Carissimi fratelli e sorelle,
«grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo»
(1Cor 1,3). Chi vi saluta con queste parole di San Paolo è il vostro
vescovo, chiamato dal Signore a mettersi al servizio della santa Chiesa
che è a Trieste, dopo un lungo periodo di ministero sacerdotale ed
episcopale trascorso presso la Conferenza episcopale italiana e la
Santa Sede.
A Sua Eccellenza mons. Eugenio Ravignani, che con tanta dedizione e
passione cristiane ha guidato la diocesi, va il mio e, tramite me, il
vostro sentito ringraziamento. Continuerà a esserci accanto,
accompagnandoci con la sua preghiera e con il suo affetto.
Come potete ben immaginare, vi confesso di sentire che la mia venuta a
Trieste è come un ricominciare, accompagnato da tante trepide attese
per quello che mi aspetta, da tanti timori per le res novae che dovrò
affrontare in una situazione inedita, dai dolorosi distacchi che dovrò
fare con l’allontanarmi da tante persone care, da tanti amici,
soprattutto dai preziosi collaboratori del Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace.
Martedì 7 luglio è stata presentata alla stampa, tra gli altri da mons. Giampaolo Crepaldi, appena nominato vescovo della nostra città, la prima enciclica sociale di Benedetto XVI, la “Caritas in veritate”. Annunciata dal Papa il 29 giugno, ma già attesa da due anni. Nasce infatti come commento e ampliamento della “Populorum progressio” che Paolo VI scrisse nel 1967. C’era per noi a Roma il nostro inviato speciale Andrea Dessardo. Pubblichiamo per i nostri lettori il testo integrale del documento, scaricabile dal sito in formato pdf.