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Politica e società
Giovani e lavoro PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Redazione   
giovedì 14 giugno 2007
Ultimo aggiornamento ( martedì 17 luglio 2007 )
 
Intervista a Franco Codega PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 08 giugno 2007
Con la Legge regionale 204 del 2007 sulla promozione e sviluppo del Servizio civile nell’ambito del territorio locale, approvata lo scorso 27 aprile, la Regione Friuli Venezia Giulia ha introdotto due possibilità aggiuntive per i giovani che intendano dedicare il proprio impegno alla comunità: l’estensione del Servizio civile ai cittadini stranieri residenti in età 18-28 anni e l’opportunità di svolgere circa 200 ore di servizio per i ragazzi italiani di 16-17 anni, da prestare sia durante l’anno scolastico sia nel periodo estivo. Quest’ultima proposta porta il nome di “Servizio Civile solidale”.
Secondo Franco Codega (referente delle Acli - Associazioni cristiane lavoratori italiani), organizzatore di percorsi di servizio civile nonché preside del Liceo scientifico “G. Oberdan” di Trieste, si tratta di un’occasione da non perdere: «La scuola italiana è molto centrata sulla dimensione culturale e nozionistica. Manca l’aspetto fortemente educativo del fare, dello spendersi a favore della collettività». Quali attività potrebbero essere proposte ai giovani? «Ci sono moltissimi ambiti, dagli anziani ai disabili, all’ambiente, ma penso anche ad un aiuto nei confronti dei ragazzi più piccoli, magari per fare i compiti. Il fatto che la Regione metta a disposizione fondi per questi scopi è certamente uno stimolo per gli adolescenti, che vedono che le loro capacità sono apprezzate».
 
Intervista alle volontarie presso l'Accri PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 08 giugno 2007
L’Accri (Associazione di cooperazione cristiana internazionale per una cultura di solidarietà tra i popoli) di Trieste ospita quest’anno due ragazze in Servizio civile volontario. L’Accri fa capo alla Focsiv (Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario) per tutto ciò che riguarda la formazione sia dei volontari sia degli Operatori locali di progetto (Olp), figure che svolgono un ruolo di assistenza e accompagnamento per i giovani in servizio. Ettorina Rubini Albrizio è l’Olp dell’Accri triestina e segue attualmente Lorena Paolini di Corno di Rosazzo, laureata in Comunicazione internazionale e Scienze politiche internazionali all’Università di Perugia, e Ida Berlusconi di Pelos di Cadore, laureata in Tecniche pubblicitarie presso la Facoltà di scienze della formazione dell’Università di Trieste, che sono a metà del loro percorso di Servizio civile. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Come siete venute a conoscenza del bando?
Lorena: «Dopo aver svolto un tirocinio a Bombay con l’Assocamerestero, il Ministero degli Esteri mi ha comunicato il bando».
Ida: «Ho prestato servizio come volontaria alla Bottega del Mondo. Lì sono venuta a conoscenza del bando».
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Intervista a Renzo Fain PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 08 giugno 2007
La Caritas diocesana di Trieste ha una lunga tradizione nel campo del Servizio civile, già dai tempi in cui esisteva soltanto come obiezione di coscienza. Abbiamo rivolto qualche domanda a Renzo Fain, uno degli operatori della Caritas che si occupa di questo settore.

Come si è organizzata la Caritas diocesana da quando è entrata in vigore la nuova legge sul Servizio civile?
All’inizio si elaboravano i progetti singolarmente; poi ci siamo resi conto che era più opportuno unire le forze, anche da un punto di vista della solidarietà tra noi, quindi abbiamo preparato delle proposte come Caritas del Friuli Venezia Giulia, lavorando insieme a Pordenone, Udine e Gorizia. I progetti vengono poi presentati a livello nazionale come Caritas italiana.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 aprile 2009 )
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Intervista a Lucio Pellegrini (Regione Friuli Venezia Giulia) PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 08 giugno 2007
Il regolamento che accompagna la legge nazionale sul Servizio civile (legge 6 marzo 2001 n. 64) prevede che dal 2002 le Regioni curino l’attuazione degli interventi di servizio civile, secondo le rispettive competenze. La nostra Regione ha quindi istituito, nell’ambito dell’area istruzione, cultura, sport e pace, un ufficio che ha tra i suoi compiti quello di seguire il tema del Servizio civile. Abbiamo raggiunto per un’intervista il direttore, Lucio Pellegrini.

