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| venerdì 10 settembre 2010 |
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Home Approfondimenti Chiesa Il sacerdozio comune, questo sconosciuto |
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Il sacerdozio comune, questo sconosciuto |
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Scritto da Marzio Serbo
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giovedì 28 febbraio 2008 |
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Anche questa volta abbiamo rivolto alcune domande a diverse persone
sull’argomento della settimana. Il tema del sacerdozio comune, però, è
risultato alquanto misterioso. Le comunità balbettano di fronte a
domande del tipo: «in che senso possiamo dirci tutti sacerdoti?»
oppure «cosa significa per un cristiano “santificare” il tempo e lo spazio?». L’assenza di risposte è sintomatica di un malessere comune percepito da molti, anche se forse poco espresso, riguardante il linguaggio teologico. In quarant’anni dal Concilio sono diventati sempre più frequenti i corsi di approfondimento biblico, si sono riempite le aule degli istituti di scienze religiose, le catechesi parrocchiali hanno proposto encicliche e documenti del magistero, ma il linguaggio di una certa teologia è rimasto lontano dalle chiese, confinato nei libri di pochi studiosi, fra le mura degli atenei e delle accademie. Le scienze umane e la filosofia hanno più e più volte cambiato i codici della comunicazione, eppure la teologia ha trovato difficoltà a sciogliere il nodo che lega quasi indissolubilmente contenuti e linguaggio, temi e metodo: prova ne è il fascino e la popolarità che esercitano testi provocatori come quello di Mancuso. Il sacerdozio comune dei fedeli rimane un tema centrale dell’esperienza cristiana; la speranza è che i pastori riscoprano anche in questo caso quell’attenzione didattica che è stata la scuola dei padri.
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