Una delle visite d’obbligo quando si viaggia in un Paese straniero è il
cimitero, monumentale o moderno che sia. Personaggi illustri e persone
comuni, ignote, scompaiono alla vista e rimangono sotto terra. Quanto
emerge, troppo spesso, è ancora una volta la pompa con cui si vuole
ricordare chi non c’è più, con monumenti, statue, decorazioni. Sembra
l’ultimo dono possibile per chi ci è stato vicino ed ora è
irreparabilmente lontano, irraggiungibile.
Sulle tombe ebraiche si notano i sassi, deposti da chi viene in visita,
arcaico costume del popolo del deserto che, migrando e abbandonando il
tumulo del defunto, vi poneva un sasso per farlo riconoscere e per
impedire lo scempio delle belve feroci. E, sasso dopo sasso, il cumulo
si ergeva.
Fiori, lumini, fotografie, sono segni e richiami. Una sorta di pedaggio
culturale che rende riconoscibile un luogo e lo identifica, che suscita
nel nostro immaginario ricordi, rimpianti, note dolenti.
Alcuni fra di noi però hanno optato per scelte diverse. La poetessa
Antonia Pozzi aveva chiaramente espresso il suo desiderio di non essere
consegnata al grembo della terra al Monumentale di Milano, come la sua
condizione sociale avrebbe previsto.
Carissimi catechisti e catechiste, il prossimo 5 novembre avrò la gioia
di incontrarvi in Cattedrale per l’annuale appuntamento del Mandato. In
questa circostanza, desidero farvi pervenire questa lettera per dirvi
l’affetto che nutro per voi: siete nel cuore del vescovo come preziosi
collaboratori per l’edificazione del corpo ecclesiale. Vi ringrazio per
il servizio indispensabile che svolgete nelle comunità parrocchiali
come educatori, testimoni, accompagnatori della fede delle persone a
voi affidate.
La domanda sulla morte s’affaccia sempre all’anima, anche a quella dell’uomo più distratto o immerso a capofitto in mille attività, specie quando una catastrofe come quella del terremoto irrompe nella vita quotidiana. Alla vigilia del giorno dedicato alla memoria dei defunti dedichiamo uno speciale al tema del passaggio dalla scena di questo mondo ad una dimensione ignota ma illuminata, per chi conosce il dono della fede, dalla speranza in Cristo risorto. Nello speciale di questa settimana, servizi ed interviste sul tema della morte.
Lo scorso maggio, il ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche sociali ha pubblicato il Libro Bianco sul futuro del modello
sociale, indicandolo come una delle priorità dell’“agenda d’autunno”.
Oggi i settimanali diocesani d'Italia aderenti alla Fisc lo offrono
come contributo di riflessione a tutti i loro lettori. Al proposito
abbiamo ascoltato il ministro Maurizio Sacconi perché ce ne illustri il
significato e le novità.
Signor ministro, perché un Libro Bianco?
Il Libro Bianco è uno strumento per definire la “verità della nazione”,
cioè quel sistema di valori che appartengono al senso comune del nostro
popolo e che i grandi partiti popolari codificarono nella Costituzione.