Quali sono i compiti della Regione in tema di Servizio civile?
Il Servizio politiche della pace, solidarietà e associazionismo ha iniziato il suo lavoro riguardo al Servizio civile con un’attività di formazione e informazione dei giovani, tramite convenzioni con alcuni enti ed associazioni, tra cui le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani). Lo scorso anno la Regione ha istituito l’Albo degli enti di Servizio civile ai fini del loro accreditamento. Ciò è avvenuto in seguito al Protocollo tra le Regioni e Province autonome e l’Ufficio nazionale di Servizio civile.
Un terzo filone di attività è costituito dalla predisposizione dei bandi per i progetti di Servizio civile di livello regionale e la loro valutazione. Questi progetti si aggiungono a quelli che vengono presentati a Roma, presso l’Ufficio nazionale, dagli enti accreditati a livello nazionale. Nel futuro alle Regioni verranno assegnate ulteriori competenze.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 aprile 2009 )
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Intervista a Fabrizio Cavalletti (Cnesc) PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Tiziana Melloni   
venerdì 08 giugno 2007
La Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc) è un organismo a carattere nazionale che raggruppa vari enti di Servizio civile: Acli, Aism, Anpas, Arci Servizio Civile, Caritas Italiana, Cenasca-Cisl, Cesc, Cnca, Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia, Italia Nostra, Federsolidarietà/Cci, Focsiv, Legacoop, Scs/Cnos, Wwf, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Unpli. Le sue finalità sono quelle di promuovere il Servizio civile e di creare un collegamento tra enti ed associazioni ed istituzioni di governo. Il Cnesc fa anche parte della Consulta nazionale del Servizio civile, un organismo che garantisce l’autonomia e la democrazia del servizio stesso. Abbiamo rivolto alcune domande a Fabrizio Cavalletti, uno dei responsabili del Cnesc.

