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Scritto da Martina Seleni
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giovedì 26 febbraio 2009 |
Un’amicizia forte, consolidata da secoli di convivenza, dal più
assoluto rispetto delle diversità reciproche e dalla gioia di sentirsi
uniti nella fede in Cristo. È così che domenica 22 febbraio il vescovo di
Trieste, mons. Eugenio Ravignani, ha descritto il legame che affratella
la Chiesa cattolica locale alla Comunità serbo ortodossa di Trieste,
che festeggiava San Simeone. Per l’occasione, a celebrare la divina
liturgia nella Chiesa di San Spiridione è stato Jovan Pavlovic,
metropolita di Croazia, Slovenia e Italia, autorità religiosa di
riferimento per i cittadini di fede serbo ortodossa dei tre Stati. San
Simeone, al secolo Stefan Nemanja, fu un principe serbo.
Nato nel 1117 nei pressi di Podgorica, governò il suo paese guidandolo all’integrità della fede ed ornandolo di numerosi monasteri. Morto nel 1199, fu canonizzato dalla Chiesa serba nel 1200 per i numerosi miracoli che gli erano attribuiti: la sua salma prese ad emanare un profumo soave che gli valse il soprannome di Simeone il Mirovlita.
Questo santo è anche il patrono del Circolo delle Sorelle Serbe, un’associazione umanitaria nata a Belgrado nel 1903 e tuttora operante a favore del suo popolo, che ha soccorso anche durante l’ultima guerra. Dopo la cerimonia religiosa, in cui Jovan è stato affiancato dai sacerdoti locali tra cui il vicario generale per l’Italia padre Rasko Radovic, il metropolita ha consegnato al vescovo Eugenio l’onorificenza “Katarina Brankovic”, alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza e del console serbo.
«Ringrazio mons. Ravignani — ha detto il metropolita — per essere stato sempre vicino alla nostra Chiesa. Per sottolineare l’amicizia che ci lega alla Comunità cattolica sono felice di consegnargli la medaglia di Katarina Kantakuzina di primo ordine».
Ma di che cosa si tratta con esattezza? Katarina Brankovic, detta Kantakuzina, era una principessa serba vissuta nel XV secolo. Fu moglie del principe tedesco Ulderico di Celje, che regnava su un ducato che comprendeva la città di Varazdin e molte altre terre, che oggi appartengono ai confini sloveni e croati. Katarina era sorella di Stefan Brankovic, l’ultimo principe serbo, che venne accecato e costretto a fuggire dalla sua terra durante l’invasione dei Turchi nel 1459: giunto in Friuli, Katarina lo fece rifugiare presso il castello “Belgrado”, che si ergeva sulla riva sinistra del fiume Tagliamento.
Katarina è ricordata con tanto amore dalla comunità religiosa, perchè durante il periodo trascorso a Varazdin ordinò la trascrizione di molti libri sacri, tra cui “Apostolos”. La copia originale di questo testo, il famoso “Apostolos di Varazdin”, si trova presso il Museo della Chiesa serbo ortodossa di Belgrado.
Il libro, che raccoglie le lettere di San Paolo e degli altri apostoli e si conclude con l’Apocalisse, è una scrittura che tuttora viene letta durante le celebrazioni liturgiche, immediatamente prima del Vangelo.
«Desidero dire grazie — ha detto il vescovo Ravignani — al metropolita Jovan, alla Comunità serba di Trieste ed al Circolo delle Sorelle Serbe per l’onore che mi è stato fatto. Io sono entrato per la prima volta in questa comunità nel 1967: durante questi anni ho sempre avuto attenzione, gentilezza e delicatezza da parte di tutti. Ricevo questo riconoscimento a nome della Chiesa cattolica di Trieste, per la quale vi dico di stare sereni: i nostri legami di rispetto fraterno continueranno sempre più forti».
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 12 marzo 2009 )
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