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Testimonianza di Beatrice Alamanni De Carrillo |
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Scritto da Redazione
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giovedì 09 ottobre 2008 |
La tragedia di El Salvador è sparita da tempo dalle nostre menti,
mentre essa ha invece segnato in maniera indelebile non solo la storia
di quel popolo, ma la coscienza di tutto il continente latino
americano. A ricordarcela è venuta a Trieste, invitata dal Circolo
culturale Veritas, la professoressa Beatrice Alamanni De Carrillo, testimone diretta del tragico periodo della brutale
repressione di quel popolo.
Di origine italiana, coniugata ad un salvadoregno, avvocatessa, docente di diritto e preside di facoltà nell’Università di El Salvador, consulente di diritto di fama internazionale, è stata eletta per due volte e unanimemente dal Parlamento salvadoregno Procuratrice per i diritti umani e in questa veste si è occupata di questioni spinose e pericolose come l’assassinio di mons. Romero o dei cinque religiosi gesuiti uccisi nove anni dopo. La professoressa è stata nominata per questa sua attività meritoria anche Cavaliere della Repubblica italiana.
Personalità di notevole valore culturale ed etico, questa signora ha trasmesso un trascinante sentimento di condivisione del dolore vissuto da gente da lei definita eroica nella capacità di sopportare ingiustizie, violenze e sofferenze di ogni tipo. «Questo Paese eroico — ha detto la professoressa De Carrillo — mi ha convertito al Regno di Dio: venivo infatti da un cristianesimo teorico e assai lontano dalla realtà». La sua è stata una conversazione utilissima per i partecipanti, che hanno avuto un aggiornamento di rara completezza sulle sorti di un Paese sfortunato e dignitoso al tempo stesso.
Dopo la pacificazione interna, all’indomani della guerra civile, El Salvador ha cominciato una vita più democratica con al potere ormai da quasi 30 anni il partito di destra e all’opposizione il Fronte di sinistra che aveva rinunciato alla rivoluzione armata, un equilibrio che probabilmente cambierà alle prossime elezioni in cui il Fronte di opposizione è dato per sicuro vincente anche sull’onda dei successi elettorali di quasi tutte le forze politiche popolari in tutto il Sud America.
La situazione della popolazione è ancora assai infelice: lavoro precario sistematico, ingresso di capitali stranieri di tutto il mondo, privatizzazione di ogni settore economico o sociale (miniere, dighe, carceri), licenziamenti in massa, anche 6000 in un giorno, competizione sfrenata delle multinazionali con fabbriche che usano gli operai a piacimento, non pagano le tasse, chiudono e se ne vanno senza pagare il dovuto ai lavoratori, campagne quasi abbandonate e poi ripresa delle violenze della polizia con i loro corpi speciali, edizione aggiornata degli squadroni della morte, grande corruzione della stessa polizia, crescente mercato di droga e di armi, salute pubblica insidiata da un cattivo servizio sanitario, miseria incombente sulle famiglie, molti salvadoregni se ne vanno negli Usa, rischiando la vita in un viaggio assai pericoloso.
Negli accordi di pace, oltre alla stabilità politica ed al ritiro dei militari dalla scena (nota di merito alla correttezza dei militari in tutti questi anni), vi era appunto il nuovo istituto di Procuratore dei diritti umani, che la signora ha rivestito per alcuni anni, esponendosi a tal punto da ricevere minacce di morte e da essere costretta ancora oggi, che non riveste più quel ruolo, ad essere protetta da una scorta permanente. Vi è stata infatti una legge di amnistia che ha cercato di mettere una pietra sopra i tanti misfatti con implicanze politiche, riuscendovi spesso, una legge che si è tentato senza successo di abrogare.
Assai toccante la rievocazione della professoressa De Carrillo sia dell’assassinio di mons. Romero sia di quello di padre Ellacuria e dei suoi confratelli, deciso addirittura dai massimi vertici politici e militari dello Stato. Una serata davvero di notevole spessore etico e umano, che ha arricchito i presenti con un unico rimpianto per gli assenti, che questa volta hanno avuto proprio torto.
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