Come si è sviluppato il Servizio civile in Italia?
Nel 2001 i volontari erano 39. I bandi attuali prevedono circa 45.000 volontari l’anno: da parte dei giovani c’è stata una grande risposta. Il problema oggi è quello della scarsità di risorse. Le domande per ogni bando arrivano a 120.000, mentre i fondi non bastano neppure per la metà. Un’altra novità riguarda gli enti che possono accreditarsi. Le nuove norme introdotte nel 2004 hanno favorito la nascita di enti di servizio civile che “vendono” i propri servizi ad altri enti — più piccoli — che desiderano impiegare volontari. Questo da una parte favorisce la professionalità nella stesura dei progetti, ma dall’altra diminuisce il contatto con i problemi del territorio.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 aprile 2009 )
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Intervista a Rosy Bindi PDF Stampa E-mail
Politica e società
Scritto da Giorgio Zucchelli e Francesco Zanotti   
giovedì 31 maggio 2007
Sabato 12 maggio si è svolto il Family Day: il milione di persone presente in piazza San Giovanni, a Roma, ha fatto sentire in maniera molto forte la richiesta di attenzione alle esigenze delle famiglie. Il Governo e la politica sono pronti a rispondere a queste attese?
Ho sempre pensato che il Family day dovesse essere colto da tutti come un’occasione per rimettere al centro della politica i problemi quotidiani e i bisogni veri delle famiglie. La famiglia è un bene troppo prezioso per farne la bandiera ideologica di una parte. La politica ha il compito di ascoltare e, senza tentare strumentalizzazioni, trovare le risposte più efficaci ma anche le più condivise. Ed è quello che abbiamo iniziato a fare con la Finanziaria del 2007. Vorrei che non si dimenticasse che questo è il governo dei tre miliardi di euro per gli assegni familiari alle famiglie con figli, del potenziamento degli asili nido, della tutela della maternità per le lavoratrici precarie, del fondo per i disabili e gli anziani non autosufficienti. Misure che segnalano una nuova sensibilità politica e sociale che intendiamo consolidare a partire dalla Conferenza nazionale della famiglia.
Dopo il Family Day, quali sono le attese per la Conferenza nazionale della famiglia in corso a Firenze?
In questi mesi ho avuto modo di incontrare più volte il Forum delle famiglie, che è stato coinvolto, come altre associazioni e soggetti istituzionali, nella preparazione della Conferenza, e sono certa che dal presidente Giacobbe e da tanti altri verranno contributi importanti. Le istanze avanzate dal Family Day sono già presenti nelle dieci sessioni in cui si articoleranno i nostri lavori: penso alla sessione su Famiglia e diritti, in cui affronteremo il tema della soggettività della famiglia, ma anche a quelle dedicate ai rapporti tra famiglia e lavoro, famiglia e responsabilità educative, famiglia e fisco, famiglia e welfare. Sarà un grande cantiere in cui far dialogare saperi, responsabilità istituzionali e vissuti quotidiani per costruire insieme un progetto forte per tutto il Paese. Dovranno emergere le priorità per il prossimo Dpef e la Finanziaria 2008, ma soprattutto le linee portanti del primo Piano nazionale per la famiglia, un vero e proprio piano d’azione destinato a promuovere i diritti della famiglia. Lo slogan che abbiamo scelto “Cresce la famiglia, cresce l’Italia” esprime bene le ambizioni e gli obiettivi che vogliamo perseguire in questa legislatura per colmare i gravi ritardi accumulati in tutti questi anni.
I Dico sono ancora nell’agenda del Governo? Come si può dire che non creano problemi alla famiglia quando riconoscono un altro tipo di vincolo, visto che da sempre la legge ha una funzione anche pedagogica? Non basta intervenire sul Codice Civile per rispondere ad alcuni bisogni dei singoli cittadini, compresi gli omosessuali? Non si può ritornare a questo compromesso?
La nostra proposta non riconosce un altro tipo di vincolo e non regola le unioni di fatto, non fonda un nuovo status e non propone ai giovani un nuovo modello di vita. Si limita a individuare la titolarità di alcuni diritti e doveri dei conviventi attraverso la certificazione anagrafica di una situazione di fatto, per questo non può essere confusa né con i “pacs” né con un simil matrimonio. Ci siamo limitati a dare fondamento legislativo ad una parte dei tanti diritti che da tempo la giurisprudenza consolidata riconosce ai conviventi. Siamo intervenuti su diritti personalissimi, proprio per evitare ogni tipo di assimilazione alla famiglia fondata sul matrimonio. È vero, c’è chi sostiene che sarebbe meglio usare altri strumenti, il contratto privato e il notaio, ne discutano i giuristi e naturalmente il Parlamento. Il governo è sempre aperto al confronto e, poiché nessuno in piazza San Giovanni ha negato la necessità di tutelare i diritti delle persone, credo possibile ritrovare la serenità di un confronto di merito. Le distanze non sono incolmabili se nessuno assolutizza i propri strumenti e se il dialogo si fonda sulla reciproca fiducia nell’autenticità delle intenzioni. In ogni caso c’è da chiedersi se la modifica del Codice civile rappresenti davvero una misura meno lieve di quella che ha proposto il governo.
Ha suscitato polemiche la sua decisione di non invitare le associazioni omosessuali alla Conferenza di Firenze: secondo lei sono i segnali che confermano il permanere di posizioni inconciliabili attorno al tema della famiglia? E cosa risponde ad alcuni suoi alleati di governo che vorrebbero parlare di conferenza “delle famiglie”?
La sintesi che abbiamo individuato nel programma di Governo e il percorso che stiamo facendo puntano a rafforzare le politiche per la famiglia e a riconoscere i diritti delle persone. È una strada di grande equilibrio e di grande saggezza. La famiglia, giuridicamente, è quella dell’art. 29 della Costituzione e agli omosessuali non abbiamo riconosciuto né il matrimonio né i diritti di filiazione. A Firenze abbiamo organizzato una Conferenza nazionale sulla famiglia, non un convegno sulla condizione omosessuale in Italia. Ma chi può negare la pluralità di forme di famiglia? Le madri sole, ad esempio, sono famiglia, così come i padri separati; e anche le persone omosessuali vivono rapporti familiari, come figli, fratelli o sorelle, zii o nipoti. Nessuno pensa di discriminare queste persone, tuttavia le loro scelte di coppia non possono essere assimilate alla famiglia.
Quale specificità deve avere a suo avviso la politica familiare rispetto ad altre politiche che si occupano della persona e delle questioni sociali? Le famiglie italiane potranno contare su un domani più favorevole?
Attraverso la conferenza di Firenze la nostra ambizione è proprio quella di offrire, per la prima volta, la possibilità di inquadrare l’universo famiglia in tutta la sua ricchezza, complessità e anche problematicità. Vorremmo cogliere la normalità di milioni di famiglie, altrimenti diventa anche difficile delineare una strategia efficace. Le politiche per la famiglia non sono politiche settoriali, né vanno considerate solo uno strumento di lotta alla povertà. Non a caso, oltre a specifiche competenze, nel governo ho anche la responsabilità di indirizzare e coordinare l’insieme delle politiche verso il riconoscimento della soggettività della famiglia. Una politica seria per la famiglia richiede interventi sul fisco e il lavoro, la casa e la salute, la scuola e i trasporti. Non tutto è nelle mani del governo. Firenze è anche un’occasione per misurare, al di là dei proclami e delle parole, la volontà del Paese di costruire un’alleanza per la famiglia. C’è bisogno di investire di più, di politiche sociali più robuste, ma anche di favorire un cambiamento di mentalità nei sindacati, nelle categorie produttive, nelle amministrazioni pubbliche, capace di imprimere al nostro modello di crescita economica e civile un passo più attento alle esigenze delle famiglie.
 
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