|
Scritto da Claudio Bisiani
|
|
giovedì 05 marzo 2009 |
In occasione dell’8 marzo abbiamo sentito anche l’opinione di quattro uomini, rappresentanti di altrettante fasce d’età, per sapere cosa ne pensino dell’universo femminile d’oggi e di come sia cambiato — se è davvero cambiato — il ruolo della donna nel corso degli anni.
Matteo Russo, triestino emigrato a Milano, 26 anni, dopo essersi laureato in Scienze politiche, sta frequentando un master in Comunicazione politica sociale e istituzionale.
Come vede la donna e la condizione della donna oggi? Nelle mie coetanee non vedo sostanziali differenze, anzi molto spesso sono più brillanti di noi e sanno gestire meglio le difficoltà e lo stress. I problemi subentrano quando si entra nel mondo del lavoro e in quello della politica, dove pur a fronte di un’ottima preparazione gli uomini sono restii a concedere loro posizioni di guida: c’è, insomma, una parità solo di facciata (vedi ad esempio le pochissime donne ministro, quasi sempre senza portafoglio), perché ai vertici le donne non ci arrivano quasi mai, a meno che non siano figlie di qualcuno o ex veline.
È un problema culturale ma anche reale, perché in Italia non ci sono servizi per la famiglia e quindi il più delle volte la donna è costretta a scegliere tra lavoro e famiglia.
Dal suo osservatorio come sono cambiate le donne nel corso degli anni? Credo che nessuna ragazza di oggi potrebbe concepire di fare la casalinga: le mie coetanee hanno la nostra stessa preparazione e dunque anche le nostre stesse ambizioni, il nostro stesso desiderio di realizzarsi anche nel mondo del lavoro.
C’è da dire che a fronte della crisi economica non potrebbero nemmeno permetterselo, ma c’è soprattutto l’aspirazione a vivere da protagoniste in tutti i campi. Mia mamma ha fatto la casalinga per scelta, mentre oggi non sarebbe pensabile: mia sorella, ad esempio, pur avendo tre figli, non pensa assolutamente di smettere di lavorare.
Cosa chiedono oggi gli uomini alle donne? Io chiederei che facciano attenzione a non mascolinizzarsi, a non assumere i nostri stessi atteggiamenti, soprattutto quelli negativi. Naturalmente capisco che questa sia la conseguenza del tentativo di colmare la distanza, di arrivare anche ai posti di comando (se non ti adegui ai modelli, ovviamente maschilisti, sei fuori); tuttavia, per dirla con Roberto Vecchioni, preferirei una donna con la gonna piuttosto che una signorina rambo.
Gian Matteo Apuzzo, triestino, 40 anni, una figlia, sociologo, insegna all’Università di Trieste.
Come vede la donna e la condizione della donna oggi? Senza dubbio si sono fatti molti passi avanti, ma c’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto in Italia. Penso, nello specifico, ad alcuni particolari settori della vita sociale e politica del nostro Paese, in cui le donne sono ancora considerate persone di serie B. Una realtà che emerge da molti dati riguardanti il mondo del lavoro, dove esistono ancora vaste aree di discriminazione. Ci vorrebbero risposte e soluzioni alternative che partano da una riflessione innovativa sulla condizione femminile.
Dal suo osservatorio come sono cambiate le donne nel corso degli anni? Le donne d’oggi hanno di sicuro maggiore consapevolezza rispetto ad una volta, grazie anche all’accesso agli strumenti educativi e formativi che ha permesso il raggiungimento di competenze e ruoli di più alto livello. In famiglia, al contrario della situazione vissuta dalle nostre nonne o madri, c’è una maggiore distribuzione dei ruoli fra uomini e donne, con maggiore coinvolgimento e collaborazione maschile. E in questo senso vedo un deciso progresso.
Cosa chiedono oggi gli uomini alle donne? Penso che alle donne si chieda fondamentalmente di esercitare il loro ruolo, mantenendo le loro specificità e caratteristiche. Nel rapporto di coppia e all’interno della famiglia, però, è importante che vi sia complementarietà tra i sessi, anche se spesso l’uomo si è un po’ “impigrito” e aspetta di essere guidato dalla donna. Una caratteristica, senza dubbio, ancora legata ad una certa forma di egoismo maschile.
