«Penso a voi, giovani, alle responsabilità che dovrete assumere nella vita. So che oggi in voi vi sono sogni ed attese. Ed è giusto che sia così. So che misurate le vostre risorse, quelle della mente e quelle del cuore, per orientarvi ad una chiara e consapevole scelta di vita, nella professione e negli affetti. Sento di potervi dire, con la schiettezza di un amico che in voi ripone fiducia: non dimenticate che ciò che siete e le doti che rendono preziosa la vostra esistenza sono un dono di Dio». Con questa parole il nostro vescovo si è rivolto ai giovani della diocesi, riuniti lo scorso fine settimana in una vivace e partecipata Agorà.
«Gesù ci ha insegnato che vi sono due dimensioni di quell’unico amore che raggiunge Dio e abbraccia il prossimo. E la Quaresima che sta per iniziare può essere il tempo privilegiato per viverlo in pienezza. Amare Dio è cercarlo. Con il desiderio di ascoltare la sua parola, di provare intensa la gioia di una sua presenza, di saperci difesi e rassicurati da lui, di cogliere la forza e la tenerezza con cui ci ama». Così scrive il nostro vescovo nel suo messaggio. Per il 2009 la Quaresima di fraternità come sempre propone una raccolta a favore dell'impegno missionario. Nello speciale, informazioni e proposte di meditazione.
Il 21 febbraio, Giornata nazionale del Braille, la sezione provinciale di Trieste dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici) organizza, in collaborazione con l’Istituto regionale Rittmeyer, la prima cena “al buio” della regione Friuli Venezia Giulia. Un evento col quale quest’anno si vuole anche celebrare il duecentenario dalla nascita del francese Louis Braille (1809-1852). Un modo per sensibilizzare cittadini ed istituzioni, invitando a riflettere su cosa si può fare per migliorare ulteriormente i traguardi già raggiunti. Abbiamo raccolto alcuni dati e varie testimonianze.
«Quando la giovinezza smette di ardere, tutto il mondo batte i denti»
scriveva Georges Bernanos. È un’immagine estremamente efficace e quanto
mai valida che ci aiuta a comprendere anche l’interesse della nostra
Chiesa per il mondo giovanile, per le sue domande e le sue fatiche.
L’indagine sulla religiosità dei giovani triestini e l’appuntamento
dello scorso fine settimana alla Stazione marittima, dunque, non sono
semplicemente un punto all’ordine del giorno dell’agenda pastorale, un
percorso nazionale approvato a Roma e atterrato nella nostra come nelle
altre diocesi italiane, ma rappresentano un desiderio autentico di
andare incontro alle necessità odierne, usando la medicina della
misericordia invece di abbracciare le armi del rigore, esponendo più
chiaramente il valore dell’insegnamento piuttosto che condannando,
mostrandosi madre amorevolissima di tutti, benigna e paziente, tanto
per usare le parole con cui Giovanni XXIII si esprimeva aprendo il
Concilio l’11 ottobre 1962.
Parole che non risentono affatto del peso
degli anni e che esprimono lo stile con cui anche lo scorso fine
settimana ci siamo incontrati e abbiamo dialogato.
È trascorso un anno dalla proclamazione d’indipendenza del Kosovo. Il
17 febbraio 2008 il Parlamento di Pristina decretava unilateralmente la
nascita del settimo Stato (più una Provincia autonoma) sorto dalle
ceneri di quella che fu la Yugoslavia di Tito. La popolazione scese in
piazza per festeggiare, illusa di avere a portata di mano un ricco e
prosperoso futuro sostenuto dal denaro di Stati Uniti ed Unione
europea. Oggi la realtà si è dimostrata ben diversa.