Trieste. Molto problematico quel patrocinio a favore delle “famiglie” omosessuali.

Comune e Provincia hanno dato il patrocinio alla campagna a favore delle “famiglie” omosessuali sui mezzi pubblici. E’ molto spiacevole dover dire che non avrebbero dovuto farlo. Lunedì 17 dicembre alle ore 11, presso il Caffè Teatro Verdi a Trieste c’è stata la conferenza stampa per la campagna “Si va DIRITTI all’amore”, promossa dal Circolo Arcobaleno Arcigay […]

Comune e Provincia hanno dato il patrocinio alla campagna a favore delle “famiglie” omosessuali sui mezzi pubblici. E’ molto spiacevole dover dire che non avrebbero dovuto farlo.

Lunedì 17 dicembre alle ore 11, presso il Caffè Teatro Verdi a Trieste c’è stata la conferenza stampa per la campagna “Si va DIRITTI all’amore”, promossa dal Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste sugli autobus della città e della provincia. Sui mezzi pubblici saremo quindi costretti – bambini compresi – a vedere immagini di vita quotidiana di famiglie omosessuali. La scelta del momento è particolarmente importante: durante il periodo natalizio la famiglia è al centro dei nostri interessi. Lo scopo è di far passare l’idea che tutte le famiglie, comprese quelle omosessuali, sono famiglie. L’articolo 29 della Costituzione, che parla di famiglia fondata sul matrimonio, parlerebbe anche di loro, quindi, dato che non specifica che il matrimonio per essere veramente tale deve essere tra un uomo e una donna. Ha ragione Benigni: la Costituzione italiana è la più bella del mondo, prevede perfino le famiglie omosessuali! Quindi Comune e Provincia sarebbero più che a posto.

Peccato che le cose non stiano così: che la Costituzione su questo punto dovrebbe essere completata con l’espressione “tra un uomo e una donna” (non è quindi la più bella del mondo, qualche neo ce l’ha pure lei), che le relazioni omosessuali non creano vera complementarietà, che i figli trovano il giusto ambiente per la loro crescita solo con mamma e papà e quindi ne hanno il diritto, che il Comune e la Provincia non hanno il compito di patrocinare le campagne dei desideri individuali ma il dovere di confortare i cittadini che la società ha bisogno della famiglia vera e sostenere questa, anche sul piano educativo. Il che nulla avrebbe a che fare con la cosiddetta omofobia.

A dire questo non è solo il Papa. L’ultimo è stato il filosofo francese Roger Scruton: “La nascita, il matrimonio e la morte sono delle fasi metafisiche, in cui non ci sono soltanto gli individui a essere coinvolti, ma l’intera comunità. Per questo l’introduzione del matrimonio gay non è una questione terminologica, ma una decisione che influenza il mondo sociale. Significa degradare il matrimonio da status a contratto, significa che non è più una istituzione sociale ma una mera negoziazione temporanea. Il significato del matrimonio invece è sociale, non individuale, e ogni tentativo di riscriverlo come un accordo fra viventi è la negazione del suo vero significato, ossia di un patto tra i vivi e i non nati”.

Ma due individui dello stesso sesso non possono essere una coppia complementare, magari dei partners ma non una coppia e non possono celebrare un patto tra i vivi e i morti perché non sono naturalmente aperti alla vita. E’ per questo, per proteggere il significato non individuale ma sociale della famiglia che Comune e Provincia non dovevano dare il patrocinio. Peccato che l’abbiano fatto.



8 commenti su “Trieste. Molto problematico quel patrocinio a favore delle “famiglie” omosessuali.

  1. Mario Vidovich ha detto:

    LA COSTITUZIONE PIU BELLA DEL MONDO HA PERMESSO CHE SI FACESSE MORIRE ELUANA.
    MENO MALE CHE C’E’ LA SAPIENZA CRISTIANA E CHI NEL SUO NOME HA IL CORAGGIO DI RIAFFERMARLA.
    GRAZIE STEFANO FONTANA.

