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Home Approfondimenti Interviste e testimonianze Intervista all'assessore Carlo Grilli sui senza dimora |
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Intervista all'assessore Carlo Grilli sui senza dimora |
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Scritto da Tiziana Melloni
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giovedì 02 aprile 2009 |
I Comuni sono direttamente coinvolti sia nei servizi anagrafici che nella presa in carico di situazioni di disagio, tra cui figura quella dei senza dimora. Abbiamo interpellato l’assessore Carlo Grilli insieme ad Ambra De Candido, una delle dirigenti dell’Area protezione sociale del Comune di Trieste, sul tema del diritto alla residenza. Da notare che Trieste, come altri Comuni sensibili al servizio di accoglienza, ha creato una via “fittizia” da assegnare come residenza alle persone senza dimora, dal nome assai significativo: “via della Casa Comunale”.
Residenza e persone senza dimora: come si comporta l’amministrazione comunale? Il problema delle persone senza dimora non si può ricondurre genericamente alla residenza. Il Comune si mette a disposizione del disagio, funge da spalla per una possibilità di recupero.
I Piani di zona permettono di dare delle risposte sul territorio. Sono emersi diversi progetti, occasione per consolidare o avviare una buona collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella promozione sociale: istituzioni, associazioni, cooperazione sociale. Un esempio positivo è l’azione “Emergenza freddo” (tra dicembre e marzo), con lo scopo di intercettare, nell’atrio della stazione, persone senza dimora ed offrire loro ristoro e un posto letto per la notte, ed anche di raccogliere le segnalazioni dei cittadini. È poi un modo per far agganciare le persone da parte degli operatori dei servizi sociali e avviare con loro un eventuale percorso di uscita dal disagio.
Cosa succede se le persone senza dimora sono prive di residenza? Se si tratta di persone che avevano già la residenza a Trieste, ma sono finite sulla strada per i motivi più vari, la procedura è più semplice. In generale le persone prive di residenza vengono accompagnate presso gli uffici anagrafici da un operatore dei servizi sociali e la residenza in Comune viene assegnata in appoggio ad un programma di reinserimento sociale e lavorativo.
Sono aumentate le persone senza dimora in seguito alla crisi? Non sembra che la crisi abbia ancora toccato in modo forte la città, come è successo in zone più industrializzate. Mentre abbiamo notato che l’iniziativa “Emergenza freddo” ha attirato a Trieste non poche persone da fuori. Tra le persone senza dimora c’è molta mobilità, appena si sparge la voce di un nuovo servizio si spostano. Non è possibile però accogliere chiunque né appare costruttivo dare assistenza pubblica senza un progetto orientato al recupero di condizioni di vita dignitose.
Quali sono le difficoltà che incontrano i servizi sociali? Occorre sempre adattare le politiche sociali al momento storico. Oggi la povertà viene percepita soprattutto come scadimento del tenore di vita. Allora forse è il caso di rivedere gli stili di vita. Un altro elemento di difficoltà è il dissolvimento dei legami familiari. C’è una grossa differenza tra chi perde il lavoro e ha una famiglia che lo sostiene e chi invece è solo oppure ha perduto tutti i riferimenti familiari.
Quali soluzioni per venire incontro al disagio? Nell’ambito delle povertà estreme, pensiamo che un grosso aiuto possa venire dal Centro diurno che stiamo ultimando in via Udine. La gestione sarà affidata a varie realtà di volontariato, tra cui la Comunità di San Martino al Campo. Nel Centro ci sarà la possibilità di socializzare, di leggere, di iniziare percorsi di inclusione e reinserimento sociale.
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