre rimonta. Alla sorella Maria, il Nostro dice scherzando: «È tutta colpa di p. Peruffo che sto peggio». L’offerta era stata fatta e Dio scendeva puntuale. All’ospedale, la sera del 24 aprile, sorridente, salutati i fratelli in visita, il papà e la mamma, ecco squillare nel corridoio il campanello del Viatico. Il volto di Egidio si illumina, riceve il suo Gesù accompagnando le preghiere del sacerdote.
Dice poi il suo personale ringraziamento, distintamente, anche se con un fil di voce. Maria poté raccogliere e trascrivere queste ultime espressioni: «Caro Gesù, quanto ti voglio bene, quanto ti amo! Ti ho sempre amato tanto. Sono felice di morire, di venire in Paradiso. Forse oggi. Quanto felice, quanto contento! Così presto! Che grazia, Gesù, mi hai fatto! Non meritavo tanto, non ne sono degno… Caro Gesù, quanto sei buono!». E tenendo in mano il Crocifisso: «Mi perdoni le mancanze commesse? Mai ti ho offeso volontariamente. Qualche mancanza sarà stata per debolezza; ma ti ho sempre amato».
E guardando gli astanti: «Che bel soffrir! Tanto bel». Ultime parole furono i “sì” alle preghiere della mamma e di Maria che l’assistevano. Alle ore 5.30 del mattino del 25 aprile spiccava il volo, il più ardito, nel cuore di Gesù che aveva tanto amato. A Muggia, frattanto, la Settimana di Dio, travolgendo ogni trepida previsione, aveva raggiunto il massimo di fervore e partecipazione: anche nel cantiere. La missione di Egidio continua a dare frutti spirituali in tante persone che sentono parlare di lui, che leggono la sua biografia, che trovano conforto e luce nei suoi scritti, che ricorrono alla sua intercessione.
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