Franco De Marchi, nativo della provincia di Treviso, psicologo, sposato e padre di tre figli, è attualmente preside del liceo pedagogico “G. Carducci” di Trieste.
Come vede la donna e la condizione della donna oggi? Penso che rispetto al passato ci siano molte più opportunità per le donne, anche se non è detto che questo fatto sia sempre un vantaggio. Nel senso che i ruoli si sono valorizzati, sono aumentate le opportunità, ma dopo dipende tutto dalle capacità della singola persona di saperle sfruttare.
Dal suo osservatorio come sono cambiate le donne nel corso degli anni? Oggi c’è più indipendenza e autonomia, ma in molte donne giovani (lo vedo anche nella mia professione) si riscontrano varie situazioni di disagio. Rispetto ad un tempo, in cui esistevano dei cliché prestabiliti sicuramente troppo rigidi, molte ragazze d’oggi sono in crisi e hanno difficoltà a formarsi una propria identità e a capire quale sarà la loro strada.
Cosa chiedono oggi gli uomini alle donne? È una domanda molto difficile, anche perché dipende dalle esigenze e dalle situazioni personali di ognuno. In generale, credo che nel rapporto uomo-donna si chieda una maggiore corresponsabilità. E questo sia in famiglia che nella società o nella politica, senza nulla di precostituito, senza cioè ruoli fissi, ma creando un legame di collaborazione reciproca e di complementarietà.
Luigi Favotti, 76 anni, sposato, 5 figli e 9 nipoti, medico chirurgo in pensione, dal 1992 è il direttore di Radio Nuova Trieste, la nostra radio diocesana. Ci offre un affresco delle donne della sua vita e delle donne di oggi.
La nonna Caterina ha gestito per decenni una orologeria-oreficeria in via Udine a Trieste ed era molto popolare nel rione. Impegnata con scrupolo nel suo lavoro anche durante il periodo bellico, osservava con rigore le cautele che erano richieste dalla sua particolare attività e, come tutti i commercianti, si sentiva sempre sull’orlo del fallimento, ma si riservava ampi spazi per la fantasia.
Passava le mattinate libere nel parco di Miramare, che definiva “di sua proprietà”, controllava il lavoro dei giardinieri e verificava le fioriture stagionali e, al suo rientro, si sentiva serena e “ossigenata” e mostrava anche a noi nipoti il suo più ampio sorriso.
Anche la mamma Anna esprimeva la sua femminilità con la fantasia e la “variabilità” simpatica nei ritmi quotidiani. Ricordo un discorso approfondito che affrontammo un giorno mio padre ed io circa la mutevolezza del carattere femminile, che lui trovava difficile da inquadrare e da gestire e talora anche fastidiosa: io osservai che questo era un pregio dell’indole femminile e non un difetto, perché donava vitalità al nostro piatto e monotono mondo funzionale maschile.
Con mia meraviglia mio padre mi ringraziò molte volte per avergli ispirato questa nuova interpretazione che aveva rinnovato la sua vita. La terza donna della mia vita, Gianna, presenta tutte le caratteristiche della variabilità, perché spesso mi ritrovo la casa a soqquadro con tutti i mobili spostati, però posso confermare che regge tre angoli della casa stessa e mi è di esempio sul modo con cui trattare il prossimo, esercitare un cordiale e sorridente servizio e valorizzare una vera amicizia.
Trovo le ragazze d’oggi molto serie e impegnate, aperte d’animo, sincere fino all’indiscrezione e indulgenti nei confronti dei limiti di chi ha oltrepassato ormai una certa età.
Una netta differenza, rispetto al passato, offrono in genere le 60-70enni, che si presentano ben curate, vitaminizzate, giovanili, agghindate, conformate, ma spesso annoiate e tediate, un po’ fuori dal vivere con gioia l’attimo presente, perché protese verso un programma consumistico futuribile…: un viaggio, un’impresa, uno spettacolo, un qualcosa di diverso.
Per me la donna, comunque, è il capolavoro professionale del nostro Creatore, degno della nostra più completa ammirazione.
|
|
|
|
Archivio |
-
luglio, 2010
-
giugno, 2010
-
maggio, 2010
-
aprile, 2010
-
marzo, 2010
-
febbraio, 2010
-
gennaio, 2010
-
dicembre, 2009
-
novembre, 2009
-
ottobre, 2009
-
settembre, 2009
-
agosto, 2009
|
|