Comanda la legge o comandano i giudici?

Nel numero di Vita Nuova di venerdì 11 ottobre commenteremo la sentenza del giudice triestino  relativa alla coppia attempata che ha ottenuto di tenere il bambino concepito in provetta all’estero. Non entro qui nel merito della questione, di cui si occuperà Marco Gabrielli. Faccio solo notare una inquiestante situazione generale.  Le sentenze dei giudici sono […]

Nel numero di Vita Nuova di venerdì 11 ottobre commenteremo la sentenza del giudice triestino  relativa alla coppia attempata che ha ottenuto di tenere il bambino concepito in provetta all’estero. Non entro qui nel merito della questione, di cui si occuperà Marco Gabrielli. Faccio solo notare una inquiestante situazione generale.

 Le sentenze dei giudici sono diventate oggi uno strumento politico, culturale e ideologico. Con una sentenza si può aprire una nuova strada, segnare un precedente, influire sull’opinione pubblica, creare mentalità e cultura di un certo tipo. In Italia la legge 40 sulla fecondazione assistita è stata letteralmente fatta a pezzi dalle sentenze dei giudici che, in fase giurisprudenziale, hanno eliminato i paletti che la legge poneva ad una fecondazione assistita senza limiti. E’ stato il caso, per esempio, di un giudice del tribunale di Cagliari (Italia) che nel novembre 2012 ha stabilito il diritto di una coppia alla diagnosi pre-impianto, contro la legge. La legge italiana è una delle poche al mondo che vieta la diagnosi preimpianto che, si sa, viene fatta allo scopo di eliminare embrioni “difettosi”. L’argomentazione della sentenza è stata la seguente: se si può abortire un feto malato, perché proibire di saperlo prima così da evitare di impiantarlo? Comunque durante la gravidanza la madre può rifiutarlo! Il giudice si è fatto qui espressione della cultura della irrilevanza della dignità personale dell’embrione, che viene considerato materiale a disposizione per l’espletamento delle tecniche via via sempre più specializzate e raffinate, al fine di realizzare tutto ciò che la “domanda” del mercato esige. Così facendo, il giudice ha modificato di fatto la legge 40, ha messo in atto un percorso di ricorso alla Corte costituzionale con la possibilità che la Corte  dichiari incostituzionali parti della legge e ha implementato una mentalità che alimenta le rivendicazioni omosessuali al matrimonio e all’adozione.

Casi di questo genere si moltiplicano e anche il caso triestino rientra in questa categoria. Però ci chiediamo: i giudici dovrebbero applicare le leggi e non stravolgerle per farne di nuove. Non sono loro il potere legislativo.

 



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