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Intervista a Luisa Nemez sull'acqua PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca de Guarrini   
venerdì 02 gennaio 2009
Sul dibattito acqua minerale - acqua del rubinetto, abbiamo intervistato Luisa Nemez, presidente dell’Otc (l’Organizzazione per la Tutela dei Consumatori) del Friuli Venezia Giulia.

Nei locali pubblici capita non di rado di sentirsi rifiutare l’acqua di rubinetto, sulla base di motivazioni di varia natura. Possiamo affermare che ci viene negato un diritto?
Sicuramente sì. I ristoratori che rifiutano di servire al tavolo l’acqua di rubinetto (o, come si dice dalle nostre parti, di spina) fanno appello a questioni di igiene come pretesto per affermare di non poterla dare e servire così solo acqua in bottiglia. Ma questo non ha assolutamente senso. Perché?
L’acqua del rubinetto è un’acqua oligominerale, migliore anche di tante altre vendute in bottiglia, ma soprattutto è un’acqua controllatissima.
L’unico fastidio potrebbe derivare dal fatto che talvolta può presentare un sapore un po’ più forte a causa della presenza del cloro. Ma per il resto la si potrebbe benissimo mettere in bottiglia. È buona e sicura e io sinceramente non capisco perché la gente spenda soldi quando si potrebbe farne a meno.

Per quale motivo allora si dovrebbe preferire l’acqua in bottiglia piuttosto che quella che sgorga direttamente dal rubinetto?
Le acque che troviamo nei supermercati sono in gran parte acque per bere, sono cioè acque oligominerali con residuo fisso (cioè la quantità totale di sali che si ottengono dopo completa evaporazione di un litro d’acqua a 180°C, ndr) compreso tra 50 e 500 mg/l e ridotta concentrazione di sali minerali, esattamente come l’acqua di rubinetto. Ci sono poi le acque dette minerali dotate di particolari proprietà determinate dalla presenza di sali minerali (in quantità compresa tra 500 e 1500 mg/l o più) e piccole quantità di microelementi da utilizzare con molta attenzione e solo su prescrizione medica, per particolari usi terapeutici, secondo quanto previsto dalle autorizzazioni del Ministero della Sanità. L’unico uso per cui l’acqua di rubinetto non è adatta è la preparazione del latte per i neonati, per i quali è necessario usare acque con residuo fisso non superiore ai 50mg/l.

Può capitare che al posto dell’acqua in bottiglia vengano servite brocche contenenti “acqua potabile trattata alla spina, mesciata al momento con apparecchiatura filtrante (D.L. 21 dicembre 1990, n°443) per l’eliminazione di sostanze in sospensione, per la riduzione di carica batterica, cloro residuo libero e sostanze organiche”. Quali vantaggi e garanzie offre quest’acqua?
Il punto è che non possiamo conoscere quanta validità possano avere questi sistemi per il “trattamento domestico dell’acqua potabile”. Si tratta di apparecchiature che devono essere cambiate regolarmente e in tempi molto ravvicinati, altrimenti si finisce per aggiungere microorganismi. Se c’è un dubbio in questo senso, la denuncia deve arrivare ai Nas; per quanto riguarda invece il controllo del prezzo, questo è di competenza del reparto commerciale dei vigili urbani. Capisce che le cose sono piuttosto complesse con tutta la responsabilità che ne consegue per chi opera la denuncia, ma il problema non si pone chiedendo l’acqua del rubinetto, l’unica certa, di cui potersi fidare. E il ristoratore deve portarla.

La campagna “Mettiamola fuori legge, la pubblicità non l’acqua in bottiglia” è una proposta che mira a regolamentare la pubblicità dell’acqua in bottiglia rea, a detta dei promotori dell’iniziativa, di far concorrenza ad un bene comune. Cosa pensa in merito a questa proposta?
Come si può mettere fuori legge anche solo la pubblicità? Piuttosto bisognerebbe consigliare, invitare a bere l’acqua del rubinetto, più controllata e sicura, oltre che molto più economica, soprattutto ora che viviamo un momento in cui siamo tenuti a risparmiare. Si eviterebbe in questo modo anche di finire vittime di pubblicità che sicuramente possono essere ingannevoli. Certamente sappiamo bene che questo significherebbe distruggere interessi veramente imponenti…
 
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