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Chiesa triveneta e crisi economica PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 13 febbraio 2009
La Conferenza episcopale e le Caritas del Triveneto, fin dalle prime avvisaglie della crisi economica, che sta ormai investendo in modo preoccupante anche il Nord Est, si sono attivate per interventi mirati a sostegno delle famiglie e delle categorie più a rischio. L’8 gennaio scorso, in occasione dell’incontro della Conferenza episcopale triveneta, i vescovi del Nordest, vista la crisi economica e lavorativa, hanno chiesto alle comunità cristiane rinnovata attenzione nei percorsi di prossimità verso le famiglie.

Al termine dell’incontro i vescovi hanno stilato un documento nel quale chiedono esplicitamente alle Caritas e alle commissioni diocesane per la Pastorale sociale e del lavoro di farsi sempre più strumento educativo della Chiesa locale, affinché, nelle sue diverse articolazioni, sia capace di concrete risposte verso chi è nel bisogno oltre che luogo di riflessione critica.

«È indubbio che anche il nostro territorio è investito da una situazione di recessione con conseguente crisi finanziaria, economica ed occupazionale» scrivono i vescovi. «Ma ciò che maggiormente si evidenzia è un modello di sviluppo che primariamente per la crisi internazionale ma non solo, non è più in grado di garantire nel futuro quanto fin qui si dava per scontato.

Vengono messi in discussione stili di vita consolidati, modi di vivere e di consumare, stereotipi di sistema in base ai quali il “primo mondo” pensava se stesso modello prototipo».
In particolare desta preoccupazione la prospettiva della perdita del lavoro: «Salvaguardare il lavoro nella vita delle persone — prosegue il documento — non significa semplicemente tutelare un reddito e il potere d’acquisto, riducendo l’identità del soggetto a mero cliente, ma anzitutto difendere la soggettività di ciascuno dentro la società, che fa del lavoro il modo principale per forgiare la realtà sociale oltre che espressione della dignità e dell’identità personali. Perdita del lavoro può significare crisi d’identità, svilimento della propria dignità, perdita di contatto con la vita attiva, inutilità, introversione, sofferenza».

Le azioni suggerite dai vescovi alle Chiese locali sono articolate e complesse: si va dalla creazione di fondi di solidarietà per le situazioni più a rischio al coinvolgimento del mondo produttivo per scongiurare il ricorso al licenziamento. Si parla anche della sollecitazione presso gli istituti di credito, affinché in particolari situazioni possano essere rimandate le rate dei mutui.

Un intervento a tutto campo, che vede in prima linea le Caritas. I vescovi affidano una consegna essenziale: «Ogni diocesi si impegni a rafforzare e a riformulare nell’attuale congiuntura quei servizi-segno di solidarietà e di promozione umana  già presenti — e per lo più promossi e sostenuti dalla Caritas diocesana — e invita tutti i gruppi, le associazioni e i movimenti di ispirazione cristiana allo stesso impegno».

Le Caritas diocesane da parte loro si concentrano sul potenziare in primo luogo l’esistente: anzitutto coordinando e sviluppando nelle parrocchie percorsi di vicinanza alle persone in difficoltà, e in tal senso la prossima Quaresima potrà essere occasione esemplare per le comunità cristiane, affinché nessuno si senta lasciato solo; coinvolgendo tutte le realtà ecclesiali e caritative e, nella maggior misura possibile, enti ed istituzioni; promuovendo con i Consigli pastorali, i Consigli per gli affari economici e gli altri organismi competenti delle parrocchie una seria riflessione con conseguenti scelte culturali, educative e di solidarietà concreta.

Infatti, come ha affermato papa Benedetto XVI nell’omelia del 1° gennaio scorso, «per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà quali valori evangelici e al tempo stesso universali». In concreto, è necessario sostenere ed accompagnare stili di vita più sobri e sostenibili in termini di giustizia e solidarietà, frutto anche di consapevolezza critica sulle cause dell’attuale situazione, attraverso i centri di ascolto e i servizi-segno già in essere come il microcredito e la fornitura di generi di prima necessità.

Nella nostra diocesi, la Caritas si è già attivata rafforzando ulteriormente i consueti strumenti di sostegno. Quattro i pilastri dell’aiuto a chi risente maggiormente della crisi: il microcredito con la Cassa di credito cooperativo di Staranzano; un piccolo fondo della stessa Caritas (di circa 14 mila euro) per famiglie in gravi difficoltà; la consulenza psicosociale; uno speciale percorso che viene proposto per accompagnare le famiglie in un ridimensionamento delle spese. La costituzione di un fondo ecclesiale speciale di solidarietà — con il coinvolgimento di alcune Fondazioni private — è ancora in una fase di studio.

La Caritas inoltre si è incontrata, il 29 gennaio scorso, con alcune realtà ecclesiali particolarmente coinvolte nella prossimità alle situazioni a rischio: la Commissione diocesana per i problemi sociali e del lavoro, la Società di San Vincenzo de’ Paoli, la Slovenska Vincencijeva Konferenca-Conferenza Slovena di San Vincenzo de’ Paoli, l’Azione cattolica italiana, l’Associazione cristiana lavoratori italiani - Acli, la presidenza della Consulta delle Aggregazioni ecclesiali laicali e di ispirazione cristiana ed il Segretariato diocesano Usmi.

Nel corso dell’appuntamento la Caritas ha presentato il documento dei vescovi, ha illustrato le azioni già intraprese e ha invitato tutte le aggregazioni e associazioni a lavorare in rete. L’incontro è stato molto apprezzato ed anche il Consiglio pastorale diocesano ha mostrato un forte interesse per la collaborazione che si sta creando nell’ambito della comunità locale. In particolare il vescovo, intervenendo in Consiglio, ha sottolineato che il coinvolgimento di tante realtà ecclesiali è un segno di unità autentica; mons. Ravignani ha anche auspicato una positiva collaborazione con le istituzioni cittadine.

 
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