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Scritto da don Christian Medos e don Alessandro Cucuzza
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giovedì 05 marzo 2009 |
Nelle ultime due domeniche (22 febbraio e 1° marzo) la nostra Chiesa diocesana ha vissuto due momenti molto intensi perché ha accolto, attraverso la persona del nostro vescovo Eugenio, il desiderio di due giovani seminaristi di essere ammessi tra i candidati agli ordini sacri. Il rito dell’ammissione è quella celebrazione grazie alla quale, coloro che aspirano al diaconato o al presbiterato, manifestano pubblicamente la loro volontà di offrirsi a Dio e alla Chiesa per esercitare il ministero; la Chiesa da parte Sua riceve queste offerte, li sceglie, li chiama, affinchè si preparino a ricevere il sacramento dell’ordine che conferirà loro un carattere indelebile e li abiliterà al ministero.
Il rito non è da considerarsi un atto puramente giuridico-formale, quanto piuttosto spirituale-ecclesiale, che impegna cioè i candidati ad approfondire coscientemente la propria vocazione al ministero ordinato e prepararsi gradualmente ai futuri impegni.
È questo ciò che ha vissuto Andrea Squartecchia, 31 anni, abruzzese di origine ma inserito a Trieste da qualche anno. Si trova al IV anno di teologia ed è inserito nella comunità del Seminario di Venezia, dove vive e studia durante la settimana; nei week-end Andrea ritorna a Trieste e svolge il suo servizio presso la parrocchia di San Gerolamo.
Qui ha avuto modo di farsi conoscere e apprezzare per la sua scaltrezza nei confronti dei bambini e ragazzi dell’Acr, per la sua affabilità nei confronti degli anziani, ma soprattutto per la solida preparazione umana e di fede, che lo rende attivo collaboratore del parroco e degli altri operatori pastorali in un contesto di ripensamento della pastorale parrocchiale. La nutrita partecipazione alla celebrazione del 22 febbraio (nella foto) da parte dei parrocchiani e di tanti amici rende testimonianza di questo.
Ci vuole coraggio per ricominciare un cammino quando per un motivo o per l’altro la vita ti ha portato ad interromperlo; se il cammino poi ha come obiettivo il sacerdozio risulta ancora più difficile ricominciare dopo un paio d’anni di riflessione, di attesa e di discernimento. In questi casi sembra quasi di dover dare spiegazioni a tutti, mentre invece certi percorsi, certe decisioni è giusto restino nel cuore, nell’intimità di una persona, nella sua relazione personalissima con Dio.
Ecco perché il passo compiuto da Daniele del Gaudio domenica sera ha un valore ed un’importanza notevole: Daniele, infatti, dopo alcuni anni di riflessione, ha ripreso il suo cammino di formazione al sacerdozio presso il Seminario Interdiocesano di Udine e, inserendosi nella classe terza, ha ritenuto maturo il momento di richiedere al vescovo l’ammissione tra coloro che si preparano a divenire sacerdoti, un passo questo ufficiale e pubblico che vuole dire ad un’intera comunità il desiderio di affrontare con decisione e con piena consapevolezza quanto manca del cammino formativo in vista del presbiterato.
Il vescovo, accogliendo questa sua volontà, ha valutato positivamente il percorso di Daniele, riconoscendo il lavoro di discernimento da lui percorso e valutando come autentica, anche se ancora in un percorso di crescita, la sua volontà a donarsi alla Chiesa nel sacerdozio.
Noi, ed intendo per noi l’equipe di educatori del Seminario e gli altri seminaristi compagni di cammino di Daniele, non possiamo che aver vissuto con gioia quando accaduto domenica, nel vedere Daniele felice della scelta compiuta, la sua famiglia che gli si è stretta attorno e la comunità parrocchiale di San Luca, dove la cerimonia si è svolta, che ha dimostrato la gioia di ritrovare Daniele di nuovo orientato al sacerdozio e si è dimostrata pronta ad accompagnarlo fino al momento in cui questo cammino si compirà.
L’invito a voi, che da queste pagine venite a conoscenza di quanto accaduto, è ad accompagnare il Seminario, e quindi soprattutto i seminaristi, nel loro lavoro e cammino: non sono tanti, diciotto in tutto a Udine, di cui tre soltanto di Trieste, dodici di Udine e tre di Gorizia, ma sono quelli che oggi il Signore ha pensato di donare alle nostre Chiese.
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