Il neonato presenta caratteristiche particolari che, in caso di
intervento chirurgico, implicano misure adeguate e strutture e reparti
capaci di seguire i pazienti dal periodo prenatale a quello neonatale e
postatale.
Quando il bambino arriva in chirurgia pediatrica significa che si è già
consapevoli dell’esistenza di un problema e della necessità di uno o
più interventi, interventi spesso relativi a malformazioni congenite o
a patologie acquisite, quest’ultime frequenti nei pazienti
particolarmente sottopeso e che necessitano di misure rianimatorie.
Attraverso l’ecografia oggi è possibile diagnosticare se e in quale misura il bambino sarà affetto da malformazioni o patologie, informazioni che consentono sia di preparare psicologicamente i genitori, sia di prevedere a quali interventi il nascituro dovrà essere sottoposto. A proposito la chirurgia pediatrica può condizionare la scelta di interrompere o meno una gravidanza: è stato riscontrato infatti che spesso la scelta di abortire coincide proprio con la presenza di particolari malformazioni fetali non curabili. Da qui l’importanza di investire nella ricerca per il progresso di questo ramo della medicina che si scopre giocare un ruolo nevralgico in un tema così discusso quanto delicato. La chirurgia pediatrica è relativamente giovane: sebbene la prima divisione di chirurgia pediatrica italiana, istituita come tale e non come semplice reparto all’interno di un ospedale pediatrico risalga al 1888 (presso l’ospedale Galliera di Genova), i primi veri e propri passi comincia a farli negli anni ’40, con la cura di alcune malformazioni congenite; seguirà il suo boom tra gli anni ’60 e ’80. Tra gli ultimi progressi raggiunti c’è il ricorso alla chirurgia mininvasiva, che prevede ad esempio l’uso di videoendoscopi che consentono una visione più ampia e comoda su video dell’area di intervento, la registrazione di foto e filmati, e di effettuare contemporaneamente diagnosi e terapia. Questo comporta per il piccolo paziente considerevoli vantaggi in termini di minor dolore postoperatorio, meno complicanze, migliori risultati estetici e tempi di degenza più brevi. Nuove promesse sembrano poter venire anche dalla bioingegneria tissutale, che potrebbe nel futuro permettere di creare veri e propri “pezzi di ricambio” e quindi curare molte malformazioni congenite. Oggi in Italia sono circa 57 i centri di chirurgia pediatrica: ciascuno di essi offre quelli che potrebbero essere definiti servizi “base” (malattie e malformazioni dell’apparato gastrointestinale, urinario, toracico e patologie tumorali), specializzandosi poi in uno più determinati tipi di intervento. Sebbene numerosi, questi centri sono dislocati nella penisola in modo abbastanza disomogeneo: alcune regioni non ne dispongono, così come più della metà delle province; forte poi la discrepanza tra il Nord-Est, dove la metà delle province è dotata di un centro specializzato, ed il centro Italia, dove le province dotate sono meno di un quarto. Questo implica la necessità di spostamento per le famiglie e, poiché ciò non è sempre possibile, significa che in Italia un bambino su tre risulta non ricoverato in un reparto a lui adatto, e che in un anno gli interventi eseguiti su bambini di età compresa tra 0 e 14 anni in un reparto di chirurgia pediatrica sono meno di un terzo. In più, secondo un articolo pubblicato sul sito della Società italiana di chirurgia pediatrica, oggi questo settore sembra vivere un momento difficile anche a causa dei cosiddetti DRG (o ROD), un sistema di codificazione che usa il tipo di patologie diagnosticate come base per il finanziamento delle aziende ospedaliere. Risultato: gli ospedali vedono i pazienti come “clienti” da curare e demandare in seguito ad altri reparti, e in più si prediligono i casi “particolari” che assicurano maggiori entrate. Ma in Italia non esiste quasi un solo centro di chirurgia pediatrica che possa sopravvivere solo di casi complessi, trascurando la routine, ed ecco perché è importante sostenerli, tanto quanto la ricerca e le associazioni di volontariato annesse che aiutano i genitori a lottare ogni giorno per la vita dei propri figli.
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