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Scritto da Cristina Degrassi
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giovedì 12 marzo 2009 |
C'è sempre una prima immagine quando si visita un luogo. Una fotografia
che contiene un’emozione e che s’imprime nel ricordo. Il mio primo
impatto con il Castello di Duino contiene l’immagine del suo portale
d’accesso, ancora chiuso. Possente ed incorniciato di rampicanti, fa
intuire appena la leggera salita che nasconde, e nella breve attesa che
mi separa dall’apertura riesce ad eliminare il circondario, fatto di
case e di macchine, per regalarmi, con la sua sola presenza, il tempo
remoto degli antichi manieri.
È un passato davvero imponente, quello del sito di Duino, che trova le prime citazioni storiche nella “Naturalis Historia” di Gaio Plinio Secondo detto “Plinio il vecchio”, scrittore latino del I secolo d.C. In realtà, i castelli sono due, di quello citato da Plinio il Vecchio, ormai rudere, si distinguono ancora la sagoma di un torrione e di un’arcata. Lo si ammira splendidamente dal camminamento che porta all’attuale castello, ed è legato alla leggenda della Dama Bianca, fanciulla sfortunata con un marito crudele, che con l’inganno la gettò da una rupe. La leggenda vuole che la poverina, per lo stupore della crudeltà subita, si pietrificò nella roccia calcarea, che ne assunse le sembianze, senza raggiungere mai il mare.
Il castello nuovo, invece, appartiene alla famiglia dei principi della Torre e Tasso dalla fine del 1400 ed io lo visito assieme a mister Harry Richardson, amico scozzese dei principi e per l’occasione gentile anfitrione. Percorrendo la leggera salita del viale d’accesso, mister Richardson mi indica un muro di cinta dicendomi che al di là si trova il cimitero di famiglia e, quando gli chiedo se è visitabile, con il suo accento inglese, mi risponde: sì, certo, ma solo dai defunti. Si ride, come non apprezzare l’english humour!
Le prime sale che visitiamo testimoniano con documenti e fotografie molti eventi storici di cui furono protagonisti i rappresentanti della famiglia della Torre e Tasso: testi originali e raccolte epistolari con i Bonaparte, con i reali di Grecia e di Danimarca e molte altre nobili e coronate famiglie europee. Una casa di bambole di grandi dimensioni dei primi ’900, realizzata dalla principessa Eugenia di Grecia, madre del principe Carlo Alessandro, è il risultato di un lavoro durato vent’anni. La principessa l’ammobiliò interamente con arredi ed accessori in scala, lasciando ai posteri la valenza di una pazienza ed una minuzia certosina.
Vi si trovano inoltre una raccolta di francobolli pressoché unica, e varie documentazioni relative al recapito della corrispondenza, occupazione prevalente esercitata in regime di monopolio dalla famiglia della Torre e Tasso dal 1500 sino al 1848. Il raggio di copertura del recapito era enorme, considerando i mezzi dell’epoca, e copriva con efficacia un territorio che andava dalla Danimarca alle Due Sicilie.
Per passare ai piani superiori si sale una splendida scala elicoidale progettata da Andrea Palladio, insigne architetto cinquecentesco, e si accede a varie stanze, personali e di rappresentanza, che attraverso cimeli, quadri e oggetti testimoniano un passato di visite illustri. Qui, infatti, trascorsero la luna di miele Massimiliano d’Asburgo e la sua sposa Carlotta del Belgio nell’attesa che si portassero a termine i lavori del loro magnifico Castello di Miramare, e sempre qui sostò l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria proprio poco prima della sua partenza per Sarajevo, dove il 28 giugno 1914 fu assassinato assieme alla moglie, episodio che determinò lo scoppio della prima guerra mondiale.
