Peccato, davvero un peccato, che l’assessore Rossi non sia riuscito a
far digerire alla sua maggioranza il menù etnico proposto in tre
giornate in alcune mense scolastiche gestite dal Comune. E dire che non
era per niente pesante.
Peccato perché quest’iniziativa, che — per chi
ancora non lo sapesse — di fatto consisteva nel proporre ai bambini, al
posto della tradizionale pastasciutta, riso alla cantonese e pollo alle
mandorle in un’occasione e innocenti cevapcici e patate “in tecia” in
un’altra, era un modo semplice, non ideologico, non fazioso, per
promuovere l’integrazione, per educare i più piccoli, e attraverso di
loro i più grandi, alla convivenza, al rispetto dell’altro, della sua
cultura e delle sue tradizioni.
Il cibo come veicolo di conoscenza,
nella consapevolezza che si ha paura solo di ciò che non si conosce. Un
modo per superare lo spaesamento che a volte ci coglie di fronte a
persone diverse da noi, uno spaesamento che di solito non abita nei
bambini, molto più disponibili e accoglienti e meno permeabili ai
pregiudizi.
Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Trieste,
1. Inizia con la prossima domenica il tempo santo dell’Avvento, che ci
prepara spiritualmente al Natale di nostro Signore Gesù e, con esso,
inizia anche un nuovo Anno Liturgico. Avvento è una parola molto ricca
di senso, perché vuol dire venuta e anche presenza del Signore. Venuto
una prima volta nella pienezza dei tempi a Betlemme, nella debolezza
della carne, uomo in mezzo agli uomini, Gesù di Nazaret verrà una
seconda volta alla fine dei giorni, come giudice di misericordia.
Angoscia di popoli in ansia, ma gli sguardi sono fissi al sole, alla luna e alle stelle. Il fragore dei mari e dei fiumi sconvolge e paralizza, ma più forte e potente è la voce di Dio. Il linguaggio apocalittico è ancora capace di comunicarci novità meravigliose, speranza, fede? I padri dei nostri padri interpretavano i simboli e così giungevano alla comprensione del mondo. Una visione impregnata di senso religioso e della presenza di Dio, in mezzo alla quale il grido dei profeti si alzava significativo. L’Avvento, il tempo della profezia per eccellenza, diventa così il luogo dell’annuncio di una novità esistenziale, aperta all’altro. Un invito a saper scorgere la novità nascosta in ogni persona.
Individualismo, eclissi dei fini, perdita della libertà politica:
questi disagi della modernità — individuati dal filosofo canadese C.
Taylor — sono stati proposti come base della sua analisi da Luca Grion,
chiamato a parlare di “Antropologia sociale dello Stato moderno ed
antropologia cristiana” nell’ambito del Corso di formazione
socio-politica promosso dall’Issr di Trieste e dalla Commissione
diocesana per i problemi sociali e del lavoro. Grion, vice direttore
del Centro Studi veneto “J. Maritain” e docente di Filosofia morale
all’Università di Udine, è partito dalle caratteristiche del pensiero
moderno, che ruota su un “io” fortemente auto-centrato e sul prevalere
della ragione strumentale, per proporre il recupero di alcuni
importanti aspetti dell’uomo che il pensiero moderno ha trascurato.