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I sotterranei di Santa Maria Maggiore |
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Scritto da Alessandra Scarino
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giovedì 28 giugno 2007 |
Mercoledì 27 giugno 2007, alla presenza delle autorità, del parroco don Giovanni Angeli e del vicario generale mons. Gianpaolo Muggia, sono stati inaugurati i “Sotterranei dei Gesuiti” della chiesa di Santa Maria Maggiore, riportati alla luce grazie al paziente e costante lavoro della Sezione di speleologia urbana della Sas (Società adriatica di speleologia), che ha cominciato i suoi scavi nel 1983. Questi ambienti sotterranei, che si sviluppano sotto la chiesa, da sempre sollecitano la curiosità della gente, che nel corso del tempo ha intrecciato, sulla base dei pochi dati storici disponibili, leggende gotiche molto fantasiose.
Lo speleologo Paolo Guglia, che ha partecipato agli scavi, ha guidato
le persone presenti lungo l’intero itinerario dei sotterranei, dalle
gallerie alla cosiddetta “Camera rossa”, dalla scala a chiocciola della
“Torre del silenzio” alla stanza del coro e alla soffitta. Come ha
raccontato Guglia, gli scavi degli speleologi sono stati seguiti dalla
gente con intensa partecipazione e soprattutto nella speranza di
trovare finalmente le prove della presenza di un tribunale
dell’Inquisizione nella famigerata “Camera rossa” e di altri
inquietanti segreti relativi a possibili presenze di persone
imprigionate nella torre.
Tuttavia i rilevamenti degli scavi e i
documenti attualmente disponibili non consentono di suffragare queste
pur affascinanti leggende popolari. Il cosiddetto cunicolo del gatto ed
i “depositori”, dove è stato ritrovato lo scheletro di un felino,
conducono alla “Camera rossa”, così chiamata a partire dalla leggenda,
che immaginava qui operante il giudice dell’Inquisizione bardato di un
mantello rosso.
Nella nicchia laterale si pensava che venisse
imprigionato l’accusato e del resto il ritrovamento di un teschio
sembra tuttora dare alimento, sia pure sempre in forma puramente
congetturale, alle credenze popolari, tanto più che accanto
all’ipotetica postazione dell’Inquisitore si trova il “pozzo delle
anime”, dove si immaginava che gli inquisitori immergessero il
condannato svenuto per farlo rinvenire dalle atroci torture.
In realtà
i dati esistenti portano a una conclusione molto più prosaica:
probabilmente questo antro serviva da magazzino e da deposito. Per
quanto riguarda la Torre del silenzio, è costituita da una scala a
chiocciola su cui si aprono delle feritoie e degli slarghi la cui
struttura fa pensare a una costruzione con finalità militari. Anche se
l’idea sembra originale, tuttavia non è così inverosimile che un ordine
potente e politicamente influente come quello dei Gesuiti potesse aver
progettato una torre con finalità difensive.
Attraverso la scala si
accede al coro e quindi alla soffitta, dove sono rimaste le tracce
della presenza, all’epoca della seconda guerra mondiale, di famiglie
ebree qui tenute nascoste: scritte di nomi e date testimoniano così un
tragico momento della nostra storia, fatto di persecuzioni e violenze.
Tuttavia anche per le rimanenti parti del sito rimangono aperti molti
interrogativi, che forse potrebbero gettare luce su sezioni della
nostra storia ancora poco conosciute, illuminando aree oscure del
passato della nostra città. La scala della Torre del silenzio è un
modello di perfezione architettonica: ogni gradino ha una grandezza
diversa, così da consentire perfettamente l’accesso alle diverse aree.
A
corredo dell’opera di restauro, sono stati predisposti nei sotterranei
dei pannelli esplicativi, preparati dalla sezione di speleologia urbana
della Sas. A breve inizieranno anche ad essere organizzate in modo
sistematico delle visite guidate, così da favorire la conoscenza di
questo prezioso antro, che ci parla dal passato una lingua misteriosa,
ma che gli studi e la conoscenza scrupolosa riporteranno di sicuro alla
verosimiglianza e alla chiarezza, per la gioia degli storici e il
dispiacere di tutti gli appassionati di letteratura “fantasy”.
Per
informazioni ed appuntamenti contattare l’Ufficio parrocchiale (via del
Collegio 6), lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 11; telefono: 040
632920.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 marzo 2009 )
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