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Home Approfondimenti Chiesa La personalità spirituale di don Francesco Bonifacio |
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La personalità spirituale di don Francesco Bonifacio |
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Scritto da Ettore Malnati*
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giovedì 18 settembre 2008 |
La beatificazione il 4 ottobre presso la cattedrale di San Giusto del
martire di Cristo don Francesco Bonifacio è un vero evento spirituale e
pastorale per la nostra Chiesa. Anzitutto ci viene richiamata
l’identità e la missione del presbitero offerta dai Seminari di questa
terra giuliana, che oltre alla qualificata formazione culturale e
teologica seppe donare al giovane clero quella spiritualità fondata
sull’Eucaristia, la catechesi e la formazione della gioventù ad un vero
impegno apostolico.
Dai suoi educatori, sia del seminario di Capodistria che di quello di Gorizia, tra i quali vi fu il Servo di Dio mons. Marcello Labor, don Francesco apprese e tradusse l’amore per il proprio gregge da elevare alla conoscenza della bellezza della vita cristiana, che diviene solida con l’apprendimento del catechismo, la vita sacramentale e associativa e la carità. Queste qualità egli coltivò e profuse prima come cappellano a Cittanova d’Istria, soprattutto tra i giovani, e poi a Villa Gardossi, quale cappellano esposto responsabile di una comunità rurale formata da diversi casolari disseminati nel territorio collinare tra Buie e Grisignana.
Ricostruendo il suo percorso pastorale attraverso le deposizioni dei testi al processo diocesano ed esaminando i suoi quaderni delle omelie, delle catechesi e degli incontri spirituali per le giovani dell’Azione cattolica, si respira un profondo desiderio di unione con Dio e lo zelo di portare i propri fedeli alla scoperta della bellezza di una vita illuminata dalla grazia e ricolma dell’amore per le cose di Dio e di attenzione per i bisognosi.
Non a torto l’arcivescovo mons. Santin, che ben conosceva la personalità spirituale e lo zelo apostolico di don Francesco, alla sua domanda se, di fronte alla persecuzione anche religiosa che si era abbattuta sull’Istria, doveva rimanere o lasciare il suo gregge, gli disse: «Io al tuo posto rimarrei». E così fece don Francesco. Nonostante i pericoli rimase tra la sua gente a Villa Gardossi, continuando a celebrare l’Eucaristia, a tenere il catechismo, a passare tra i casolari a portare il conforto della fede e della carità. Il Signore gli diede il dono del martirio come testimone di quel Vangelo che aveva indicato quale via maestra alla sua gente.
L’odio che acceca ogni lume di ragione ha voluto colpire questo giovane ed entusiasta presbitero perché parlava di Dio, di conversione, di santificazione della festa, di amore cristiano e chiedeva ai giovani una vita lontana dall’odio e dalla frivolezza, contrassegnata dalla fedeltà a Dio sempre e comunque. Egli suggellò questo costante suo insegnamento con l’offerta della propria vita nel martirio.
La nostra Chiesa, oltre ad essere lieta e gioiosa per questo suo figlio elevato agli onori degli altari, si attende nell’animo dei suoi presbiteri il desiderio di esprimere il ministero ordinato con quella fedeltà ed entusiasmo a Cristo che la vocazione al sacerdozio esige. Interceda don Bonifacio presso “il Padrone della messe” perché non manchino sacerdoti alla nostra Chiesa.
*già presidente del Tribunale per la Causa
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