    1. Roberto Lillo ha detto:

      Salve, mi chiamo Roberto Lillo e sono, con Giulia Raineri, l’ideatore della campagna “si va DIRITTI all’amore”.
      Tengo a precisare, giusto per chiarire la situazione, di essere eterosessuale e attualmente impegnato da oltre 4 anni con la stessa Giulia Raineri.
      Tuttavia sono fermamente convinto che tutte le famiglie debbano avere pari diritti se come fondamento esiste l’amore.
      Il fatto stesso che lei definisca le “famiglie omosessuali” come, appunto, famiglie, parla da sé. Il messaggio che volevamo veicolare attraverso questa campagna è arrivato e, come è arrivato a Lei, sarà arrivato a tantissimi cittadini. Vorrei far notare come, nella campagna, non venga mai menzionata la parola “famiglia”, eppure tutti hanno capito cosa volevamo comunicare.
      Lei ha la sua opinione su una modifica da apportare alla Costituzione. Sacrosanto. Tuttavia resta la SUA opinione che non è sinonimo di opinione giusta.

      Cari saluti
      Roberto Lillo

      1. Stefano Fontana ha detto:
          Siamo perfettamente d’accordo, caro Lillo, sul punto che la vostra campagna era inequivocabile. Il vostro intento non c’entrava niente con l’omofobia ma aveva lo scopo di far passare l’idea che anche quella omosessuale è una famiglia come le altre. Sul numero di Vita Nuova del prossimo venerdì 11 gennaio, nella pagina delle Lettere, spiego perché, a mio avviso, così non è. E lo faccio solo con argomenti di pura ragione. Vita Nuova è un giornale cattolico e proprio per questo usa la ragione. Certo, è la “mia” opinione, che non vale né perché è mia né perché è un’opinione, ma vale o non vale se è vera o no. Lei dovrebbe assumere o rifiutare la mia opinione non perché “mia” ma perché vera o falsa alla luce del suo ragionamento. Questo si chiama dialogo.
          Quanto alla Costituzione lei ha preso un piccolo abbaglio: mi creda, nessun Costituente, scrivendo gli articoli 29 e 30, pensava agli omosessuali. Per i Costituenti la famiglia era quella tra uomo e donna fondata sul matrimonio.
        1. Roberto Lillo ha detto:

          Gentile Fontana
          L’omofobia affonda le sue radici proprio nel voler rifiutare con ogni mezzo l’uguaglianza tra esseri umani, esattamente come il razzismo e altre forme di discriminazione.
          E’ necessario fare una premessa: io sono ateo e per me la famiglia nasce nel momento in cui tra due persone c’è amore sincero e voglia di stare insieme e, insieme, costruirsi una vita.
          Se invece dobbiamo prendere la concezione di famiglia cattolica ha ragione Lei ma mi permetta di farLe notare che questa concezione è valida solo ed esclusivamente per tutte le persone che condividono il Suo credo.
          Non potete arrogarvi il diritto di decidere cosa è giusto o sbagliato per la totalità della cittadinanza solo in virtù delle vostre convinzioni. Chi segue la Chiesa Cattolica sarà ben felice di seguire le vostre “direttive”. Chi non la segue DEVE essere libero di scegliere, di fare come crede.

          Inoltre, mi spiace, ma non posso accettare che la parola “ragione” venga infilata in un contesto religioso poiché le religioni si fondano sui dogmi e i dogmi sono quanto di più lontano dal ragionamento logico. E’ un ossimoro.

          Lei nomina “argomenti di pura ragione”. Quali sarebbero, per l’esattezza? Quali sono gli “argomenti di pura ragione” per cui due uomini o due donne non possano costituire una famiglia? Su cosa si fondano questi suoi “argomenti di pura ragione”?

          In conclusione, a prescindere da quello che i Costituenti pensavano (e, tuttavia, non credo conoscesse esattamente tutti i loro pensieri), quello che c’è scritto sulla Costituzione resta quello che è. Nessuna specificazione di famiglia come composta esclusivamente da uomo e donna.
          Se veramente i Costituenti avessero voluto introdurre questa clausola sono certo l’avrebbero fatto esattamente come è stato fatto in tutti gli altri articoli della Costituzione.
          Potrei dilungarmi in una discussione in ambito giuridico sulla questione ma non credo sia il caso, andrei eccessivamente fuori tema.

