“Come fratello e sorella”, vita e dottrina si abbracciano

Una scelta difficile in un cammino di fede travagliato, ma pieno di grazia: la testimonianza di una coppia che ha affrontato il lungo percorso della nullità di matrimonio precedente vivendo da fratello e sorella per 13 anni. E ha trovato Gesù, sommo bene. La prova che la vita vera conferma la dottrina e non la […]

Una scelta difficile in un cammino di fede travagliato, ma pieno di grazia: la testimonianza di una coppia che ha affrontato il lungo percorso della nullità di matrimonio precedente vivendo da fratello e sorella per 13 anni. E ha trovato Gesù, sommo bene. La prova che la vita vera conferma la dottrina e non la influenza.
Amore, castità, comunione. Questa testimonianza di una lettrice della Nuova BQ mostra chiaramente che tutto è possibile a Dio. Anche vivere da fratello e sorella in vista di un bene più grande.

Vorrei testimoniare quanto è buono il Signore con noi. Egli vuole salvarci dai veri pericoli di cui noi spesso non siamo consapevoli perché “né morte, né vita, (…) potranno separarci dall’amore di Dio che è Cristo Gesù” (Romani 838,39). Scrivo anche a nome di mio marito Francesco. Quando ho conosciuto Francesco sapevo che era divorziato, ma ci innamorammo! Quando decidemmo di sposarci ci informammo circa la possibilità di chiedere la nullità del suo precedente matrimonio. Ci proposero di dichiarare che il suo matrimonio era stato contratto con l’intenzione tacita di non avere figli, cosa non vera, ma sapevamo che, se era possibile ingannare gli uomini, non lo era con Dio. Decidemmo dunque di continuare la nostra vita mettendo il Signore “nel cassetto”.
Quanto mi fa male ora dire questo, ma credevamo in “un Signore” che non doveva entrare in ogni ambito della nostra vita. Frequentavamo la santa messa senza però accedere ai sacramenti. Questo però non è Gesù! Ci sposammo in comune e dopo tre anni nacque il nostro primo figlio; ma le cose tra noi non andavano bene, soprattutto per pressioni esterne. Ricordo di essermi proposta di andare avanti comunque in questo matrimonio per il bene del bambino, nonostante le sofferenze quotidiane. Pensavo tra me che sono tante le mamme che vivono solo per il bene dei propri figli. Questo è stato solo un mio pensiero, ma il Signore sentì il mio urlo silenzioso, anche se non era rivolto a Lui.
Poco tempo dopo questa mia decisione conoscemmo una signora semplice, ma con una grande fede. Inaspettatamente lei ci disse “la Mamma del cielo vi porta in braccio” e queste poche parole furono un fulmine di luce che ci hanno penetrato nel profondo. Da allora iniziammo a percepire la bellezza della Mamma Celeste prima, e di Gesù in seguito. Io mi sentii, da allora, figlia, amata di un Amore personale e gratuito, cercata senza che avessi chiesto aiuto, avvolta di tenerezza. Piano piano ci si schiudeva davanti un percorso che ci fece conoscere la pace, la bellezza e la tenerezza di Dio. Nel frattempo iniziammo le pratiche per la nullità del matrimonio di Francesco, restando nella verità.
Stavamo così bene, ci sembrava di volare! Ma non poter ricevere la Santa Comunione ora ci mancava molto. Con molta pazienza i fratelli della comunità che frequentavamo ci fecero capire che la nostra era una situazione “non in grazia di Dio”. È vero che già lo sapevamo, ma vi assicuro che il mondo annebbia la vista talmente con il solito “basta volersi bene…” che non si percepisce più il peccato. Ma il Signore ha per tutti noi una via di salvezza. Cominciammo ad andare a sentire vari sacerdoti per avere una sorta di “dispensa” per la Comunione, cercavamo una scappatoia!
