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Io regale? Ma non scherziamo |
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Scritto da Francesca de Guarrini
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giovedì 14 febbraio 2008 |
Abbiamo voluto incontrare alcuni giovani adulti, praticanti, alcuni dei
quali impegnati in una realtà ecclesiale comunitaria, per dialogare con
loro sul dono battesimale della “regalità”. Dalle risposte raccolte
nella maggior parte dei casi è emerso chiaramente che il tema porta in
sé una mancanza di chiarezza terminologica. La domanda «Che cosa
significa la regalità ricevuta con il battesimo?» lascia interdetti,
senza parole, nonostante in alcuni casi la risposta non emersa a parole
trovi concretezza (o perlomeno sia desiderata e cercata) nella
quotidianità delle azioni.
Lorenzo sottolinea che si tratta di un linguaggio «non attuale, lontano da quello usato oggi dai giovani», ma, forse, quest’interpretazione non è la sola causa di tanta titubanza. «Il connubio battesimo-regalità — continua Lorenzo — non mi è mai stato proposto», mentre per Davide quanto si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica «incorporato a Cristo che è unto sacerdote, profeta e re» a motivo dei doni ricevuti nel Battesimo, risuona come qualcosa di mai sentito. L’esperienza di preparazione al Battesimo fatta in qualità di padrino o madrina, inoltre, è per qualcuno il ricordo di un dopocena scavato a ridosso del fatidico giorno, per altri un appuntamento fugace, un po’ sbiadito, in cui la mancanza di un tempo adeguato rischia di spostare l’attenzione più sul ruolo dei genitori e delle figure che accompagneranno (o dovrebbero farlo) il neo-battezzato nel suo cammino di fede e di vita che, forse, sul senso più profondo di questo dono. Solo Pierluigi, che da adulto ha intrapreso un cammino di fede che lo ha portato a riscoprire la sua dimensione cristiana (scherzando afferma che fino a poco tempo fa certe risposte non le avrebbe avute!) riconduce immediatamente il senso della regalità al suo «riconoscersi figlio di Dio» e dunque al desiderio di scoprire giorno per giorno «ciò che il Signore vuole da me». Solo alla fine, definita la “regalità” in termini di servizio, responsabilità, impegno verso gli uomini, il creato e la giustizia, il tema risulta a tutti molto più familiare, suscitando di fatto risposte diverse. Per Davide, allora, regalità diventa accoglienza dell’altro e della sua diversità, mentre Elena, pur riconoscendo la difficoltà a vivere concretamente «un’identità ricevuta passivamente con il Battesimo voluto dai genitori, ma poi scelta consapevolmente nel momento della Cresima» ammette che non c’è spazio per l’indifferenza rispetto a ciò che fa e che vive, sentendosi responsabile verso gli uomini e chiamata a compiere scelte secondo il progetto di Dio. Lorenzo risponde di non saper valutare se sarebbe «capace di mettersi al servizio del Regno di Dio», ma ora, con una nuova chiarezza, coglie di sentirsi anche lui chiamato a questa responsabilità.
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