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Nuovi diaconi si raccontano |
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Scritto da Rita Corsi
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giovedì 04 settembre 2008 |
Con il Concilio Vaticano II è stato ripristinato il diaconato
permanente come servizio nella Chiesa. Un servizio che «partecipa
dell’unico ministero ecclesiastico, è nella Chiesa segno sacramentale
specifico di Cristo Servo. Suo compito è di essere interprete delle
necessità e dei desideri delle comunità cristiane e animatore del
servizio, ossia della diakonia che è parte essenziale della missione
della Chiesa».
In concreto il diacono permanente può leggere la Sacra Scrittura e istruire i fedeli, amministrare il Battesimo, distribuire l’Eucaristia, benedire il matrimonio, celebrare i funerali, guidare assemblee di preghiera, promuovere iniziative di carità, animare piccole comunità ecclesiali, gestire l’amministrazione economica.
In diocesi abbiamo già una dozzina di diaconi permanenti (il primo, Enea Obizzi, è già arrivato dal Padrone della messe a ricevere il premio eterno): ora il vescovo ne ordina altri cinque, provenienti da altrettante comunità. Li abbiamo visti nella foto pubblicata due numeri fa al termine degli esercizi spirituali a Santa Giustina Bellunese. Vogliamo qui presentare un loro breve profilo ai nostri lettori.
Piero Pesce non aveva mai fatto il chierichetto da piccolo, ma ha cominciato a servire all’altare a 45 anni! È nato nel 1960 ed è uno dei tre figli del compianto rag. Giovanni Pesce (già prezioso amministratore di Vita Nuova); fin da piccolo ha ricevuto un’educazione cattolica in famiglia e nella parrocchia di san Vincenzo de’ Paoli. Ora vive a Muggia con la moglie Fiorella e le figlie Federica e Sofia e lavora in banca. È impegnato nell’Azione cattolica. Prima di intraprendere la strada del diaconato permanente, ha avuto un lungo periodo di riflessione ed è stato aiutato dal diacono Paolo Longo. La sua scelta è stata discussa e condivisa in famiglia. Ma in sostanza — dice Piero — è lo Spirito Santo lo sponsor di questa scelta!
Pierluigi Paluzzano, nato a Trieste nel 1959, è sposato dal 1982 con Adriana e hanno una figlia, Samantha. Insieme alla moglie, tramite il Cammino Neocatecumenale, seguito nella parrocchia di Gretta (dove abitavano da giovani sposi), ha riscoperto la fede. Lavorava con una ccooperativa di pulizie quando ricevette la proposta del parroco di San Giacomo di prendere il posto del sacrestano che andava in pensione. Piano piano è maturata in lui la decisione di percorrere la strada che porta al diaconato permanente per un servizio più qualificato alla Chiesa e, d’accordo con la moglie e con la figlia, ha intrapreso questa strada. Ha seguito con costanza i tre anni dell’Istituto di scienze religiose superando i fatidici 42 esami. Ed è arrivato al traguardo o meglio all’inzio di un nuovo impegnativo cammino.
Il cammino di Salvatore D’Angelo, invece, passa attraverso l’incontro con il “Rinnovamento Carismatico Gesù Risorto” avvenuto nel 1989 al Divino Amore a Roma. Ha 44 anni; è sposato con Gianna, hanno avuto tre figli maschi: Stefano, Lorenzo ed Emanuele. È impiegato presso la Provincia di Trieste e opera nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo; quest’anno ha preparato i ragazzi al sacramento della Confermazione; porta la Comunione agli ammalati come ministro straordinario dell’Eucaristia; anima il gruppo liturgico.... Ha sentito otto anni fa la chiamata al diaconato e ha risposto subito, senza rimandare al dopo-pensionamento, pensando che a Dio vanno offerte le primizie, non i frutti tardivi.
Vinicio Centi ha 58 anni, è sposato da 35 con Vera e ha 5 figli. Ha prestato servizio per 36 anni all’ospedale, ma prima ancora di andare in pensione ha avvertito la chiamata a farsi diacono permanente con il desiderio di poter esercitare un ministero di servizio in nome della Chiesa. Ci racconta che ha sentito la chiamata un giorno di 8 anni fa mentre aspettava di avere un colloquio con il suo padre spirituale. In particolare ha avvertito il desiderio di fare da anello di congiunzione tra la famiglia e la parrocchia con un ministero di servizio. E con tenacia ha percorso la strada del diaconato superando 42 esami e solo Dio sa quanti momenti di crisi. Attualmente presta servizio come “accolito” nella parrocchia di San Sergio e al cimitero per la benedizione delle ceneri il venerdì pomeriggo.
Giorgio Tamplenizza ha 53 anni, è sposato da 28 anni, ha 4 figli, di professione è bancario. Vive nel rione di Chiarbola e presta servizio nella parrocchia di San Gerolamo. Tramite il Cammino neocatecumenale intrapreso a Gretta insieme a sua moglie ha potuto fare un’esperienza di fede. Quando sua mamma si è ammalata, ha pensato di poterle portare la Comunione. Diventato ministro straordinario della Comunione, da sua mamma agli altri ammalati della parrocchia il passo è stato breve. Riprendere a studiare dopo 30 anni e superare nove esami di filosofia è stata un’ardua impresa per un ragioniere! ll tempo che uno dedica al Signore non è mai perso. Dio non si lascia vincere in generosità, dice con convinzione.
Mons. Franco Tanasco, responsabile della loro formazione, rammenta loro che il diacono è un servo, che la stola non è un grado e che, quando si va dai malati, bisogna rimboccarsi le maniche e mettersi al servizio. A questi cinque amici giunga l’augurio anche da parte di Vita Nuova. (a cura di Rita Corsi)
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