Da poco usciti dal seminario, per noi preti giovani fu intenso e
significativo il pellegrinaggio, promosso pochi mesi dopo il suo arrivo
in diocesi dal nostro vescovo, al piccolo paesino di Ars: una località
insignificante e sperduta della Francia, abitata nel XIX secolo da
circa 300 persone, divenuta in pochi anni, dall’arrivo, nel 1818, del
“curato” Giovanni Maria Vianney, punto di riferimento spirituale per
migliaia di anime.
Si dice che quell’uomo trascorresse fino a 17 ore al
giorno in confessionale, che sapesse leggere nei cuori come in un
libro, che — sulle orme del buon Pastore — fosse “un focolare di
tenerezza e di misericordia”, attento alla vita del suo gregge, capace
— pur nella sua limitata istruzione — di parlare alla vita di qualsiasi
uomo. Il carisma di quel prete si manifestava nello scomparire talmente
dietro al suo ministero, nell’essere soltanto prete, ministro secondo
il cuore di Dio, a tal punto che la sua persona si confondeva
interamente col dono del sacerdozio.
Non è un caso che il Curato d’Ars,
proprio perché viveva un disperato bisogno di annullarsi di fronte al
dono immeritato che aveva ricevuto, di consumarsi esercitandolo, nel
1929 sarà scelto dalla Chiesa quale patrono di tutti i parroci del
mondo.
Ventiquattro squadre di calcio con giocatori serbi, bosniaci, croati,
sloveni, italiani ed austriaci si sono confrontate, il 13 e 14 giugno,
in un torneo organizzato dall’associazione culturale serba Vuk Karadzic
presso il campo sportivo Domio a San Dorligo della Valle.
La due giorni di partite, che si sono disputate sia sabato che domenica
dalle 10.00 alle 20.00, hanno portato alla vittoria della formazione
“Vardar”, composta da giocatori macedoni che vivono in regione. Al
secondo posto si è classificata “Drina”, una squadra formata per lo più
da serbi e bosniaci che si sono stabiliti in Italia e in Croazia,
mentre il bronzo è andato alla squadra di serbi residenti a Trieste
“Smoljinac”.
Cent’anni fa, il 22 giugno 1909, nasceva a Milano Giuseppe Lazzati, un cristiano autentico animato dal desiderio di costruire, con il contributo di tutti, la Città dell’Uomo, ponendosi a servizio del bene comune con nel cuore lo sviluppo integrale delle persone. Un progetto quanto mai valido oggi, in un tempo di grave emergenza educativa e di sempre più assordante afasia del laicato. Un’eredità da riscoprire, ma ancor prima da far conoscere ai giovani. A Lazzati Vita Nuova dedica uno speciale dossier.
“Donne tra emigrazione ed immigrazione. Cultura e tradizione in
movimento”. È questo il titolo del seminario, organizzato dal Centro
italiano femminile, da Interethnos e dall’Associazione culturale
Zeroquaranta, svoltosi giovedì 11 giugno presso la Scuola per
Interpreti e Traduttori. Una riflessione a porte aperte sull’inversione
di tendenza verificatasi negli ultimi decenni che ha visto, dal netto
prevalere di immigrati uomini, un forte incremento della migrazione
femminile.