Colonialismo pro morte in Africa: le donne dicono “Basta!”

All’Africa vengono forniti aiuti economici in cambio di sottomissione ideologica. Le organizzazioni che sostengono la cultura della morte vogliono, di fatto, comprarsi il consenso delle popolazioni povere, offrendo loro aiuti allo sviluppo. È quello che afferma InTerris in un suo articolo, mostrando come il popolo africano sia ormai stanco di essere calpestato dalle gravose ingerenze […]

All’Africa vengono forniti aiuti economici in cambio di sottomissione ideologica. Le organizzazioni che sostengono la cultura della morte vogliono, di fatto, comprarsi il consenso delle popolazioni povere, offrendo loro aiuti allo sviluppo.
È quello che afferma InTerris in un suo articolo, mostrando come il popolo africano sia ormai stanco di essere calpestato dalle gravose ingerenze di questa nuova forma di colonialismo. Ma questa volta, a differenza di quanto molti si sarebbero aspettati, a parlare sono state proprio le donne.
Lo scorso 19 marzo, infatti, la nigeriana Obianuju Ekeocha, fondatrice di Culture of Life Africa, e altre quattro ragazze keniane hanno preso parte ad un dibattito all’Onu sulla promozione dello sviluppo integrale delle donne e delle ragazze di zone rurali dell’Africa.
In quell’occasione, hanno avuto modo di denunciare come gli aiuti provenienti dalle organizzazioni pro morte non siano affatto disinteressati e di come queste ultime desiderino, attraverso essi, tenere in pugno i Paesi più poveri.
Come avevamo già mostrato, più volte i popoli africani, sterilizzati proditoriamente, hanno subìto ricatti affinché accettassero contraccezione, aborto, omosessualismo e ideologia gender, propagandati dal potere delle lobby Lgbt e pro aborto.
Ora Akech Aimba, consulente post-aborto in Kenia, definisce «bullismo ideologico» il comportamento delle organizzazioni occidentali che spronano i medici di Nairobi a praticare aborti «per ottenere denaro facile» e spingono la popolazione ad una sessualità irresponsabile, mediante la distribuzione di preservativi e contraccettivi.
Ed anche l’avvocato Joy Brenda Mdivo ha dato il suo contributo, spiegando come l’educazione sessuale proposta ai giovani sia tale da indurli ad allontanarsi dalle famiglie e fare più esperienze sessuali possibili. In tal modo, all’arrivo di gravidanze indesiderate, si rivolgeranno subito alle cliniche della morte per abortire i loro figli.
Ma, afferma la Ekeocha, gli africani «credono che l’aborto rappresenti la distruzione diretta della vita umana» e vogliono assolutamente mettere un freno al dilagare incessante della cultura della morte, che li sta travolgendo.
di Luca Scalise
Fonte: https://www.notizieprovita.it



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