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Scritto da Marzio Serbo
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giovedì 02 aprile 2009 |
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Esiste una regola nata dalla riflessione filosofica, secondo la quale la somma matematica non risulterebbe corretta se il risultato è il tutto, l’intero. Spieghiamo in altre parole: il tutto supera sempre, eccede la somma delle parti di cui è composto. È appunto la regola dell’eccedenza. Così la resurrezione di Cristo non può essere semplicemente la conclusione storica della sua esistenza umana, ma pur rimanendo un fatto sperimentato in un determinato momento del tempo e in un preciso luogo geografico, esso eccede tempo e spazio e si manifesta come un evento che supera le dimensioni del nostro esistere, senza mai però tralasciarle.
Il volto del Risorto è trasfigurato, ma pur sempre profondamente umano. Carico di materia ed eccedente di spirito. È il volto dello Sposo che trasuda gioia e vita, eccedenze che come una marea inondano l’umanità. Certamente il Signore non è più visibile tra noi, ma il suo Spirito continua ad essere presenza operante, così Leone Magno intendeva: «pertanto quel che era visibile nel Redentore, è passato nei riti sacri». Noi vediamo il volto del Risorto nei misteri celebrati, nei sacramenti e in particolare nell’Eucaristia e nella partecipazione contempliamo il volto di quella eccedenza che è dono inesauribile di salvezza, per ogni uomo.
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