Comune di Trieste: di male in peggio

La scuola programma e poi chiede l’adesione delle famiglie oppure chiede l’adesione delle famiglie e poi programma? Nell’ormai tristemente famoso modulo predisposto dal Comune il rapporto con le famiglie viene rovesciato.

Quando lo scorso mese mi trovai a segnalare quanto stava accadendo nella scuola di mio figlio, mai avrei pensato che la vicenda svelasse così tanti delicati, e talvolta persino inquietanti, aspetti.

Alla luce di quanto accaduto era lecito aspettarsi una spiegazione plausibile da parte del Comune di Trieste, che invece di rettificare certe scelte più che discutibili, ha cercato di assumere un ruolo di vittima credibile, forse, solo a sé stesso.

La Vicesindaco Fabiana Martini, che inspiegabilmente sembra aver preso la questione persino sul personale inviando repliche in ambiti pubblici ed anche privati, ha risposto alle mie considerazioni di genitore, colpevole solo di voler mantenere il diritto di prelazione sull’educazione di mio figlio, con un elenco di punti da me dettagliatamente smentiti nella controreplica pubblicata sulla versione online lo scorso 10 marzo e successivamente sul numero cartaceo di Vita Nuova.

A questo punto il Comune, o la Vicesindaco, avrebbe potuto anche ascoltare quelle, che non erano soltanto mie, richieste di chiarimento.

Invece il silenzio totale e la negazione di tutte le mie osservazioni.

Non entro in ulteriori dettagli e mi limito a notare soltanto che, se avessi detto baggianate, il Comune non sarebbe corso ai ripari fermando provvisoriamente il progetto per preparare un modulo di richiesta autorizzazione ai genitori per somministrare questo “ludico” momento ai bambini, così come va evidenziata la protesta di molti genitori che ha portato al ritiro di 9 schede su 11 del gioco stesso.

Allora avevo ragione quando affermavo che il “gioco” tratta materie eticamente sensibili.

Sarebbe andato tutto bene se la cosa si fosse fermata lì, ma quando uno cerca rifugio dalla pioggia mettendosi in testa uno scolapasta inevitabilmente si bagna.

Quando l’altro giorno la scuola mi ha consegnato il modulo per l’autorizzazione a far partecipare mio figlio al progetto extra curriculare, non volevo credere ai miei occhi: non c’era un’opzione “autorizzo” e “non autorizzo”, non c’era la proposta di attività alternativa, mancavano le informazioni che invece sarebbero dovute esserci; nessun accenno agli orari dell’attività, anzi, addirittura la pretesa che sia il genitore a farsi carico di informarsi su questi.

Dopo tutto quanto è stato discusso in queste settimane, come genitore mi sarei aspettato qualcosa di più; qualcosa di più dal punto di vista di organizzazione, qualcosa di più dal punto di vista di trasparenza e di rispetto nel rapporto con i genitori, che fino ad oggi hanno sempre avuto fiducia nella Pubblica Istituzione.

A prescindere che non è il proprio figlio a dover venir autorizzato a partecipare a tale “gioco”, bensì che è la scuola a dover ricevere l’autorizzazione a condividere lo stesso con proprio figlio, e questa è una grande differenza, mi ha lasciato basito la spiegazione ricevuta alla richiesta di come avrei dovuto esprimere la mia contrarietà; a tale domanda mi è stato risposto che bastava mettere a penna un “NON” davanti alla parola “AUTORIZZO”. Non è colpa mia se io, e più passa il tempo più mi accorgo di non essere il solo, sono stato portato a non fidarmi più: è legale apporre a penna una modifica ad un modello prestampato emesso da un Ente Pubblico? Ha valore questo? E quindi, in alternativa, cosa fare? Essendo richiesta la firma solo per autorizzare, avrei potuto ritirare il foglio e poi tenermelo. Ma se poi qualcuno magari ricorre all’idea del silenzio assenso?

No, mi dispiace, così non va!

Ancora una volta una coppia di genitori si sono visti costretti a dover ricorrere ad una Raccomandata, alla quale sono certi riceveranno risposta, per poter veder rispettato con certezza il loro diritto all’educazione del proprio figlio e per poter sapere quale attività alternativa sia prevista, quali strumenti per la somministrazione della stessa, tramite quali operatori ed in che orari.

I bambini avrebbero diritto alla tranquilità, lo stesso diritto che spetterebbe anche ai genitori.

Mi sembra invece che il Comune di questi se ne faccia spallucce, non solo ignorando più che legittime richieste di chiarimenti e di trasparenza, ma assumendo atteggiamenti che talvolta appaiono persino arroganti.

Tutto questo non è bello e sempre più genitori se ne stanno accorgendo.

E prima o poi se ne accorgerà anche la Pubblica Amministrazione.



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