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Home Approfondimenti Interviste e testimonianze Lia Vaccaro |
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Scritto da Francesca de Guarrini
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giovedì 05 marzo 2009 |
Lia Vaccaro è una donna di 50 anni, ipovedente fin dalla nascita a
causa di una malattia ereditaria progressiva che nel tempo l’ha portata
a totale cecità. Pensionata, ha lavorato come fisioterapista in un
reparto di neurochirurgia infantile e all’ospedale di Pordenone. Tra le
altre cose (la casa, un compagno, l’attività sportiva,...) si dedica al
volontariato con l’Unione Italiana Ciechi, è responsabile regionale del
gruppo pari opportunità all’interno dell’Uic e dà la propria
disponibilità a seguire ragazzi e persone diventati non vedenti ad
accettare la nuova condizione e a viverla al meglio.
Che senso ha, se ancora lo ha, secondo lei, festeggiare oggi la festa della donna? Io non ho mai festeggiato questa festa anche se mi piace molto essere donna. Ritengo che si dovrebbe piuttosto festeggiare la festa della persona. In quanto espressione completa racchiude un sacco di emozioni che uniscono uomini e donne. Poi, per carità, ci sono certamente delle differenze… Anche se mi rendo conto che in tanti Paesi nel mondo la donna ha bisogno di essere aiutata, mi sembra che nel festeggiare questa festa ci sia qualcosa in meno.
Anche sulla base della sua esperienza professionale, come vede la donna di oggi? In questo momento la donna avrebbe bisogno di una… “calmatina”. Vedo donne molto sicure e uomini spaesati. La donna ha fatto un passo in più, è più colta perché studia di più e questo è senza dubbio un elemento a suo favore. La donna oggi è più affermata, mentre l’uomo è rimasto un po’ indietro. È un po’ lontano.
Come valuta questo cambiamento? Non c’è il rischio, come sostiene qualcuno, che venga meno il ruolo del “prendersi cura di…” tipicamente femminile? Questo cambiamento della donna è sicuramente positivo. Vedo tante donne che hanno fatto un certo percorso di vita guardandosi dentro. La donna ha imparato a conoscere molti aspetti di sé e, quindi, riesce ad affrontare molto meglio le diverse situazioni della vita (il lavoro, le malattie dei figli, l’organizzazione della giornata anche di fronte agli imprevisti…). È diventata molto più comunicativa parlando di sé. La vedo affrontare tante cose con maggior sicurezza e coraggio. Per quanto riguarda il suo ruolo di attenzione particolare alla cura di anziani, bambini, malati, c’è oggi sicuramente una maggior tendenza alla delega, giusto o non giusto che sia, ma nonostante tutto questa cura rimane sempre in mani femminili.
Come vive la sua condizione di donna e in che modo coltiva la sua femminilità? Mi sono sempre sentita bene in questo ruolo e nel mio corpo. Mi piaccio (il che non vuol dire che mi sento bella) e non cambierei niente di me se non interiormente. Il guardarmi esteriormente è venuto dopo essermi guardata dentro. So che posso fare qualunque cosa, amare per esempio, mostrare il mio corpo come più mi aggrada, usare i colori che mi piacciono molto. Non sono madre, ma per anni ho lavorato con i bambini e non sarebbe stato un problema la loro gestione. Come donna, cerco di avere sempre attenzione per me stessa anche quando sto a casa: mi preparo, mi trucco e faccio tutto senza sentirmi costretta perché mi piace. E questo stupisce sempre chi mi circonda!
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