C'è poco da fare. La figura del prete è, ad ogni latitudine, culturale
o geografica, scrigno di una forza potentissima. Attrattiva o
repulsiva. Ma incontenibile. E perché? Perché attua una sintesi unica,
non altrove riproducibile — né in luoghi, né in altre persone —, tra le
due dimensioni, fondamentali, del sacro e del potere. E non parliamo di
preti specificamente cattolici. Intendiamo la categoria del “prete”
come archetipo mentale, presente dappertutto, in ogni religione, così
come nella letteratura, nell’arte, nella sociologia, perfino nelle
battute di osteria.
L’uomo del sacro dunque. Anzi, l’officiante,
l’iniziatore ed il dispensatore di benefici di cui soltanto lui ha la
chiave e detiene il segreto. Dire “il liturgo” sarebbe già entrare in
un terreno più delicato, perché la liturgia è terreno esistenziale
quasi ancora completamente inesplorato.
Ognuno di noi ha i suoi “riti”.
Molto più complicato, se non azzardato, dire che ognuno di noi ha le
sue “liturgie”. Anche perché, essendo la liturgia di per sé libera
celebrazione, diversamente dal compimento di un ufficio rituale,
significherebbe che ognuno di noi è costantemente gioioso perché
libero, o meglio costantemente emozionato, commosso, appassionato. Il
che non pare. Il «verum gaudium», scriveva Seneca, «res severa est»,
dunque è anche “pathos”. Ma, francamente, da che educazione è buona
educazione, le lacrime si nascondono, nessuno sfogo emotivo è concesso.
E in giro si vedono solo cupezza e mestizia. Anche con cravatte rosa
sfavillante.
Dieci anni fa, nella notte tra il 24 e il 25 marzo del 1999, gli aerei
della Nato iniziarono a bombardare il territorio della Serbia. Iniziava
così per i Balcani l’ultimo capitolo di un decennio che aveva visto il
sanguinoso collasso della Federazione jugoslava.
Una guerra, fortemente voluta dall’amministrazione Clinton, dopo il
fallimento dei negoziati di Rambouillet dove, senza troppa convinzione,
le diplomazie occidentali avevano cercato un accordo tra il governo
Serbo e i leader albanesi dell’Uck, l’Esercito di Liberazione del
Kosovo, la cui linea militare aveva preso il sopravvento sulle
politiche non violente di Ibrahim Rugova.
Ogni anno in marzo la Lega italiana per la lotta contro i tumori promuove la cultura dell’alimentazione per la prevenzione delle malattie tumorali. In concomitanza con tale iniziativa, dove l’olio extravergine d’oliva è stato eletto simbolo della sana alimentazione, una lente d’ingrandimento su alcuni aspetti di questo prodotto, dai valori nutrizionali al significato liturgico, dall’esperienza sensoriale dell’assaggio ai prodotti e alle iniziative che hanno reso l’olio extravergine d’oliva locale noto anche oltre i confini della nostra provincia. Nello speciale dossier, articoli ed interviste sul tema.
La “questione acqua” è estremamente delicata, e a ragione viene
considerata una delle emergenze del pianeta, dal momento che ancora
oggi un miliardo e cento milioni di persone non hanno accesso facile
all’acqua potabile. Di fronte a tale situazione, tuttavia, si risponde
in modo disordinato e scoordinato, senza disporre di strumenti efficaci
per programmare interventi che consentano di gestire la risorsa acqua
in modo adeguato.
Non fa eccezione il quinto World Water forum sul tema “Colmare i divari di acqua” che si è
tenuto a Istanbul (Turchia) dal 16 al 22 marzo, promosso da soggetti
diversi proprio per parlare di tali problematiche: si tratta però di un
meeting e non di un’istituzione capace di decisioni. Al Forum erano
presenti più di 3000 organizzazioni e 20 mila esperti. A Istanbul
l’Italia era rappresentata da una delegazione della Farnesina guidata
dal ministro plenipotenziario Giorgio Sfara.