Ultima notte in Eritrea prima della partenza. Sembel, periferia di
Asmara. Matteo, il mio bambino che ha appena compiuto 5 anni, si è
addormentato subito. Io sono sconvolto da un’esperienza, che,
quantunque rinnovata per la terza volta (l’ultima risale a 6 anni fa,
nel 2003), mi lascia completamente annichilito dal punto di vista
esistenziale ed evangelico. I rospi gracidano all’unisono con un
sottofondo così forte di richiami reciproci — non è un gracidare
ininterrotto, ma intermittente — che sembra un singolare fracasso
notturno di uccelli ubriachi. Cantano i grilli fuori della finestra
della nostra camera.
Nella casa che fu di nonna Abrehet ancora si ride.
Scherzano i bambini rimasti svegli. Si mangia quel che avanza dello
zìghni e dell'ingèra. Si beve un bicchiere di birra o di arèki, l’anice
locale. Ci si passa le quattro portate di caffè, il bun. Ho gli occhi
pieni delle liturgie copte ortodosse cui mi è stata donata la vera
grazia di partecipare: una proprio nella Cattedrale di 'Nda Mariam,
presieduta dal Patriarca Abune Dioskoros.
Dovrei direi
dall’Antipatriarca, perché nominato al posto del legittimo Patriarca,
Abune Antonios, destituito per volontà dei potenti. Centinaia di donne,
avvolte nel bianco nezelà, prostrate completamente a terra, nella
identica medesima postura che siamo abituati ad associare al culto
musulmano in una moschea, mentre qui è a Cristo, Gesù di Nazaret, che
va l’adorazione integrale del corpo.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 settembre 2009 )
Colpisce questo declino del senso di umanità che dovrebbe essere un
qualcosa che accomuna gli uomini. Di solito tendiamo a non accorgerci
di questo aspetto, ma solo quando il grado di imbarbarimento ha
raggiunto un livello alto scattano dei segnali di allarme. Sullo
sfondo di tanti drammatici fatti, anche recenti, che vedono la morte in
mare di migranti lasciati alla deriva, di persone dilaniate da bombe e
da attacchi terroristici, di popolazioni inermi, in tante parti del
mondo, in balia di una violenza senza fine, emerge un imbarbarimento
che non può e non deve lasciare indifferente nessuno.
Ne è convinto il
filosofo Vittorio Possenti, che afferma di vedere nella perdita
“dell’essere altro, del senso dell’alterità” una delle cause principali
di questo imbarbarimento che «consiste nella perdita del senso
dell’altro che mi diventa completamente estraneo, uno straniero, per il
quale non sento quegli eventuali obblighi di solidarietà che, magari,
sento per il vicino, il prossimo, quello che sta nella mia famiglia o
accanto».
C’è un ambito in cui si registra più fortemente il declino del senso di umanità?
Direi, purtroppo, nel campo della cultura contemporanea, in cui
l’altro, molto spesso, è l’embrione, il feto, e alludo al gravissimo
problema dell’aborto. L’altro è anche, ormai molto spesso, colui che
arriva da altri Paesi nei nostri mari, come il recente caso,
drammatico, dei profughi eritrei.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 settembre 2009 )
Sono lieto di dare ufficialmente la notizia che S.E. l’Arcivescovo
Mons. Giampaolo Crepaldi, nominato dal Santo Padre Benedetto XVI
vescovo di Trieste il 4 luglio 2009, farà il suo ingresso in diocesi il
prossimo 4 ottobre.
La data è stata definita in un fraterno incontro da me avuto con
l’Arcivescovo, nel quale ho avuto modo di porgergli il saluto e il
fervido augurio da parte di tutti, di dargli una prima informazione
sulla situazione diocesana e di dirgli che il mio e il vostro sincero
affetto precedono la sua venuta tra noi. L’attendiamo con gioia e in
preghiera.
Durante una solenne celebrazione nella cattedrale di San Giusto, nel
pomeriggio del 4 ottobre, il nostro Arcivescovo prenderà possesso della
cattedra quale maestro che ci confermerà nella fede e a lui consegnerò
il pastorale, simbolo del suo compito di pastore della Chiesa
Tergestina che da quel momento assumerà. Mons. Crepaldi giungerà a Trieste sabato 3 ottobre.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 settembre 2009 )
Piero Dorfles, di origini triestine, è autore di vari programmi in radio e in tv. Da molti anni è conduttore della fortunata trasmissione “Per un pugno di libri” su Rai3. Scrittore di numerosi saggi sulla comunicazione, Dorfles ha tenuto corsi e seminari nelle più importanti università in Italia e all’estero. Lo abbiamo incontrato in uno storico bar del centro per parlare a briglia sciolta di mass media, libri e informazione.
È risaputo che nel moderno villaggio globale chi detiene i mezzi di comunicazione controlla una grande fetta di potere. Anche da questo deriva il fascino della comunicazione? La comunicazione affascina, prima di tutto, perché è pervasiva. In questo momento storico, inoltre, abbiamo sostituito la comunicazione della conoscenza con il mezzo con cui si comunica. Leggi tutta l'intervista
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