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Via Crucis cittadina PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianpaolo Sarti   
giovedì 16 aprile 2009
Parla a braccio monsignor Eugenio Ravignani ai tanti cittadini che anche quest’anno hanno preso parte alla tradizionale Via Crucis. In Cattedrale il primo pensiero del vescovo è rivolto ai terremotati d’Abruzzo: «un Venerdì Santo che non dimenticheremo». E poi un invito alla preghiera «intensa, forte, fiduciosa perché non possiamo non commuoverci davanti alle sorelle e ai fratelli dell’Aquila che ci domandano un gesto, un sussulto di fede che possa far risorgere in quelle terre la luce e la certezza che non solo soli». Le offerte — oltre 4 mila euro la cifra raggiunta al termine della celebrazione — saranno inviate dalla Caritas diocesana nelle zone colpite dal sisma per sostenere progetti di ricostruzione.

L’appello di mons. Ravignani si allarga a quanti si trovano in difficoltà: «continuiamo ad essere solidali con chi non trova una spalla su cui piangere e con chi non trova un amico con cui camminare».
D’altronde uno dei temi cardine della serata è quello della solidarietà, «una delle vie per l’incontro con Lui e l’altro». Le esperienze di accoglienza di mendicanti e senzatetto raccontate da realtà come la Comunità di San Martino al Campo sono occasione per richiamare un messaggio di «speranza e relazione profonda con l’altro perché la Passione è anche una storia d’amore».

Poche parole che scuotono, quelle della Comunità di Sant’Egidio: «davanti allo zingaro e al barbone molti indietreggiano. Sembra un atteggiamento normale cambiare marciapiede quando si incontra un povero. Non siamo in grado di reggere il suo sguardo, ci sembra un’accusa alla nostra vita, a noi che desideriamo non essere giudicati nel nostro sperpero di ricchezze ed energie. Ci crea disagio l’odore, lo sporco, il modo di parlare dei poveri». E ancora la testimonianza di un volontario della Caritas diocesana: «È nella condivisione che il dolore si ridimensiona e può trovare spazio Gesù».

La processione sfila lenta lungo il colle, ritmata dai canti. In mezzo ai fedeli molti i volti giovani che animano le stazioni. Chi porta la Croce, chi la lanterna, chi invece attende in cattedrale preparando i canti per il momento di preghiera con il vescovo.

Non solo la solidarietà. Ad accompagnare la Via Crucis di venerdì scorso anche le riflessioni sull’interiorità e l’arte, con una rilettura di opere come l’Ultima cena del Perugino. Qui il volto sereno e fanciullesco di Giovanni che riposa nell’abbraccio di Gesù ci sollecita a pensare alle nostre relazioni, ad iniziare dal senso della conoscenza. «Conoscere è partecipare all’intimità della persona che si ha di fronte — si legge in uno spunto per la preghiera — entrare in una relazione così profonda da sentirsi capaci di dare e ricevere fiducia».

 
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