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Home Approfondimenti Interviste e testimonianze Intervista a Marco Aliotta sui senza dimora |
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Intervista a Marco Aliotta sui senza dimora |
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Scritto da Tiziana Melloni
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giovedì 02 aprile 2009 |
Sul tema delle persone senza dimora la testimonianza di Marco Aliotta,
responsabile del Centro di ascolto della Caritas diocesana di Trieste.
«Vorrei partire da due aspetti del disagio legato alla mancanza di
riferimenti anagrafici. Il primo è la mancanza di “casa” in senso
affettivo, quindi il dissolvimento di una rete familiare, di amicizie,
del lavoro; non è necessario perdere le “quattro mura” per ritrovarsi
in queste condizioni. Si tratta di situazioni ad alto rischio; una
volta imboccata la china del distacco dalla comunità, è fin troppo
facile poi finire sulla strada.
I classici “barboni” che girano in cappotto, come a proteggersi anche fisicamente dal contesto sociale, non sono che la punta dell’iceberg di un disagio iniziato magari con un singolo evento traumatico — la disoccupazione, la separazione — e poi continuato con un progressivo degrado.
Il signor Claudio, che un mese fa circa era morto sulle scale del Silos (un evento di cui per alcuni giorni si sono occupate le cronache cittadine, ndr), è un drammatico esempio di come si può avviare questo processo, che spesso arriva ad un punto di non ritorno. Nei registri del Centro di ascolto abbiamo ritrovato tre colloqui, avvenuti ad intervalli di circa tre anni: ogni volta si vedeva in lui il segno di una separazione sempre più netta dalla vita sociale.
Il secondo aspetto riguarda invece l’essere fisicamente senza un tetto sopra alla testa. Si tratta di un problema relativamente più semplice da affrontare. Sicuramente l’Ater offre un aiuto notevole; molti alloggi sono stati assegnati; tuttavia le persone in lista d’attesa restano un numero consistente. Occorre poi denunciare gravi carenze se non veri e propri abusi nel mercato privato degli affitti.
Non più tardi di stamattina, in una riunione, uno dei nostri operatori ci ha riferito di una proposta di affitto in un alloggio che non era neppure possibile definire tale, a più di 300 euro al mese. Esiste un mercato nero degli affitti, in cui non vengono neppure stipulati i contratti oppure non vengono registrati. Succede poi che le rate dell’affitto siano così alte da mangiarsi tutto il reddito: prendiamo il caso di una pensione sociale, sui 500 euro: è praticamente pari all’affitto di una casa appena dignitosa.
C’è poi il sovraffollamento, specie nelle case dove abitano gli immigrati. Qualche anno fa abbiamo pure denunciato in Questura un traffico illecito di domicili fittizi: pur di avere un indirizzo, in cambio di un migliaio di euro una persona poteva figurare come inquilino in un appartamento, nel quale però non abitava. Come si vede il problema della casa e del domicilio ha molti risvolti, tutti da prendere attentamente in considerazione».
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