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Appello della Caritas sull'immigrazione |
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Scritto da Caritas diocesane trivenete
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giovedì 05 marzo 2009 |
Si è svolta lunedì 2 marzo a Gorizia la conferenza stampa indetta dalle quattro Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia per invitare tutti gli onorevoli parlamentari eletti in Friuli Venezia Giulia, nonché gli amministratori della Regione, a promuovere un’interrogazione parlamentare per trovare una soluzione alla grave situazione di emergenza che si sta verificando in questi giorni a Gorizia. La situazione è questa: l’applicazione dell’art. 5 comma 7 del D. Lgs 140/05, che permette alle Prefetture di dimettere gli ospiti del Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Gradisca, sta creando notevoli disagi nel territorio goriziano.
Tale dimissione si può effettuare sei mesi dopo che gli stranieri accolti abbiano richiesto lo status di rifugiato, o dopo sei mesi dalla data di avvio del procedimento di ricorso al diniego di tale status. Gli stranieri, giovani donne e uomini, vengono fatti uscire dal Cara di sera, con qualunque tempo, con i loro pochi effetti personali raccolti in borse di plastica. Naturalmente a queste persone è consentito lavorare e avere un’indipendenza economica, ma non è pensabile che trovino un lavoro all’uscita dal Cara. Così vagano in cerca di aiuto.
I pericoli del silenzio istituzionale Le Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia, e in particolare quella di Gorizia, si trovano da sole a gestire l’accoglienza delle persone dimesse dal Cara di Gradisca, prive di mezzi economici e ancora legalmente richiedenti lo status di rifugiato, che non trovano alcuna istituzione pubblica disponibile a farsene carico. Così, tra il settembre 2008 e il febbraio 2009, la sola Caritas diocesana di Gorizia ha accolto 588 persone dimesse dal Cara e di queste tuttora 92 sono ospitate.
Il silenzio delle istituzioni pubbliche, in primis del ministro degli Interni, rappresentato dall’Ufficio territoriale del Governo (Utg) - Prefettura, è drammatico. Si rimuove il problema senza creare un clima di collaborazione. Si nega, di fatto, la sicurezza nella nostra Regione: non soltanto in termini di prevenzione della criminalità, ma anche perché gli stranieri si trovano in una situazione di vulnerabilità, essendo privi di mezzi economici per vivere, quindi la loro incolumità personale è in pericolo, come possono minare la sicurezza degli italiani e degli stranieri regolarmente residenti. Possono essere facili vittime del lavoro irregolare e della criminalità organizzata: soprattutto le donne, visto che la maggior parte di loro è stata portata in Italia proprio da quest’ultima, con lo scopo di farle prostituire.
La formula vincente è la collaborazione In una Regione come la nostra, dove la gente friulana, giuliana, veneta, slovena e tedesca si è sempre dimostrata sensibile all’accoglienza dello straniero, come è accaduto durante la crisi economico-sociale in Albania, durante le guerre balcaniche, nei confronti dei richiedenti asilo curdi, iracheni e afghani, non si può ora rimanere inerti. In quelle occasioni è stato vincente il comune lavoro fatto con risorse pubbliche e del privato sociale. Una pagina di storia, in tal senso, è stata scritta proprio tra le mura di questo edificio, che ha accolto, solo tra il 2001 e il 2005, 14 mila persone. In quegli anni la Prefettura aveva chiesto alla Caritas diocesana di stipulare una convenzione per accogliere quanti arrivavano a Gorizia come irregolari.
Un altro esempio di questa buona prassi sono i progetti di accoglienza inseriti nel sistema di Protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprara), che molti enti locali della Regione condividono con le Caritas e altri soggetti del privato sociale.
Le Caritas diocesane in prima linea Le Chiese diocesane del Friuli Venezia Giulia, tramite le Caritas, sono pronte a continuare a mettere a disposizione le risorse umane (operatori e volontari) e finanziarie (tramite l’otto per mille, ma anche la solidarietà delle comunità cristiane e delle persone di buona volontà). Accanto ad esse è però necessaria anche la presenza degli Utg del Friuli Venezia Giulia, per riaprire un dialogo permanente e non scaricare tutta l’emergenza sulle diocesi. Nell’agosto 2008 è stato attivato un tavolo di lavoro, tra Prefetture, Caritas diocesane, Regione e Enti locali del Fvg presso il Palazzo del Governo di Trieste, per risolvere l’emergenza dei richiedenti asilo di Aviano.
Il commissario di Governo, il prefetto dott. Balsamo, ha dichiarato di voler mantenere questo spirito collaborativo anche in futuro, ma una volta sistemate quelle persone nei vari territori, quel tavolo di concertazione non è più stato convocato, nemmeno per una doverosa verifica di come siano andate le cose. Per questi motivi si chiede agli onorevoli Parlamentari eletti nella nostra Regione di predisporre un’interrogazione parlamentare, per chiedere la risoluzione della situazione emergenziale a Gorizia. Invitiamo gli amministratori, le autorità e i consiglieri regionali a intervenire nelle loro sedi istituzionali per far presente la grave emergenza presente nella città di Gorizia.
Forte dunque la richiesta fatta ai rappresentanti della stampa, delle televisioni e delle radio locali per dare il giusto rilievo nei mass media a quanto sta accadendo, e contribuire in questo modo a dare una corretta informazione che metta in luce l’emergenza e chi si sta impegnando a farvi fronte.
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