giovedì 29 luglio 2010
 
     
  Home arrow Approfondimenti arrow Interviste e testimonianze arrow Lampedusa
     
 
Testimoni Digitali
Appuntamenti
 
 
 
San_Giusto
 

Sito ufficiale della
Diocesi di Trieste

Uradna spletna stran
TRŽAŠKA ŠKOFIJA

 
Lampedusa PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Ravalico   
giovedì 02 aprile 2009
È un’isola particolarmente allungata (circa 12 km di lunghezza, contro i soli 3 di larghezza). Geologicamente appartiene all’Africa e, come Pantelleria, è più vicina alle coste tunisine che a quelle italiane; dista infatti solamente 113 km dalle coste africane, contro i 205 km dalla Sicilia. Questa è Lampedusa, il punto più meridionale dello Stato italiano. Ma anche Lampedusa frontiera d’Europa.

Una storia, quella di Lampedusa, molto complessa: luogo di sosta per fenici, greci, romani ed arabi, che hanno lasciato tracce ben evidenti del loro passaggio. I romani sfruttarono Lampedusa per impiantarvi uno stabilimento per la lavorazione del pesce; gli arabi lasciarono più impronte perché, dediti com’erano alla pirateria, la utilizzarono come approdo anche molto tempo dopo la loro cacciata dalla Sicilia. Poi l’isola per lungo tempo rimase in tranquilla attesa di nuovi abitanti. Fu colonizzata dai francesi, poi dai maltesi, poi da gruppi di agricoltori inglesi. Anche i russi tentarono l’acquisto dell’isola per tentare di insediare una colonia di sudditi della zarina.

Poi, nel 1860, gli isolani si ritrovarono sudditi del Regno d’Italia che si disinteressò totalmente dell’isola, se non per importarvi nel 1872 una colonia penale, soppressa soltanto nel secolo successivo. Dopo decenni di attesa, negli anni ’60 dello scorso secolo, Lampedusa ha ottenuto la linea telefonica, una centrale elettrica e l’aeroporto. Ma tanti altri servizi essenziali mancano.

Oggi, per la sua posizione geografica, Lampedusa rappresenta uno dei punti d’ingresso in Europa per le migrazioni africane. A partire dagli anni Novanta, le coste trapanesi e lampedusane hanno conosciuto gli sbarchi prima di tunisini, poi di cittadini del Nord Africa e di tutta l’Africa sub sahariana, che raggiungevano la Tunisia per imbarcarsi alla volta di Lampedusa.

A partire dal 2002 gli arrivi aumentano; dopo una diminuzione per due anni consecutivi del numero degli arrivi, il dato è in forte aumento nel 2008. Nel primo semestre il numero degli arrivi è addirittura triplicato con 11.949 persone arrivate in Sicilia, contro i 3.158 dello stesso periodo del 2007. Cambia anche la tipologia degli arrivi: più donne e richiedenti asilo, sempre meno marocchini ed egiziani. All’aumento degli arrivi corrisponde inevitabilmente un aumento delle vittime: 387 quelle documentate dalla stampa nel primo semestre del 2008, contro le 556 di tutto il 2007. Dal 1988 le vittime del canale di Sicilia sarebbero almeno 2.962.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nei primi mesi del 2008, le prime dieci nazionalità dei migranti sbarcati in Sicilia erano: Somalia, Nigeria, Tunisia, Ghana, Marocco, Egitto, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Eritrea e Togo.
A Lampedusa, nel corso degli anni ’90, dopo un robusto impegno della comunità parrocchiale nel servizio di accoglienza dei tantissimi immigrati giunti sull’isola, la Stato italiano nel ’98 ha istituito un Centro di permanenza temporanea  ed assistenza (Cpta) per l’accoglienza di 186 persone, con l’ulteriore soccorso di “centro di primo soccorso e smistamento” dei migranti che sbarcavano sull’isola.

Poi nel 2006 il Cpta venne trasformato in Centro di soccorso e prima accoglienza (Cspa), in grado di ospitare  381 persone, estensibili all’occorrenza a 804.
Peraltro, a seguito di scelte governative di quest’anno, è stato previsto per Lampedusa la trasformazione di quel Centro in un Centro di identificazione ed espulsione (Cie), una vera struttura di detenzione, in parte già presente, di dimensioni molto consistenti.

Tutto questo, e altro ancora, è Lampedusa, una realtà complessa per molti versi.
In questa realtà la Caritas Italiana, nei giorni 25, 26 e 27 marzo, ha voluto riunire il suo Coordinamento Immigrazione, composto da una cinquantina di persone, all’interno del quale è presente e ha partecipato il direttore della Caritas diocesana di Trieste, Mario Ravalico, in rappresentanza della regione conciliare Triveneto, assieme agli operatori Eva Sicurella per la sezione richiedenti asilo e Tullio Burzachechi per lo sportello legale.

Lo scopo di questa scelta è stato quello di creare una vicinanza e una prossimità tra la comunità locale di Lampedusa e le Chiese che sono in Italia, realizzata attraverso la Caritas Italiana, ma anche far sentire la voce della Chiesa agli organi istituzionali preposti all’accoglienza, per affrontare con maggior serenità, con equilibrio e con grande senso di umanità il drammatico problema dell’immigrazione e degli sbarchi soprattutto di persone richiedenti asilo a Lampedusa. Del resto, la scorsa estate, anche la nostra regione è stata interessata a questo fenomeno, in termini di accoglienza.

E la riflessione avviata in quelle tre giornate sui diversi punti di vista proposti da rappresentanti della comunità locale, il parroco e la sua gente prima di tutto, ma anche il sindaco di Lampedusa e i rappresentanti delle organizzazioni che operano all’interno dei Centri, è servita per acquisire maggiore consapevolezza, maggior conoscenza del problema, ma anche per studiare quali strumenti devono essere adottati per governare il fenomeno.

Anche le testimonianze, drammatiche, che abbiamo sentito, assieme alle celebrazioni dell’Eucaristia e agli intensi momenti di preghiera vissuti assieme ai tre vescovi presenti (mons. Montenegro di Agrigento, mons. Romeo di Palermo e mons. Merisi di Lecco, presidente di Caritas Italia), specie quello alla “porta d’Europa”, dove approdano i barconi con il carico umano che conosciamo, sono state perle preziose per ciascuno di noi e ricchezza per la comunità lampedusana, che con noi ha condiviso tutti quei momenti.

E, a conclusione dei lavori, tre sono stati gli impegni assunti da tutta la Caritas Italiana in questo luogo simbolo — Lampedusa — porta dell’Europa ma anche grande cuore del Mediterraneo: un rinnovato impegno accanto alla diocesi di Agrigento e alla parrocchia di Lampedusa, l’impegno per un laboratorio pastorale sull’immigrazione che impegni tutte le Chiese della Sicilia attraverso le Caritas e infine una rinnovata attenzione a tutte le problematiche riguardanti l’immigrazione, a partire dalla cura della salute e dei ricongiungimenti familiari.
 
< Prec.   Pros. >
 
Menu Principale
Home
Appuntamenti
Chiesa
Approfondimenti
Saperne di più
Interviste e testimonianze
Speciali
Progetto Carcere
Muggia
Archivio storico
Siti consigliati
Mappa del sito
Login utenti registrati
Registrati gratuitamente sul sito web di Vita Nuova: potrai accedere alle rubriche, agli approfondimenti e agli altri contenuti speciali.
Articoli più letti
Archivio
Copyright © 2006 - 2010 - Vita Nuova Trieste - P.IVA 00524280328
Contatore visitatori: counter BI@Work