Anche nella Chiesa c’è “il rischio di una secolarizzazione strisciante”. Dalle parole del papa, nell’omelia del “Corpus Domini”, nascono e si
allargano cerchi di riflessione su un tema di grande rilievo.
Richiamano il disegno che appare quando si getta il sasso in uno specchio d’acqua. Partono dall’essenziale, in questo caso dal culto eucaristico, toccano
il pensiero e, diversamente da quanto accade nell’acqua, non svaniscono
ma ritornano all’essenziale.
Secolarizzazione è, dunque, una parola che propone una sosta per fare
domande sullo spessore della fede personale e comunitaria. Una sosta
che si potrebbe esprimere anche con l’immagine paolina dell’atleta
raccolto ai blocchi di partenza prima dello scatto.
Dogane che bloccano i medicinali destinati ai paesi poveri. È la prassi
denunciata dalle organizzazioni umanitarie che attualmente in Europa
viene usata per contrastare la violazione delle norme europee sui
brevetti. Le medicine inviate nelle zone bisognose della Terra dagli
stati sospettati di non rispettare le norme sui brevetti vengono
infatti sequestrati dai doganieri europei in attesa delle verifiche
legali e molto spesso rispedite al mittente. Si tratta di un
comportamento che favorisce, secondo le organizzazioni umanitarie, le
industrie farmaceutiche a scapito dei malati.
Presieduta da mons. Ravignani nella cappella della Curia vescovile, ha avuto luogo mercoledì scorso la sessione conclusiva del processo diocesano per la beatificazione del Servo di Dio mons. Giacomo Ukmar. Durante la breve preghiera iniziale che ha preceduto la parte più propriamente burocratica dell'atto di chiusura, il vescovo ha indicato il sacerdote diocesano quale “esempio di vita santa per tutti ma soprattutto per i presbiteri”. Ai presenti e a tutti i fedeli ha, poi, chiesto un'intensa preghiera affinché mons. Ukmar, se il Signore lo vorrà, possa ricevere il dono della beatificazione.
Di esempi positivi di immigrazione e integrazione c’è sempre bisogno. Un modo anche per testimoniare come abbandonare la propria terra non sia sempre una scelta voluta, e come il cuore di chi arriva continui, comunque vada, a guardare sempre a casa. E aiutare chi è rimasto, conoscendo ciò di cui ha davvero bisogno permettendogli di rimanere, è uno dei modi più interessanti per dimostrare come gli immigrati non solo siano capaci di integrarsi perfettamente nella società di arrivo, ma anche di come possano farsi parte attiva per contribuire al suo sviluppo, intervenendo negli ambiti che più la interessano, sia a livello locale che internazionale.