Anche tra scrittori e poeti le visite furono eccelse: al castello fu ospite l’americano Mark Twain, celebre autore delle “Avventure di Huckleberry Finn”; il poeta Gabriele D’Annunzio, che vi soggiornò con l’attrice Eleonora Duse, e ancora il famoso compositore Johann Strauss, il padre della psicoanalisi Sigmund Freud ed il grande poeta Rainer Maria Rilke. Rilke visse a lungo al castello e proprio qui nel 1912 iniziò una delle sue opere più importanti, le “Elegie Duinesi”. Di questo castello il grande poeta amava in particolare una delle terrazze a picco sul mare, vi lavorava spesso ed ammirandone il paesaggio, si dice, riusciva a stemperare la sua infinita malinconia.
Al centro di uno dei salotti fa splendida mostra di sé un fortepiano in mogano, decorato in bronzo dorato, che fu suonato da Franz Liszt in persona durante un suo soggiorno al castello. La grande sala da pranzo ed il tavolo apparecchiato con porcellane di pregio e posateria con lo stemma della famiglia conclude il percorso delle stanze visitabili e si apre sul cortile interno.
Il cuore del cortile è costituito dalla torre quadrangolare di basamento romano, testimoniato dalla lapide commemorativa del III secolo d.C. e collocata nel sito in occasione di una visita dell’imperatore Diocleziano. Nel parco di alberi secolari si è aggiunta negli ultimi anni un’ulteriore attrattiva: un bunker scavato durante la seconda guerra mondiale, ed utilizzato dal 1943 al 1945 dalle Waffen-SS tedesche. A 18 metri di profondità e con un’uscita come avamposto sul mare era un luogo strategico di grande importanza; ora, grazie ad un meticoloso lavoro di restauro, si è trasformato in un museo.
Sarebbero ancora molte le cose da menzionare e da raccontare sul Castello di Duino, leggende antichissime forse poco veritiere, ma senz’altro suggestive, che vogliono la presenza al castello di Attila e di un Dante Alighieri pensoso e in meditazione su di uno scoglio, e racconti storici, tanti ed affascinanti, sulla vita dei protagonisti dell’illustre casata della Torre e Tasso. Una casata così internazionale già in tempi lontani, da assumere i cognomi Von Thurn und Taxis in Austria e Germania e La Tour et Tassis in Belgio e Francia.
Più di ogni altra cosa degli abitanti di questa dimora, nei secoli, colpisce la grande capacità di aprirsi al mondo, di accogliere intelletto, creatività e storia. Un’apertura che oggi ha fornito gli strumenti a questo luogo per divenire non solo un sito storico di grande interesse, ma anche e per volontà dei principi un polo congressuale di grande prestigio adatto ed equipaggiato per conferenze di altissimo livello e di respiro internazionale.
Oltre ai ricordi, ai cimeli, alle preziosità ed infine alle moderne tecnologie che le mura di questo castello racchiudono, più di ogni altra cosa rimane nel cuore del visitatore la vista che si gode dalle sue terrazze a picco sul mare. Rimasta inalterata nelle mutevoli fortune del tempo, è senz’altro qualcosa d’impagabile che rasserena la mente e addolcisce il cuore. Non mi è difficile immaginare quanto un simile incanto, unito alla secolare ospitalità dei proprietari del castello, abbia reso piacevole, da sempre, il soggiorno in questo luogo. E non mi è difficile immaginare quanto lo sarà in futuro.
Dove: Duino. Tel. 040 208120, e-mail:
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, sito web: www.castellodiduino.it Quando: dai primi di aprile a fine settembre 9.30-17.30 tutti i giorni escluso il martedì; marzo e ottobre 9.30-16.00 tutti i giorni escluso martedì; nei mesi invernali aperto il sabato, la domenica e festivi dalle 9.30 alle 16.00. Quanto: Intero 7,00 euro, Famiglia (2 adulti+2 ragazzi) gratuità per 1 ragazzo; gruppi da 10 a 24 persone 6,30 euro; gruppi di 25 o più persone 5,00 euro; over 65 5,00 euro; studenti con carta 4,50 euro; ragazzi da 7 a 16 anni 3,50 euro; bambini fino a 7 anni gratis. Visite guidate: su prenotazione alla mail
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o via fax 040 2071398. È possibile organizzare per le scolaresche un suggestivo percorso didattico.
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