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La cerimonia alla foiba PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Martini   
giovedì 14 febbraio 2008
Presso la foiba di Basovizza, alla presenza di tante autorità e molta gente, si è tenuta domenica 10 febbraio la celebrazione del “Giorno del Ricordo”, istituito con la legge Legge 30 marzo 2004, n. 92 “in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale” come recita il titolo della legge. La cerimonia ha previsto l’intervento del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, che ha sottolineato come questa tragedia consumata lungo quel confine orientale spazzato via (pochi giorni prima di Natale) dalla nuova Europa e dagli accordi di Schengen attende ora — dopo la caduta delle frontiere, l’omaggio alle vittime, i riconoscimenti morali, la vittoria della verità sulla “congiura del silenzio” — «l’ultimo passo per una chiusura definitiva di una stagione fatta di divisioni e diffidenze».
Infatti — così aveva affermato all’inizio del suo discorso Dipiazza — «fino a neanche una decina d’anni fa, l’argomento degli esuli era uno di quei capitoli di storia che l’editoria scolastica ometteva dai libri di testo. Per mezzo secolo ha operato una strisciante e meschina “congiura del silenzio” su un argomento che ha coinvolto i drammi e le sofferenze di un popolo sradicato dalla propria terra. Un’intera regione venne cancellata dalla carta geografica dell’Italia».
L’ultimo passo, per chiudere finalmente questa drammatica vicenda storica, consisterebbe secondo Dipiazza nell’avviare finalmente un doveroso anche se tardivo provvedimento di indennizzo per gli esuli. Ecco il senso del suo appello allo Stato: «L’Italia paghi gli indennizzi agli esuli. Con le loro case, i loro terreni, le loro proprietà, ha pagato i debiti di guerra. È ora che risarcisca a questi 300.000 italiani un danno materiale che non può essere compensato dai pur importantissimi riconoscimenti morali degli ultimi anni. E i ritardi — ha concluso Dipiazza — non ammettono ulteriori giustificazioni».
Dopo l’intervento del sindaco mons. Eugenio Ravignani ha celebrato la Santa Messa. Nell’omelia ha ricordato come sia indispensabile crescere nella conoscenza del mistero di Cristo per aiutarci a cogliere il mistero del male, il disegno perverso di iniquità e ingiustizia del peccato dell’uomo contro l’uomo e contro Dio.
«È la fede — ha detto il vescovo — che ci apre sul mistero di Cristo, che ha dato la sua stessa vita perché lo spirito del Male fosse vinto e l’umanità ritrovasse le vie della pace, nella verità, nella giustizia e nell’amore».
Al termine della celebrazione eucaristica è stato inaugurato il nuovo Centro di documentazione della Foiba di Basovizza, la mostra storica permanente e il volume dedicato alla Foiba di Basovizza, monumento nazionale.
Sottolineando il valore morale e culturale dell’iniziativa, l’assessore alla Cultura Massimo Greco ha ribadito come dopo l’inaugurazione, il 10 febbraio del 2007, del Sacrario di Basovizza, oggi viene presentato il nuovo Centro di documentazione, un’opera che consentirà di visitare la Foiba in maniera consapevole.
Inoltre — ha aggiunto Greco — la mostra storica permanente (con 11 pannelli che ripercorrono dal 1943 al 1945 le tristi vicende dell’esodo e delle vittime delle foibe) e lo stesso volume “La Foiba di Basovizza - Monumento nazionale” (curato dalla Commissione scientifica composta da Giuseppe Parlato, Adriano Dugulin, Raoul Pupo, Paolo Sardos Alberini e Roberto Spazzali), un libro plurilingue di oltre 130 pagine, consentiranno ai visitatori di prendere coscienza dei fatti drammatici e dolorosi della storia italiana del nostro Novecento nell’Adriatico orientale. Come infatti aveva ricordato il sindaco in un passaggio del suo discorso «i riconoscimenti morali hanno anche bisogno di simboli, di luoghi sacri dove poter celebrare il ricordo».
 
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