          Cari saluti
          Roberto Lillo

          1. Stefano Fontana ha detto:

            Caro Lillo, la sua visione della fede è piuttosto elementare. Se uno crede allora non adopera la ragione… Non è così. Le assicuro che Sant’Agostino o San Tommaso sapevano usare la ragione. Anche io, nel mio piccolo, adopero la ragione e non vi trovo niente di sconveniente per la mia fede. Se con la ragione esamino una coppia di sposi uomo e donna vedo che naturalmente sono fatti per procreare (a parte poi se di fatto lo possano e vogliano fare o no) e quindi che sono in grado di generare società. Poi vedo anche che sono complementari ossia che non sono uguali ma, appunto, diversi nella complementarietà: si completano e quindi sono aperti. Sono in grado quindi di generare socialità, ossia accoglienza e apertura. Inoltre vedo che, date queste loro caratteristiche, sono l’ambiente adatto per educare dei figli, i cittadini di domani, in moodo completo e umano, senza distorsioni o forzature. Quando poi tutto ciò viene anche pubblicamente confermato da un matrimonio allora ci sono tutti gli elementi per avere non un sentimentale e superficiale rapporto uma “istituzione sociale”, quale la famiglia appunto è. Ecco alcuni degli argomenti “razionali” che lei mi chiede. Ma ce ne sono anche altri …

  2. Bozzola Andrea ha detto:

    Dio ha creato il cielo, la terra e tutte le creature che la abitano, se rinneghi chi è diverso da te sei contro il Signore e il Suo infinito Amore!!

    1. Stefano Fontana ha detto:

      L’amore senza verità non è amore ma egoismo. Dio ha creato il mondo ma non le nostre debolezze. Ci ama, nonostate le nostre debolezze, ma questo non toglie che rimangano debolezze.

  3. Silvio Brachetta ha detto:

    Non condivido l’argomentare di Roberto Lillo.
    In primo luogo, se davvero volessimo difendere l’eguaglianza tra tutti gli uomini – come auspica Lillo – non si comprende perché alcuni dovrebbero avere un padre e una madre, mentre altri no.
    Quanto poi al “decidere cosa è giusto o sbagliato per la totalità della cittadinanza”, è prassi comune e secolare della politica: le leggi si fanno per la totalità dei cittadini sul fondamento di ciò che si reputa giusto o sbagliato. Da sempre. L’arroganza non centra nulla. Con che criterio i legislatori decidono cos’è giusto o sbagliato? Ognuno fonda i propri valori morali su ciò in cui crede e desidera che tali valori abbiano validità e applicazione universale. Questo vale per il cristiano quanto per l’ateo. O dovremmo escludere i cristiani dalla politica perché fondano i valori sulla fede?
    Ma nemmeno questo è vero. Dal Papa in giù, a sostegno dei valori cristiani, nel dialogo con chi cristiano non è (e nell’ambito politico), sono offerti argomenti di ragione in abbondanza. La pubblicistica, nel merito, è sconfinata. A sostegno, ad esempio, della sacralità della vita, Benedetto XVI non insiste a dire, in ambito extra confessionale, che chi abortisce fa arrabbiare Dio (argomento di fede), ma esorta a difendere la vita fin dal suo concepimento (argomento di ragione). Certamente parla di sacralità della vita (fede), ma dichiara anche che l’embrione è un essere umano (ragione). Si può dissentire sul fatto che l’embrione sia un essere umano, ma in una dialettica di ragione, appunto.
    Stesso discorso sull’omosessualità. La Chiesa (laici e chierici) si è espressa massicciamente con argomenti legati alla ragione – criticabili e criticati, ma in ambito razionale. È sufficiente leggere libri e giornali.
    Nessun appiglio, dunque, al dogma quanto all’esprimersi della Chiesa nell’agorà.

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