Finché la grazia di Dio fece incontrare un frate che ci propose LA CASTITÀ, cioè vivere come fratello e sorella, crescendo i nostri figli. Ci disse che ciò era possibile per la grazia di Dio. Io allora aspettavo il secondo bambino. La proposta non ci entusiasmò per niente. Fino a quel momento il Signore lo sentivamo vicino, ma ora c’era un grande silenzio, il silenzio del rispetto della nostra libertà.
Pensammo di aspettare la nullità del matrimonio, la Chiesa pretendeva troppo e chiedeva un sacrificio impossibile! Per le nostre forze questo era irrealizzabile, eravamo giovani e innamorati e non riuscivamo ad accettare questo sacrificio umanamente impraticabile. Il Signore però non chiede mai niente senza darci la grazia per poterlo fare, inoltre vuole essere messo sempre al primo posto. Pregammo e, prendendoci per mano, decidemmo di fidarci di Dio e di vivere come fratello e sorella.
Avevamo sentito che le cause alla Sacra Rota erano state velocizzate e questo ci incoraggiava. Accedere ai sacramenti era la nostra forza, Gesù era la vera pace, le divergenze tra noi si dissolsero, niente era cambiato all’esterno, ma noi avevamo un’armonia mai provata. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Filippesi 4,13) Il Signore aveva fatto di noi una famiglia, questo perché eravamo nella Sua volontà. Lui ci aveva resi forti come soldati in battaglia, ciò che sembrava una montagna invalicabile era solo un piccolo ostacolo, perché Lui era ed è la nostra forza.
Dove c’è l’abbondanza della grazia di Dio non mancano comunque le prove e le tentazioni da superare, soprattutto con la preghiera. Il tempo passava e purtroppo dopo molti anni il tribunale dichiarò la “non nullità” del matrimonio. Un’improvvisa doccia fredda! Ci sentimmo abbandonati! Perché il Signore tanto tenero ci aveva indicato un cammino per poi negarci una soluzione? La mia delusione era più verso di Lui che verso i giudici. “Abbandoni Tu tua figlia dopo averla condotta per mano?” Riuscii solo a chiedere aiuto alla Madonna, “prega tu per me, io non riesco nemmeno a dire un Padre Nostro”.
La preghiera di tanti fratelli ci accompagnava e, dopo circa tre giorni, cominciammo a risollevarci. Solo in seguito sapemmo che era possibile proseguire la causa di nullità. La nostra attesa non è stata di un anno, ma di ben tredici anni. La sentenza di nullità fu emessa nel giorno del compleanno di mio marito: un regalo. Quando arrivò eravamo certamente contenti, ma sorprendentemente non era più così importante, il nostro percorso ci ha fatto capire che ciò che era importante lo avevamo già: il tesoro è Gesù, non quello che può darci.
Prima cercavamo il suo braccio potente, ma è Gesù il nostro sommo bene. Ci sposammo finalmente in chiesa, accompagnati dai figli ormai cresciuti e con i fratelli che avevano pregato attorno a noi, con grande gioia. Abbiamo sperimentato che il Matrimonio Cristiano è vera unione, ci sentivamo in armonia prima, ma dopo, tutto si è perfezionato, “così non sono più due, ma una carne sola” (Marco 10,8).
Il Suo progetto era più grande del nostro! Per quanto possa essere fuori strada il nostro cammino Lui ha sempre un progetto di salvezza, come il navigatore satellitare (perdonate il paragone) Lui conosce la meta e trova sempre una strada per raggiungerla. “Vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita” (Salmo 139,24). Lui ci ha presi “per fame”, la fame di Gesù Eucarestia, vero Cibo. Grazie Gesù!! Mi chiedo in questa storia quanto ci sia di nostro: Lui ci ha cercati per primo, Lui ci ha amati per primo, Lui ci ha attirati e corteggiati, Lui ci ha illuminato il cammino, Lui ci ha dato la forza. Da parte nostra solo un piccolo sì, detto con voce molto flebile.
Patrizia
Fonte: http://www.lanuovabq.it



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